Sanità Ragusa

Epatite C, picco massimo a Ragusa, 1,53%

Almeno due pazienti su tre, fra quelli con infezione cronica da HCV già nota, non sono stati immessi nel sistema di accesso alle cure.

Palermo - In Sicilia, come in altre regioni Italiane, l’epatite da HCV nella sua forma cronica, cioè quella che può evolvere verso la cirrosi e il cancro del fegato, rappresenta un importante problema sociale. Nella nostra Isola infatti ogni anno si ricoverano per patologie da HCV oltre 7.000 persone, e ne muoiono almeno 1.000 (dati Osservatorio Epidemiologico Regionale). Un recente studio epidemiologico, effettuato da Rete Sicilia HCV in collaborazione con 80 Medici di famiglia su un campione di circa 100.000 assistiti, ha mostrato una frequenza della infezione cronica HCV dello 0,96% negli adulti dunque, estrapolando alla intera popolazione adulta, di almeno 50.000 Siciliani con infezione cronica.

Questo è un dato di minima, riferito alle sole persone che per qualunque motivo abbiano già fatto il test per l’epatite C: se venisse effettuato uno screening universale, con molta probabilità se ne troverebbero molti altri. Interessante il fatto che non tutte le provincie Siciliane abbiano la stessa diffusione dell’infezione: si va da un massimo dell’1,53% a Ragusa (1174 con infezione cronica da HCV su 73.631 cittadini) a un minimo dello 0,48% a Trapani (328 su 68.370 cittadini) attraverso una media 0,74% a Catania (2336 su 315.651 cittadini) e di 0.89% a Palermo (5951 su 668.630 cittadini).

La distribuzione anagrafica mostra che pochissime persone nella fascia di età fra i 14 e i 29 anni sono infette mentre l’infezione comincia ad evidenziarsi nella fascia fra i 30 e i 39 anni, diventa significativamente frequente tra i 40 e i 59 anni ed assume la massima frequenza oltre i 60 anni. Due persone su tre con infezione e malattia cronica da HCV sono infatti in questa fascia di età.

L’INTERVENTO – Si sono concluse a Palermo, presso il Grand Hotel Piazza Borsa, le iniziative promosse con il patrocinio di ABBVIE, produttrice di un farmaco ad alta innovatività, il MAVIRET (associazione di glecaprevir e pibrentasvir) recentemente immesso sul mercato e capace di eradicare l’HCV in oltre il 98% dei trattati con un unico ciclo di cura di 8 settimane. Il farmaco è già disponibile nei centri del SSN accreditati al suo uso presso unità operative Ospedaliere di Gastroenterologia, Infettivologia o Medicina Interna. Obiettivo principale dell’incontro e diffondere le conoscenze sullo stato attuale delle terapie e incrementare la collaborazione sia nell’ambito Ospedaliero che tra Medici di base e Specialisti per condurre con facilità e in tempi brevi alla eradicazione dell’HCV tutto il mondo sommerso dei pazienti inconsapevoli di aver contratto la malattia, o diffidenti sino ad oggi ad affrontare le cure. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione attraverso quattro appuntamenti nazionali: Siena, Venezia, Roma e Palermo.

GLI ALTRI DATI SULLA SICILIA - Il dato di maggior rilievo è però che solo un paziente su 4 sia seguito a livello Specialistico ed indirizzato a terapie che oggi, data una efficacia nell’eradicare definitivamente l’infezione che sfiora il 100% e una eccezionale tollerabilità e facilità di uso, tendono a diventare di uso universale. In Sicilia od oggi sono registrati in Rete Sicilia HCV (un sistema informatico gestito dagli specialisti Epatologi e Infettivologi che contiene i dati di tutti i pazienti con infezione e malattia da HCV a partire dal 2015) oltre 10.000 pazienti trattati con i nuovi farmaci e circa 6.000 in attesa di iniziare la terapia. Il dato di rilievo, per i pazienti già trattati, è una percentuale di eradicazione del virus che nei pazienti trattati con i regimi più nuovi supera il 95%. Tuttavia, in base alle proiezioni epidemiologiche citate in precedenza, va rilevato che ancora almeno due pazienti su tre, fra quelli con infezione cronica da HCV già nota, non sono stati immessi nel sistema di accesso alle cure.

TATUAGGI E SESSO NON PROTETTO LE CAUSE PRINCIPALI - “In fatto di infezioni croniche, in Sicilia, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone con il virus presente nel proprio corpo da decenni – spiega il Prof. Antonio Craxì, ordinario di Gastroenterologia dell'Università degli Studi di Palermo – Queste persone si sono infettate nel periodo tra gli anni Sessanta e Settanta soprattutto a causa di siringhe non monouso, situazioni queste che hanno diffuso tantissimo l’infezione nella nostra regione. Non è un caso che più della maggioranza dei pazienti siano over 60. Ma c’è anche una fascia più giovane, tra i 30 e i 50 anni: in questi casi la ragione è una tossicodipendenza iniettiva.

Pochi, infine, i casi di trasmissione sessuale, tranne che fra i maschi omosessuali fra cui la trasmissione di HCV è piuttosto frequente. Invece, per quanto riguarda le nuove infezioni, queste sono collegate soprattutto a tatuaggi e a pratiche dermocosmetiche. Ci sono ancora, soltanto in Sicilia, oltre 35mila i pazienti da curare, e al momento da 350 a 400 vengono immessi in terapia ogni mese. Assumendo che non ci sia nei prossimi anni una riduzione in questo flusso (cosa assai probabile, visto che molti portatori dell’infezione non sanno di averla o non se ne curano) e che le nuove infezioni siano pochissime, bisognerà arrivare almeno al 2026 per aver ridotto a livelli minimi la diffusione dell’HCV nella popolazione dell’Isola”.

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1523274368-3-torre.gif

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1523353389-3-cappello.gif