Sport Scicli

Granfondo città di Scicli, decima edizione

25 febbraio

Scicli - Scicli è come tanti altri insediamenti di qui, del Val di Noto. Il Barocco dei palazzi e delle chiese, è una donna sfacciata, chiassosa e irriverente. Quelle bellezze hanno aperto, ad una città contadina e di nobiltà antica, le porte del “Bene dell’Umanità”. Ora quel luogo è passaggio riconoscente di quanti, cercatori di bellezza e di storia locale, da ogni parte capitano in Sicilia.

Domenica 25 febbraio, si svolgerà la Granfondo di ciclismo città di Scicli. Organizzata dal gruppo Amici del Pedale, che conta oltre 40 anni di storia in questo sport. Questa cittadina sonnolenta e indolente per natura, si animerà dei colori e dei rumori del popolo del ciclismo. Popolo variopinto, appassionato, che darà una giornata diversa a quelle strade e a quelle piazze. Piazze dove tanti anziani perdigiorno in gruppi confrontano le idee e le loro storie personali, noncuranti di quanto intorno avviene. Oppure, forse, tra l’accanito fumare la distrazione li coglie e raramente si accorgono dell’evento singolare che è stato organizzato a Scicli.

Nella gara, salire fino a Ragusa e dopo fino a Giarratana, alle vette degli Iblei: è impegno notevole. Andare per le strade incorniciate dai muri a secco, realizzate dal magistero paziente di antichi maestri: è contenere la fatica.
Attraversare le geometrie delle campagne con la loro parcellizzazione millenaria, che intesse il paesaggio ragusano punteggiato dal verde intenso dei maestosi carrubi e impregnato dal profumo degli agrumeti: è fare provvisoriamente parte del paesaggio.
Paesaggio sì aspro, che fa sentire il morso di questa terra brusca e severa e sostenuta da originaria aristocrazia. 
La realtà è soprannaturale, i ciclisti, nella fatica silenziosa tutti concentrati sull’impegno, attraverseranno scenari arcaici e città di pietra dorata. Nelle difficoltà tra i boschi, la gente ai bordi che urla e si sporge come se li volesse seguire. È il sangue del ciclismo che scorre fino al suo cuore, nel rapporto tra chi fatica e chi sostiene, rapporto così fragoroso e intimo, così vero ed eterno. Passata silenziosa quella scia colorata d’anima e di passione, in quei luoghi non resterà traccia di loro. Permarrà solo la memoria in chi li ha visti nel loro lieto impegno.
Riconosco in questa giornata di ciclismo a Scicli, proprio il sapore delle consacrazioni di uno sport e di un gruppo sportivo di amici innanzitutto. A Scicli il 25 febbraio sono quel tipo di mattine in cui il ciclismo ti abbraccia, come se ti avesse voluto bene sempre. E forse è così.

Finita la Gara in piazza Italia, gioisce uno e hanno perso tutti. Questo è uno sport per perdenti, ti abitua ad accettare le avversità e le contrarietà, ecco la didattica del pedalare. Non si parte per accanimento verso la vittoria, si gode della fatica e del piacere dell’essere insieme a librarsi con fratellanza e affetto.
Altrimenti, si è compreso poco di questa meravigliosa pratica. I partecipanti sono più che adulti, praticanti di un ciclismo per diletto, per il piacere della fatica. La vittoria non incorona carriere, né futuro. A che vale travestire la prestazione, con panni non nostri?
Credo dovrebbe essere solo il piacere dello stare insieme nel condividere una passione in fratellanza. Lo sport unisce, scioglie attriti, ti offre la mano e la stringi con cordialità, come alle attuali Olimpiadi invernali, sotto un’unica bandiera. Perché lo sport si sporge oltre, è – o dovrebbe essere - sanità di pensiero “oltre”.
Sempre oltre.
Nella cordialità del dopo gara, nel pomeriggio fresco di Scicli il sole spennella chiazze di luce sulle dorate pietre dei palazzi e le chiese di Piazza Italia. Si parla e con la famiglia, si consuma un pasto sobrio, ma impreziosito dal piacere dello stare insieme dopo la fatica.

Questa decima edizione ha due dediche come sussulti d’anima alla memoria: Nello Lorefice, già presidente del Gruppo sciclitano Amici del Pedale e Salvatore Rametta giovane ciclista che sulla strada della sua passione ha fatto l’ultima pedalata della sua giovane esistenza. La condivisione della passione per lo sport rinsalda amicizie indissolubili. Anche quando l’amico ciclista non è più con noi, ogni volta si sale in bicicletta - ameno a me capita così – si pensa a chi manca dalla compagnia. Noi tutti in fila ad inseguire immaginando l’amico in fuga solitaria, con il reale rischio di raggiungerlo dove loro, scomparsi, aspettano tutti noi che li abbiamo voluti bene, e tutti noi con reali probabilità di raggiungerli tra i pericoli della strada.
È a casa, prima di dormire, che si chiedono le benedizioni per essere arrivati salvi e sani.
Buone pedalata e tutti, amici miei carissimi.
 

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