Giudiziaria Palermo e Reggio Calabria

E' Stato la Mafia. 'Ndrangheta e Cosa Nostra unite nelle stragi del '93

La requisitoria del Pm Di Matteo parla chiaro

Palermo - Cosa Nostra siciliana e 'ndrangheta calabrese unite nella strategia stragista. La requisitoria dei Pm di Palermo e le conseguenti richieste di pena per gli imputati ha chiuso un importante capitolo del processo sulla trattativa Stato-Mafia che si celebra a Palermo. I sostituti procuratori nazionali antimafia, Antonino Di Matteo e Francesco Del Bene si sono congedati di fronte alla Corte d’Assise formata dal presidente Alfredo Montalto, dal giudice a latere Stefania Brambille e dai giudici popolari. Oggi, abbiamo riscontri e fatti che dimostrano come nel caso della strategia stragista Cosa Nostra ricattò lo Stato con la complicità di alcuni uomini dello Stato. 210 udienze, quasi del tutto ignorate dalle istituzioni e dai media, che hanno preferito chiudere gli occhi dinanzi a un processo che possiamo definire storico, vista anche la portata dei testimoni illustri che hanno rilasciato dichiarazioni più o meno inquietanti e oscure.

La requisitoria dei pm rappresenta una sintesi perfetta di quanto avvenuto nei primi anni Novanta, in quel momento storico che ha segnato, a colpi di bombe, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Ci sono documenti, testimonianze di collaboratori di giustizia, di investigatori, di rappresentanti delle istituzioni, intercettazioni che offrono informazioni preziose per ricostruire i fatti del tempo.
Alle dichiarazioni attendibili di collaboratori di giustizia come Gaspare Spatuzza o Giovanni Brusca (quest’ultimo anche imputato) si aggiungono quelle di Claudio Martelli a Luciano Violante, passando per la dottoressa Liliana Ferraro. La la lista dei testimoni eccellenti che tra “non ricordo” e mezze verità hanno comunque fornito dei piccoli tasselli del puzzle è piuttosto lunga. L'ex ministro Martelli per la prima volta in aula ha accusato la massoneria e la mafia di essere stati i complottisti della sua defenestrazione al ministero della Giustizia.

Clamorose anche le deposizioni dell'ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che contrariamente a quanto aveva inizialmente asserito (aveva inviato una lettera in cui diceva di non aver nulla da dichiarare), ha dichiarato che le bombe del ’92 e ’93 furono un “aut-aut” allo Stato, un “ricatto a scopo destabilizzante di tutto il sistema”. Altrettanto importante la testimonianza dell’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, ex capo del Cesis, che ha parlato delle indagini compiute assieme ad un suo analista sulle continue rivendicazioni della “Falange Armata”, strana sigla usata ad intermittenza per rivendicare stragi ed omicidi eccellenti. Dalle indagini, sovrapponendo due cartine, emergeva come i luoghi da dove partivano le telefonate erano le medesime delle sedi periferiche del Sismi, i nostri servizi segreti.

Ma ciò che a livello processuale ha segnato un punto di svolta è anche il quadro emerso circa la 'ndrangheta calabrese: a Reggio, è attualmente in corso un altro processo sulla ‘Ndrangheta stragista, condotto dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, dove gli imputati sono Rocco Santo Filippone, ritenuto vicino alla cosca Piromalli e l'ergastolano boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Un processo sugli attentati ai carabinieri in Calabria, tra il ‘93 e il ‘94, con gli omicidi, il 18 gennaio 1994, degli appuntati scelti Vincenzo Garofalo ed Antonino Fava. Secondo l’accusa quegli attentati rientravano pienamente nel disegno stragista di Cosa nostra a cui anche la potenti famiglie di ‘Ndrangheta, seppur non nella loro totalità, avevano preso parte.

Per anni si è detto che l’organizzazione criminale calabrese era stata contraria alle stragi ma grazie alle indagini ed alle dichiarazioni di diversi pentiti è emersa una nuova verità.
Il processo calabrese è iniziato da pochi mesi ma già ci sono state testimonianze importanti come quelle del collaboratore di giustizia Consolato Villani oppure quella dell’agente della Dia, Michelangelo Di Stefano, che nelle ultime udienze ha evidenziato i rapporti tra la ‘Ndrangheta ed il potere ripercorrendo le indagini compiute sull’eversione nera, movimenti separatisti meridionali, P2 e stragi.
 

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