Cultura Scicli

Michela Traversa, sindaco di Sampieri

Sposata Savà

Scicli - Correvano gli anni Cinquanta, donna Michela Traversa, una popolana che doveva il suo cognome alla condizione di trovatella, contrattava con Amintore Fanfani i voti dei sampieresi per la Dc. Nel borgo dei pescatori c’era un solo negozio di generi alimentari ai tempi del Fascismo, e con l’avvento della Repubblica il negozio rimase lo stesso, con la stessa titolare, già adusa a distribuire il cibo in ragione delle tessere di povertà.
Donna Michela era soprannominata “il sindaco di Sampieri”. Non c’era matrimonio, compravendita, fidanzamento che non passasse dalle sue mani. E così Fanfani chiuse l’accordo politico direttamente con lei: a Sampieri tutti votavano Dc.
La villeggiatura nella borgata era costume dei notabili, soprattutto modicani, che dopo aver trascorso giugno e luglio nella residenza di campagna, arrivavano finalmente nelle terre del barone Penna in agosto.
Era estate quando il figlio minore di donna Michela, Angelo, comprò la prima Balilla, e lanciandosi, con la folle inserita, dalla discesa di via Carignano vide la ruota di un’auto correre più forte di lui sino a precederlo.
“Che colpo di fortuna in un posto dove non ci sono macchine, trovare una ruota di macchina, e per di più in movimento!”. Angelo Savà non si era accorto che il capolavoro di ingegneria meccanica che era la Balilla riusciva a stare in equilibrio anche su tre ruote, e che l’incredibile ritrovamento gli apparteneva.
A Donnalucata, invece, in epoca più recente, fra gli anfitrioni che hanno fatto la storia della borgata si segnala Nicola. Gli sciclitani sono un popolo che ama il relativismo, lo scherzo, e quando Nicola annunciò, al bar da Alboreto, quello che un tempo fu il Caffè Italia, il suo amore per Gabriel Garcia Marquez, gli amici lo sfidarono: “Perché non vai a trovarlo a casa?”
Nicola partì, andò a L’Avana e si mise in cerca di casa Marquez. Quando arrivò, accese la telecamera del videofonino e bussò al campanello. Uscì il maggiordomo, e Nicola in spagnolo maccheronico: “Ando sta el maestro?”
“En Europa”, rispose il maggiordomo. “Ok -fece serafico il nostro-. Quando torna, diglielo: E’ passato Nicola”.
Il video ha fatto epoca a Donnalucata.
L’estate è sempre stata fatta di ozio, di scherzo, di gioco. Come le gare a chi mangia più angurie, o il singolare imbarazzo di fine serata delle tre arzille, anziane, zitelle, che trascorrevano le ore notturne al primo piano di una casa sul lungomare. Dopo aver sparlato di tutto Scicli e contrade limitrofe, ispirandosi a quanti passeggiavano sotto il loro naso, si guardavano in faccia chiedendosi, fra se e se, chi si sarebbe alzata per prima per andare a letto.
Erano consapevoli che la prima a crollare dal sonno sarebbe stata vittima dello sproloquio e del pettegolezzo delle due superstiti, sulla veranda.
Il popolo degli operai sciclitani che lavoravano in campagna si è emancipato col boom delle serre degli anni sessanta. E con l’elevazione sociale a mezzadri e a piccoli imprenditori serricoli poi, la villeggiatura è diventata un’esigenza diffusa. Complice una politica che limitava ai soli noti la possibilità di costruire, gli sciclitani hanno costruito sulle dune, lungo i cinque chilometri di costa tra Donnalucata e Cava d’Aliga. A Bruca c’è anche chi, negli anni scorsi, ha realizzato una serra, e non potendo costruire una casa di vacanza su quel terreno, la casa l’ha costruita, nascondendola, dentro la stessa serra. Non potete immaginare il caldo!
Cava d’Aliaga è stato il luogo di maggiore espressionismo creativo: architetture arabeggianti, colori impossibili, dal blu elettrico al verde veronese per facciate che volevano affermare un solo messaggio: anche noi andiamo in vacanza.
Un professore del liceo classico di Scicli ha teorizzato la vocazione dello sciclitano per la seconda e la terza casa nell’arco di otto chilometri con una formula, che riprendendo la marxiana “terra più lavoro uguale capitale”, aggiungeva una “g” alla formula. Capitale uguale “granito”. Quello delle scale della casa del mare con cui “i villani” hanno affermato la loro ascesa sociale.
La ricchezza prodotta dal boom del pomodoro in un ventennio è finita nelle case della villeggiatura, un grande patrimonio economico, immobilizzato per nove mesi l’anno, in nome di una voglia di equità sociale che nelle vacanze ha trovato il metro e la misura del suo riscatto.

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