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Il Mediterraneo? Un mare di plastica!

"Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo, troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica".

L’isola di plastica non è solo nell’Oceano Pacifico, ma rischia di essere presto un problema comune anche al Mediterraneo. E’ infatti in corso un’invasione silenziosa e pericolosa di nuovi mostri marini, vale a dire le 'specie aliene artificiali', rifiuti plastici che ogni anno finiscono in acqua. E ci restano, anche per oltre 600 anni, sminuzzandosi in particelle sempre più piccole e insidiose, le nano e microplastiche. Se n’è parlato oggi a Lerici (La Spezia) ad un convegno della Ong animalista Sea Shepherd dove Marco Faimali, del Cnr, ha spiegato che “il 3% della produzione annuale di plastiche finisce in mare", Il mar Mediterraneo è "una delle zone più problematiche – ha aggiunto il ricercatore - stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica è un inquinante che a sua volta assorbe altri inquinanti e fa da vettore". Quanta plastica è contenuta nei mari? "Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo, troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica". Ogni anno nel mondo finiscono in acqua dagli 8 ai 10 milioni di tonnellate di spazzatura, il 75% della quale è plastica. Da qui al 2025 gli oceani riceveranno 64 milioni di tonnellate di rifiuti in più. Un'invasione tossica che ha un effetto devastante sulla fauna. "Ogni anno la dispersione di plastiche in mare provoca la morte di 100mila mammiferi marini e di un milione di uccelli – ha spiegato Giuliana Santoro, referente spezzina di Sea Shepherd - sono colpiti il 43% dei mammiferi marini, il 36% degli uccelli marini e il 100% delle tartarughe, le quali spesso scambiano i sacchetti per meduse e se ne cibano". Eppure, ha sottolineato ancora Faimali, il mare ha un valore 'economico' notevole, visto che "il Mediterraneo vale 5mila 600 miliardi di dollari, corrispondenti a un prodotto marino lordo pari al 20% di quello mondiale”. Il Mare nostrum, se fosse uno stato, sarebbe il quarto in Europa a produrre economia. E contiene “ben il 10% della biodiversità". 

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