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Nostra Signora della cronaca nera

Perchè ci vuole stile per raccontare la cronaca nera

"La parola importante è rispetto. Anche per i loro errori. Mi accosto a questi personaggi non per giudicare, ma per capire. Capire cosa è successo nella loro vita per farli precipitare nel baratro di una storia maledetta". E’ tornata ieri sera, in grande stile, la Signora della cronaca nera italiana. Franca Leosini non ha solo vinto una serata: ha vinto una battaglia. La battaglia del buon giornalismo contro i sensazionalismi beceri, la battaglia contro gli eccessi di una cronaca sacrificata agli altari dell’audience. La battaglia, insomma, di una signora matura che ha fatto della sua professionalità e bravura la vera arma di seduzione. Era un attesissimo ritorno, quello di Franca Leosini, che ha debuttato in prima serata per raccontare una vicenda tanto appassionante quanto scioccante: il giallo di Avetrana. Nell’estate del 2010 la piccola Sarah Scazzi, adolescente come tante in un centro piccolo e soffocante come Avetrana, muore “in famiglia”.

Per la giustizia italiana le colpevoli sono loro: mamma e figlia, Sabrina Misseri e Cosima Serrano. L’intervista alle due donne è da antologia. Franca Leosini, con compostezza e con grande intelligenza, ha saputo parlare, atti alla mano, di un delitto atroce con parole a cui ormai siamo poco abituati. Usa metafore e sinestesie, ma Franca Leosini non si fa certo prendere per il naso. Sono gli atti, infatti, che la “difendono” dai racconti dei colpevoli. Chiunque può raccontare la propria verità ma poi c’è lei: la verità giudiziaria e a quella la Leosini si appiglia sempre, in barba a ciò che i protagonisti delle tristi vicende possono raccontare. Un atteggiamento che non ha mancato di procurarle l'adorazione di Facebook Twitter, anche in chiave affettuosamente ironica (emblematica, in questo senso,  la pagina Uccidere il proprio partner solo per essere intervistati da Franca Leosini). Franca Leosini è una miniera di perifrasi e di termini che manco la Crusca. Il testimone, Anna Pisanò, diventa “l’inesorabile voce narrante”, della triste vicenda. Ironizzando su Ivano Russo e la sua presunta bellezza, afferma che “a confronto Brad Pitt sembra un bipede sgualcito” e lo chiama “L’irresistibile giovanotto”. 

I pettegolezzi di Avetrana sono “becera chiacchierologia” e la gelosia per l’uomo “il più buio dei moventi”. Poi, dà a Sabrina della “babbalona”, per aver raccontato del suo triste rapporto sessuale con Ivano davanti alla piccola Sarah e per essersi fidata delle amiche che evidentemente erano solo “presunte amiche”.  E quando la ragazza ripercorre i pensieri che la attraversavano nelle drammatiche ore dell'omicidio di Sarah, arrivando ad ipotizzare un rapimento, la Leosini incalza: "Neanche Avetrana fosse la Locride dei sequestri degli anni '70". Finezze linguistiche a cui, purtroppo, non siamo più abituati. Ma Storie Maledette non è certo nato ieri. Il programma esiste dal 1994 e va in onda in seconda serata su Rai 3. 

La Leosini ha intervistato quasi tutti i più importanti personaggi della cronaca nera italiana, dai presunti colpevoli ai rei confessi. Fra tutti, ricordiamo l’intervista a Fabio Savi “quello della Uno Bianca”, o ad Angelo Izzo “Vecchio mostro del Circeo” o a Rudy Guede che, dichiarato colpevole in concorso del delitto Meredith è l’unico a essere finito in carcere. Memorabile anche una sua intervista a Pino Pelosi, reo confesso dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini e che dichiarò in esclusiva, alla Leosini, di non aver neanche toccato con un dito lo scrittore, ma di essere stato minacciato di tacere. E allora viva Franca Leosini e il suo modo di raccontare la cronaca e i più oscuri meandri della mente senza mai cedere al sensazionalismo o a particolari scabrosi che nulla aggiungono ai racconti delle tragedie.

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