Lettere in redazione Palermo

Don Lorefice e le Iene

Riceviamo e pubblichiamo

Palermo - Con  riferimento  alle  ultime  notizie  divulgate dai mass-media,  si  ritiene opportuno fornire alcune giuste precisazioni sulla vicenda che coinvolge l’Opera Pia  Cardinale Ernesto Ruffini.
In primo luogo, per sgombrare il campo da ogni illazione in ordine al mancato pagamento  delle  retribuzioni  passate  ai  lavoratori  dell’Ente,  si  ricorda  che già  con  comunicato  stampa  del  31  gennaio  2018  questo  Consiglio  di  Amministrazione  aveva  annunciato  il  pagamento  degli  stipendi  relativi  all’anno  2016  per  il  22  febbraio 2018, e i saldi di lì a seguire a breve periodo. In  realtà, grazie  all’impegno  e alla  costanza  del  Presidente dell’Opera, Mons. Corrado  Lorefice,  già  dal  20  febbraio,  in  anticipo  sui  tempi  precedentemente comunicati, è stata effettuata l’erogazione dei primi stipendi arretrati attesi dai 42 ex dipendenti  dell’Opera  Pia  “Cardinale  Ernesto  Ruffini”:  si è  trattato non  solo  della ultime  mensilità  di  dicembre  2016,  ma  anche  di  un  ingente  anticipo  sull’intera annualità per il 2017.

Uno  sforzo straordinario,     questo, frutto     dell’impegno     costante dell’Arcivescovo - che  segue  tutte  le  fasi  cons
eguenti  alla  cessazione  dei  servizi erogati dall’Ente - e del Consiglio di Amministrazione dell’Opera Pia, che lavora al
reperimento di tutte le risorse necessarie a liquidare, nel più breve tempo possibile, tutti gli ulteriori stipendi attesi da gli ex dip
endenti, unitamente al le spettanze residue  ai diversi fornitori. A  conferma  di  ciò,  si  fa  presente  che  in  questi  giorni  i  giudici  del  lavoro  di  Palermo,  a  cui  si  sono  rivolti  23  ex  dipendenti  per  reclamare  il  dovuto,  stanno respingendo le istanze di sequestro di tutti i beni dell’OPCER (mobili e immobili),  prendendo   atto   dell’integrale   pagamento   del   credito,   soddisfatto grazie all’intervento decisivo dell’Arcivescovo.

E’,  dunque,  inattendibile  e  priva  di  ogni  fondamento  ogni  affermazione secondo  la  quale  il  Presidente  dell’Ente,  Mons.  Lorefice,  e  il  CdA  tutto  abbiano abbandonato  i lavoratori
ad  un  destino  di  stenti  e  miseria,  senza  corrispondere  il dovuto. Ciò  detto,  è  doveroso,  per  onestà,  fornire  una ricostruzione veritiera della  vicenda che ha interessato l’Opera Pia Cardinale Ruffini, a partire dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione.  La  cessazione  delle  attività  e  dei  servizi  offerti  dall’Opera  Pia  è – come  lo  stesso  Monsignor Corrado Lorefice e il CdA hanno sottolineato innumerevoli volte – una  decisione molto sofferta, ma  obbligata  a  seguito  del  mancato  accoglimento delle  soluzioni  prospettate  dal  CdA lo scorso  anno  ai  dipendenti  dell’Ente  e  alle
rappresentanze sindacali. Come  si  è  già  avuto  modo  di  chiarire  in  più  occasioni, la  grave  situazione finanziaria, gestionale e umana dell’OPCER (fino a tre anni fa con un organico di 49  dipendenti  a  tempo  indeterminato,  dei  quali  pochi assunti  tramite  concorso pubblico) è  stata  affrontata  dall’Arcivescovo  di  Palermo  fin  dal  suo  insediamento, nel dicembre del 2015.

Già dal primo semestre del 2016 il nuovo Cda ha intrapreso, con enormi  resistenze  interne, una  rigorosa  e  cristallina  gestione,  nonostante l’aggravarsi di contingenze esterne costituite essenzialmente dal taglio radicale dei contributi regionali  alle  Opere  Pie  e  dal  mancato  recepimento,  da  parte  della Regione  Siciliana,  della  riforma  delle  IPAB,  già  vigente  nel  resto  d’Italia  da  ben diciassette anni. E’ divenuto via via sempre più chiaro che il grave stato di crisi dell’Ente non avrebbe consentito più, ad un certo punto, di assicurare il regolare pagamento degli stipendi. Malgrado  ciò,  l’attenzione  dell’Arcivescovo  è  sempre  stata  così  elevata che,  una  volta  peggiorata  la  situazione,  su  suo  intervento  diretto,  operato  a  titolo personale, si è riusciti ad assicurare, nell’autunno 2016, almeno la corresponsione di uno stipendio.
Per più di un anno si sono succeduti incontri con le rappresentanze sindacali e i lavoratori,  allo  scopo  di  individuare immediate,  efficaci  e  concrete  soluzioni alle ingenti perdite economiche e all’incremento dei ritardi nelle retribuzioni.
Si è perfino tenuto un tavolo presso la Prefettura e tutte le istituzioni coinvolte hanno condiviso la linea e il percorso intrapreso dal Consiglio di Amministrazione, che  ha  operato  in  ossequio  alle  sentenze  della  magistratura, che  hanno  sancito  la
natura privatistica dell’Opera Pia.

Nel luglio 2017, nonostante l’azione di recupero dei crediti e di risanamento promossa dalla nuova gestione (che ha consentito di provvedere anche a diverse erogazioni stipendiali), l’istituto di credito Tesoriere (Monte dei Paschi di Siena) ha deciso di bloccare l’anticipazione di cassa a causa degli ingenti e strutturali disavanzi maturati anno per anno, e di porre quale precondizione per la ripresa dei rapporti finanziari l’immediato riequilibrio del bilancio.
L’azione di risanamento del bilancio, come già prospettato da molti mesi alle parti sociali e ai lavoratori, poteva sostanziarsi, dopo il loro rifiuto di precedenti proposte e visto l’aggravarsi continuo della situazione dell’OPCER, unicamente con la accettabile riduzione proporzionale dell’orario di lavoro dei dipendenti (sei ore settimanali su trentasei, per un solo biennio), che non modificava in alcun modo la natura del contratto - fino al sopraggiungere dei primi pensionamenti - garantendo
altresì un numero di retribuzioni congrue, con l’impegno di erogare le retribuzioni residue in seguito al riequilibrio finanziario e con un invito, per le parti, a non iniziare alcuna azione che fosse meramente finalizzata ad ostacolare la ripresa
dell’Ente. E’ giusto chiarire che mai alcuna rinuncia alle retribuzioni già maturate è stata proposta ai lavoratori.
Una soluzione, questa, non accolta e anzi osteggiata dalla maggior parte dei lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, nonostante il commosso e accorato appello dell’Arcivescovo reso nella conferenza stampa del 21 ottobre 2017, affinché
si riuscisse a condividere, attorno alla sua persona, un nuovo modo di proseguire le attività dell’Ente e i servizi ai poveri e ai disagiati.
In tale sede, l’Arcivescovo ha voluto anche offrire alla cittadinanza, con trasparenza, ogni elemento di valutazione circa la situazione finanziaria e amministrativa dell’OPCER.
Si è così arrivati alla dolorosa soluzione della necessaria chiusura dei servizi, garantiti fin lì attraverso generose donazioni, con il conseguente avvio del licenziamento collettivo, fino all’ultimo scongiurato dall’Arcivescovo, che ha sempre tenuto aperte le porte dell’Arcivescovado ad ognuno dei lavoratori, assicurando la propria vicinanza materiale e spirituale.
Sul sito dell’Ente, ben in evidenza, è disponibile un’apposita sezione che raccoglie tutta la documentazione necessaria a comprendere il percorso compiuto: http://www.opcer.it/comunicati%20stampa.html . Un ultimo dato deve essere ribadito con forza: l’Opera Pia non si estinguerà, ma continuerà nello spirito della propria missione sociale – questo è l’impegno
garantito dall’Arcivescovo e dal CdA tutto - ad essere presente a servizio della città di Palermo.

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