Cultura Un Uomo Libero racconta

Il sospetto

-Sei ancora bella.- Le sussurrai con un sofferto sospiro per consolarla.

Madrid - Fu con l’ultima neve di febbraio che lei decise di andarsene dopo venticinque anni di matrimonio.
Un giorno triste e freddissimo. I mandorli che tanto amava non erano ancora fioriti e la campagna intorno sembrava morta come il suo corpo straordinariamente invecchiato, il suo sguardo spento, il grembo sterile.
Un intervento chirurgico necessario l’aveva salvata in extremis asportandole un utero già invaso da tante metastasi. E il seno una volta turgido era stato sfigurato dal bisturi.
Rientrava da alcune compere in città. Si piazzò davanti alla grande specchiera del salone. Tolse il parrucchino che ormai portava da quando la chemioterapia l’aveva resa calva.
Allo specchio gli occhi si erano fatti liquidi, rarefatti e lontani, nascosti quasi dietro un velo d’ombra che aveva da un anno incupito le nostre vite.
Vidi che indugiava, sbirciandola mentre leggevo comodo nel mio sofà il giornale.
Mi alzai e camminai quasi in punta di piedi fino a raggiungerla.
Lo specchio rifletteva la mia figura forte e tozza dietro il suo corpo fragile.
Mi chinai sul suo collo abbracciandola e sfiorandole il collo con le labbra e i peli della barba in una carezza che voleva essere appassionata mentre lei la avvertì come pietosa e triste.
-Sei ancora bella.- Le sussurrai con un sofferto sospiro per consolarla.
Il mio braccio le cingeva ora la vita. La stringeva quasi a farle male perché potesse reagire e ancora sentirsi viva e desiderata.
Inarcò le ciglia spelacchiate, un tempo molto sensuali, e una smorfia deformò il suo viso in parte devastato dalla malattia. Non rispose.
-Che te ne fai di una moglie a metà? – Disse poi, dopo aver riflettuto sulle mie parole. –La vita è bella quando puoi viverla appieno, quando il tempo ti vola. Non è giusto che tu sacrifichi questi giorni per me. Non voglio la tua pietà e il periodo dell’amore è ormai un ricordo lontano.–
-Perché dici così? – Le chiesi. – Con te sono stato felice e lo sono ancora. –
-Ho deciso. Sono stata da un avvocato una settimana fa. Stamattina ho firmato le ultime carte. L’ho incaricato di avviare la pratica per il divorzio. Voglio lasciarti libero di vivere una vita tua, di scegliere una moglie che possa darti i figli che non ti ho dato. -
La guardai sgomento.
-Perché lo hai fatto?- Balbettai, con un filo di voce.
-Non sopporterei l’idea che mi vedessi morire. Ho ottenuto un mese fa gli ultimi esiti e non sono favorevoli. Ho deciso di ritirarmi in una casa dove serenamente aspetterò che la morte giunga.-
-Non te lo permetterò mai! – Gridai quasi con rabbia, allontanandomi.
-Ho deciso così, rispetta la mia volontà. - Disse lei con voce ferma.- Domani partirò. Ho tutto preparato. La malattia mi ha insegnato tante cose, tra queste ad amare davvero. Prima ti consideravo solo una cosa mia, un giocattolo, ed eri nei miei pensieri come io non ero nei tuoi. Ho capito che posso amarti di più condividendo questa felicità con un’altra alla quale lascerò il testimone. –
- Ho trovato per caso un biglietto –continuò- in una tua giacca estiva nel quale erano scritti un indirizzo e un numero di telefono. In verità, il biglietto l’ha trovato il gestore della lavasecco dove sempre porto i tuoi capi per la pulizia stagionale. La giacca azzurra, di lino, ricordi?-
Voltò le spalle allo specchio e mi fissò con uno sguardo inquisitore e ironico.
Farfugliai qualcosa. Non trovavo parole.
- Ho chiamato quel numero… mi rispose un signore. Ti chiedo perdono per aver dubitato di te. –
I suoi occhi, però, non erano tanto convinti della sua debolezza confessata.
-Potevamo parlarne. – Balbettai sorpreso e risentito.
-Parlare di che? – Sbottò lei.
-Non c’è stata mai nessuna donna nella mia vita. – Affermai con la sicumera di chi si conosce bene.
Mi sentivo, in effetti, sollevato quasi rinfrancato dal suo sospetto tradito.
Ritornai al mio sofà. Accesi la pipa. Aprii il giornale. Lei andò nella stanza da letto per riporre la parrucca e la giacca che si era tolta. Stava facendo le valigie.
- Non capisco, perdonami. – Protestai, insistendo. - Prima la gelosia, ora un desiderio strano di emancipazione e di libertà…Ti è successo forse qualcosa?-
- Non c’è stata mai nessuna donna nella tua vita, è vero! Neppure io. Distratto eternamente dal tuo lavoro, fuggivi dal mio affetto per una scarsa considerazione di me. – Ammise, ritornando dalla stanza da letto. Riprese. –Non mi è successo nulla. Tranquillo! Ho capito finalmente che la vita è fatta di convenienze prima che di principi e di false morali. E soprattutto ho capito che dovevo lasciarti vivere mentre ancora puoi la vita che volevi o avevi scelto. –
- Grazie. –Mormorai. –Ma perché andartene, allora?-
Non rispose.
Il giorno dopo un taxi venne a prelevarla.
Che cos’è dunque l’amore, mi son chiesto mille volte mentre fra lacrime colpevoli leggo e rileggo quelle poche parole di un telegramma che annuncia la sua morte.

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