Cultura Scicli

Un carmelitano sciclitano contro l’Inquisizione: Fra Matteo Lavoratore

Il sospetto di un’eventuale adesione di fra Matteo Lavoratore alla Riforma fu la vera ragione per la quale il monaco carmelitano fu perseguitato e recluso.

Scicli - Nella seconda metà del Cinquecento, esattamente nel 1565, fra Matteo Lavoratore, monaco carmelitano del Carmelo di Scicli, fu sottoposto a un lungo processo intentatogli dal Santo Officio.
Un uomo di santa vita fu fra Matteo, nato a Scicli intorno al 1525.
Fu anche una persona molto umile e molto semplice, dotata di grande equilibrio e senso pratico.
La sua formazione teologica, di prim’ordine, fu senz’altro superiore alla cultura degli Inquisitori che lo interrogarono e lo tennero per un tempo sotto scacco.
L’Europa era agitata dal dibattito sulla giustificazione, scatenato dalla Riforma luterana.
Il sospetto di un’eventuale adesione di fra Matteo Lavoratore alla Riforma fu la vera ragione per la quale il monaco carmelitano fu perseguitato e recluso.
Di fronte, però, alla sua sapienza ogni tentativo degli inquisitori di confonderlo per poterlo accusare di eresia fallì miseramente.
Fra Matteo fu reintegrato nel suo ministero dal quale cautelativamente era stato sospeso. Anche se dovette sempre vivere in un regime di libertà vigilata.
La vicenda di Fra Matteo Lavoratore dimostra l’eccellente livello del dibattito culturale e religioso a Scicli nel Cinquecento, contraddicendo a vecchi stereotipi che hanno sempre voluto e pensato la città come un centro isolato alla periferia dell’impero.
La qualità e la dottrina del monaco sciclitano smentiscono tale illazione.
Il processo è stato da me ritrovato fra i fondi dell’Archivio Storico Nazionale di Madrid.
L’articolo che lo descrive è apparso in forma cartacea nella rivista trimestrale “Incontri. La Sicilia e l’altrove.” n. 22 gennaio-marzo 2018.

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