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Trivellazioni più facili: una modifica di Renzi per bypassare le Regioni

Una modifica ad una norma del 1990

Una norma rimasta nascosta nelle pieghe del decreto legislavito 127 del 30 giugno 2016 e che è stata scoperta soltanto ora dal costituzionalista Enzo Di Salvatore, padre dei quesiti referendari, denunciata dal movimento No Triv di Taranto e ripresa anche dal Fatto Quotidiano. Stiamo parlando di petrolio e trilvelle e di un atto che sarebbe stato messo in pratica dal governo Renzi per svuotare la proposta referendaria sulle trivelle del 2016. In barba ai quesiti referendari, sarebbe stata semplicemente modificafa una norma del 1990 che permetterebbe di bypassare le Regioni circa i progetti di trivellazione e di ricerca di petrolio e gas. Una modifica passata, ovviamente, sotto silenzio.

Quel cambio di regole ha permesso al Governo Gentiloni di approvare, il 22 dicembre scorso, una delibera che consente la prosecuzione dell’iter dell’istanza di autorizzazione per adeguare le strutture logistiche alla raffineria Eni a Taranto nonostante l’opposizione della Regione Puglia. In Parlamento pare che nessuno se ne sia accorto, ma ora la faccenda è stata denunciata dal  Coordinamento nazionale No Triv, secondo cui quella norma “tradisce l’accordo con le dieci Regioni interessate ed è anticostituzionale”. Naturalmente questa normativa non riguarda solo la Puglia, ma tutte le 10 Regioni italiane interessate dalle trivellazioni, compresa la Sicilia.
Secondo Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv, quella norma tradisce milioni di italiani e cancella una delle principali conquiste delle Regioni ottenute con la previsione, in Legge di Stabilità 2016, dell’obbligo del raggiungimento di un’intesa in senso ‘forte’ tra Stato e Regioni ai fini dell’approvazione di progetti petroliferi”.

Bisogna capire che per il referendum anti-trivelle del 2016, alcuni quesiti referendari erano stati assorbiti nella legge di Stabilità attraverso un maxi emendamento presentato dal Governo. Tra quelli usciti dal referendum perché coperti da maxi emendamento alla legge di Stabilità c’era quello che garantiva alle dieci Regioni interessate che ogni volta che si fosse trattato di realizzare un progetto di tipo energetico il Governo avrebbe dovuto trattare con loro e conseguire un’intesa in senso ‘forte’, così come più volte ha richiesto la Corte costituzionale con la sua giurisprudenza. Successivamente, però, arriva un "giochetto di prestigio": è stata modificata la legge 241 del 1990 e, in particolare, l’articolo 14 quarter, ovvero la norma che garantiva che quando ci fosse stato uno stallo nel rilascio dell’intesa, l’esecutivo avrebbero dovuto cercare una trattativa accordando un certo termine alle Regioni, scaduto il quale avrebbe dovuto ritirare la proposta e chiamare a sé il presidente della Regione per concertare una soluzione politica.

Secondo il coordinamento NO Triv ciò comporta che da un anno e mezzo a questa parte tutti i progetti che riguardano gas e petrolio possono essere approvati e resi cantierabili in tempi rapidi, così come richiesto dalle società del settore Oil&Gas. Il Governo Renzi ha fatto sì che lo Stato potesse superare facilmente l’opposizione delle Regioni convertendo l’intesa in senso “forte” in una intesa in senso “debole”. D’ora in poi, per autorizzare la ricerca, l’estrazione, il trasporto e lo stoccaggio di idrocarburi, lo Stato avrà sostanzialmente mano libera. Secondo illustri giuristi, questa norma sarebbe anticostituzionale.