Attualità Scicli

Scicli e i giovani idioti

Palazzo Beneventano deturpato dai vandali

Scicli - Sono stato sempre molto indulgente con i giovani. Quelli miei contemporanei e tutti gli altri che lo sono stati dopo di me.
Ma l’indulgenza – ho scoperto- deve avere un suo limite come tutte le cose.
Ricordo gli anni dell’Università (si era nel 1967/68), le interminabili lotte tra Sinistra e Destra, gli affollatissimi cortei in Via Etnea a Catania, le risse e i tafferugli in piazza Università. Da uno di quei combattimenti con spranghe e catene di ferro mi salvò miracolosamente un mio amato compagno d’infanzia che purtroppo oggi non è più tra noi.
In quegli anni così agitati e difficili gli slogan politici sui muri della città e sulle pareti dell’Università si sprecavano. Frasi minacciose scritte in vernice rossa dagli attivisti di Sinistra e frasi altrettanto minacciose scritte in vernice nera dagli attivisti di Destra.
Quando vedevo sul far della notte partire dalla mia facoltà occupata i colleghi con bidoncini di vernice e pennelli mi chiedevo a che cosa fosse servita quell’inutile imbrattatura dei muri, quando già i cori durante il giorno e nelle assemblee erano talmente alti e forti.
Poi vennero le bombolette spray a sbrigliare la fantasia delle generazioni giovanili successive che, nel tramonto delle ideologie, in cerca di nuove emozioni, sentivano ormai solo il bisogno di marcare il luogo come i cani fanno con l’urina.
Venendo a mancare i motivi più nobili offerti dalla politica, la noia lentamente si è impadronita dei giovani, anno dopo anno, fino a anestetizzare le loro coscienze in cerca di diversivi solitari o collettivi.
Evidentemente qualcosa nella mia generazione non ha funzionato per ritrovarsi con figli tanto alienati e stupidi da distruggere o imbrattare la propria casa quasi per un senso di ribellione frustrata che il troppo denaro in tasca e la filosofia buonista dei genitori hanno in loro scatenato.
Una liberazione, la loro, espressa attraverso il vandalismo della memoria nel segreto appagamento di un ego malato, sintomo di una lucida follia repressa che trova nel vile anonimato il gusto sacrilego della trasgressione.
È ovvio che non tutti i giovani della Città sono colpevoli o colpevolizzabili. Come è fuori discussione che le persone attempate e mature non vanno di notte a rompere vetri antiproiettili, targhe di marmo, a scassinare chiese rupestri o imbrattare monumenti.
È vero, allora, che, esistendo parecchie mele marce, nessuno ha mai avuto il coraggio di svergognarle pubblicamente, di additarle al pubblico ludibrio perché potessero in futuro correggere le proprie manie e perversioni.
Molta colpa, secondo il mio modesto parere, è da attribuire in parte alla Scuola che non ha educato abbastanza e in parte ai genitori che, pur sapendo e/o notando comportamenti anomali nei figli, non hanno avuto il coraggio di denunciarli all’Autorità Giudiziaria, continuando con un’ingiustificabile omertà a far loro del danno.
Il Duomo di San Matteo, la Chiesa rupestre del Calvario, la targa dell’UNESCO, ora Palazzo Beneventano, tutti obiettivi inermi e di altissimo valore culturale che l’incultura dei vandali idioti ha preso di mira per dichiarare una guerra subdola alla Città per un intimo bisogno di negare la loro stessa storia.
Voglio sperare che domani i padri degli autori dei misfatti possano accompagnare i propri figli, tirandoli per gli orecchi, alla Tenenza dei Carabinieri perché imparino a rispondere davanti alla legge del danno morale e materiale arrecato alla collettività.
Ma se questo non dovesse accadere, l’unica prospettiva futura che ha la Città (o le generazioni che verranno) sarà un’inevitabile e lenta auto disintegrazione.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1531731979-3-despar.gif