Giudiziaria Reggio Calabria

Una lettera di Calabrò conferma: i carabinieri uccisi da una strategia

Processo a Reggio sulle stragi della 'ndrangheta

Reggio Calabria - Una lettera confessione in cui il killer Giuseppe Calabrò dichiara che gli fu detto di "fare come in Sicilia" confermerebbe una precisa strategia stragista alla base dell'omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo. È quanto emerge dall’udienza del processo alla 'ndrangheta stragista che ha visto sfilare sul banco dei testimoni due ufficiali di polizia giudiziaria. Il primo è Riccardo Giardini, il quale ha riferito su una confidenza ricevuta da un detenuto e prontamente girata per competenza agli organi inquirenti. Giuseppe Calabrò e Gianluca Goglino si trovano nel carcere di Ferrara.  diventano amici e il killer chiede aiuto al co-detenuto per la stesura di una lettera da indirizzare all'allora procuratore capo della Dda, Pietro Grasso. A Goglino il compito di rivedere la bozza, dal punto di vista grammaticale.

Successivamente, Goglino diventa un confidente, di quelli le cui dichiarazioni vengono sempre riscontrate. Goglino, nel correggere la lettera, si accorge di quanto quel testo sia importante. E così decide di scrivere lui una missiva al maresciallo, in cui lo avvisa di quanto sta avvenendo. La missiva di Goglino coglie nel segno, mentre la lettera che Calabrò scrisse a Pietro Grasso rimase lettera morta, fu rinvenuta successivamente sul personal computer in uso all’area pedagogica del carcere di Ferrara, a cui avevano accesso solo tre detenuti.

All’interno di una cartella nascosta, gli uomini della polizia penitenziaria ritrovarono il file indicato. Era stato proprio Goglino ad informarli.
Cosa c’era scritto in questa lettera dattiloscritta? Calabrò in questa missiva passa in rassegna i tre episodi ai danni dei carabinieri e la conclusione è semplice: "Essi mi furono deliberatamente ordinati. Una parola mi fu detta: dobbiamo fare come fa la mafia siciliana". Per Calabrò, Spatuzza ha ragione: per gli agguati ai carabinieri e la strage di Palermo vi è "un’unica matrice mafiosa".