Giudiziaria Catania

Bimba morta in ambulanza per Ragusa, anestesisti: Situazione compromessa

I due sanitari erano stati chiamati dalla casa di cura Gibino, in cui era nata la piccola, per fronteggiare l'emergenza. I due professionisti in una prima fase erano stati indagati

Catania - La deposizione di due anestesisti, che su richiesta dalla casa di cura erano intervenuti per fare fronte all’emergenza ha caratterizzato l’udienza del processo per la morte di Nicole Di Pietro dalla clinica Gibiino di Catania all’ospedale di Ragusa, dove è giunta senza vita, morta alcune ore dopo la nascita, il 12 febbraio 2015. I due professionisti nella prima fase dell’inchiesta erano stati indagati, come atto dovuto, ma la loro posizione è stata archiviata su richiesta della stessa Procura. Hanno confermato che al loro arrivo la posizione della neonata era già compromessa, ma senza essere in grado di attribuire la causa e il momento in cui era scattata la crisi. Hanno anche confermato il contenuto di alcune conversazioni telefoniche, che era dello stesso tenore, intercettate quando erano ancora indagati. E' stato anche sentito un infermiere sulle dotazioni della sala parto. Il processo è stato aggiornato al prossimo 12 febbraio con la deposizione del medico legale Giuseppe Ragazzi, che ha eseguito l’autopsia.

Il processo si celebra davanti alla prima sezione penale del Tribunale monocratico, presieduta da Giuseppina Montuori. Imputati sono la ginecologa Maria Ausilia Palermo, difesa dall’avvocato Paolo Spanti, il neonatologo Antonio Di Pasquale, rappresentato dal penalista Walter Rapisarda, e l’anestesista Giovanni Gibiino, difeso dall’avocato Piero Granata, indagati per omicidio colposo; l’ostetrica Valentina Spanò difesa dall’ avvocato Carmelo Peluso, per false attestazioni. Nel procedimento sono otto le parti civili ammesse: i genitori, i nonni materni e paterni, l’assessorato regionale alla Sanità e la casa di cura. I legali dei familiari di Nicole, gli avvocati Michele Ragonese e Mary Chiaromonte, hanno citato in giudizio la clinica, così la casa di cura, assistita dal penalista Tommaso Tamburino, è presente nel procedimento con un doppio ruolo: di parte lesa e parte civile. Le indagini della squadra mobile della Questura e della sezione Polizia giudiziaria della Procura sono state coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Alessandra Tasciotti e Angelo Brugaletta.

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