Economia Lavoro

Il casco che impartisce ordini ai dipendenti: Lidl Francia nella bufera

Il caso che sta sconvolgendo la Francia. In Italia siamo al sicuro?

Ed è bufera su Lidl Francia. Dopo i braccialetti per dipendenti di Amazon, arriva il casco parlante che isola il dipendente dagli altri e impartisce ordini con una voce robotizzata. Devono indossarlo gli impiegati di Lidl Francia durante il lavoro: il casco registra anche quanto tempo impiegano a svolgere un compito e li esorta a sollevare pesi uno dopo l’altro. L'utilizzo di questo strumentro ha sollevato un dibattito senza fine al di la delle Alpi, anche grazie ad un'inchiest atelevisiva fatta da un giornalista assunto in incognito che ha provato in prima persona cosa significa lavorare per la catena discount tedesca famosissima in tutta Europa.

Il casco ricorda tantissimo la vicenda dei braccialetti che Amazon ha brevettato per monitorare i suoi dipendenti e inviare impulsi sotto forma di vibrazione in caso di errori. Un controllo su cui i ministri italiani si sono subito espressi per assicurare che le norme del Jobs Act impediscono questo tipo di pratiche, ma che ha portato alla luce il problema dei nuovi strumenti in uso nelle aziende. Molti, non hanno esitato a definire questi nuovi metodoti ai limiti della schiavitù.

Nell’inchiesta, il giornalista-magazziniere ha sollevato in un giorno 1400 pacchi per un peso totale di 8 tonnellate: ritmi e carichi giudicati dannosi per la salute dai medici del lavoro. Se non si sollevano 250 pacchi all’ora si viene ammoniti, spiega il giornalista francese. Con la salute distrutta, molti vengono alla fine estromessi perché “inidonei”. In più, l’apparecchio nelle orecchie danneggia l’udito dei dipendenti.

Dopo il video dei giornalisti, un deputato ha chiesto l’apertura di una commissione d’inchiesta parlamentare e i sindacati hanno denunciato pratiche diffuse. Lidl ha parlato di un “caso isolato” ma i media francesi hanno continuato a ricevere le testimonianze di impiegati di condanna di questa forma di “schiavitù moderna”. E in Italia siamo al riparo da pratiche del genere? 
 

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