Cultura Modica

Donne, suore, smonacate. Le sorelle Grimaldi. Una storia moderna

Francesca e Concetta

Modica - Due donne modicane vissute tra settecento e ottocento, la cui storia è stata pubblicata nel 1997 da una appassionata di storia locale, Teresa Spadaccino. Il libro si intitola: “Concetta e Francesca Grimaldi, due donne modicane del XVIII secolo”.
Della loro vicenda, negli ultimi anni, si è meritoriamente occupata Clementina Papa, che narra: "C’era una volta (seconda metà del Settecento) in una importante città (Modica, capitale della Contea) un “sovrano” molto importante, ricco ed ambizioso (il cav. Gran Croce Michele Grimaldi, che fu anche governatore della Contea) che non riuscì ad avere un figlio maschio a cui, secondo gli usi del tempo, avrebbe dato il titolo e la maggior parte del patrimonio. Invece ebbe otto figlie femmine (anzi nove, ma la nona morì appena nata); secondo la sua mentalità, pensava che il patrimonio che aveva non bastava per fare una dote “onorevole” a tutte e riuscì a convincere (si può dire: costrinse?) sei delle sue figlie a farsi monache. (Collocate tutte nel monastero poco distante dalla Casa dove fin da piccole venivano mandate come “educande”). Ma la storia prende una piega inaspettata. Due delle sei sorelle monache, Concetta e Francesca non sono contente nel Monastero, anzi Francesca addirittura si ammala in modo grave. Cominciano i consulti con i medici (a Modica c’era una importante “Scuola Medica) che, dopo aver provato tanti rimedi che risultano tutti inutili, sentenziano: “E’ necessario mutar l’aere” (= è necessario uscire dal Convento). Pertanto Francesca e Concetta fanno domanda di annullamento del voto. Dalle carte che riferiscono le testimonianze del processo di “smonacazione” emerge la figura del “padre”. Di fronte alla malattia della figlia il cav. Gran Croce Michele Grimaldi si “pente” fa una revisione della sua mentalità, ammette di suo comportamento che “costringeva” a prendere i voti e fa di tutto affinché possano uscire dal Convento; abbiamo anche una sua lettera all’arcivescovo di Siracusa che inizia con queste parole: “Eccellenza Reverendissima, scrivo più con le lacrime che con l’inchiostro …” Concetta e Francesca ottengono quindi di uscire dal convento e si sposano entrambe. Non hanno figli. Dopo essere rimaste entrambe vedove decidono di devolvere il patrimonio in “opere di bene” creando istituti col fine di istruzione e beneficenza ed anche un Monte dei pegni”."
Il volumetto fu edito tra il 1996 ed il 1997 a cura della Consulta di Modica. La consulta tra quelle Carte conservate nell’archivio leggeva e ritrovava uno straorinario esempio di soggettività femminile nella storia della città. Inaspettato e moderno. 

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