Cultura Recensione Film

La forma dell'acqua. Chi sono i veri mostri?

Regia di Guillermo Del Toro

E’ candidato a 13 premi oscar e da molti è considerato il film rivelazione del 2017. E in effetti questa pellicola, già difficile da classificare all’interno di un solo genere, ha qualcosa di magico, di vintage e di epico allo stesso tempo. “La forma dell’acqua”, l’acclamato film di Guillermo Del Toro, ha in sé gli elementi di una commedia romantica, di un thriller noir, di un film drammatico. Onirico, come sanno esserlo certe favole, “La forma dell’acqua” è ambientato nel 1962, ai tempi della guerra fredda. Elisa Esposito, un’inserviente muta, presta servizio all’interno di un laboratorio governativo americano dove vengono effettuati esperimenti per combattere la Russia.

Le uniche due persone che le sono amiche sono la sua collega afroamericana Zelda e l’inquilino gay Giles. Un giorno, viene catturato un uomo anfibio proveniente dall’Amazzonia, venerato da quelle parti come un dio: l’esercito comincia a fare atroci e dolorosi esperimenti sulla creatura e, infine, ne ordina la vivisezione per cercare di capire se possa essere utile nella corsa allo spazio. Elisa rimane subito affascinata dalla creatura: si accorge che comprende il linguaggio dei segni e che è possibile stabilire con lui una connessione emotiva.

Dopo una rocambolesca fuga per salvarlo da morte certa, Elisa porta l’uomo anfibio a casa sua. Il film è delicato gioco di ruolo: chi sono, infatti, i veri mostri? Gli unici a sembrare tali, infatti, sembrano essere proprio gli uomini governativi dal volto umano e rassicurante. Di certo non lo è l’uomo anfibio che senza dubbio risponde agli istinti animali ma è anche in grado di provare emozioni.

Non lo sono neanche gli “emarginati” come Elisa, affetta da mutismo, o la collega afroamericana, soffocata da un matrimonio in cui i suoi diritti sono calpestati, e nemmeno l’amico gay Giles, artista sensibile e sincero. Non lo è nemmeno la spia russa che, in nome della scienza, vorrebbe salvare l’uomo anfibio dalla grinfie americane e del suo stesso Paese perché, per motivi paradossalmente simili, lo vogliono morto entrambi. Su tutto, emerge l’elemento acqua, strabordante in questo film. L’acqua è primordio, sessualità, rifugio da un mondo troppo rumoroso, troppo crudele, troppo asservito alla politica. C’è chi ha paragonato questo film ad una moderna rivisitazione de “La bella e la bestia”. Niente di più lontano dalla verità: in questo film non c’è nessuna bella e nessuna bestia. In questo film, ci sono solo anime sofferenti che, nell’acqua, ritrovano la forza e la capacità di vivere.

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