Attualità Chiaramonte Gulfi

Il Piccolo Principe risponde a Gurrieri: il sindaco non dice la verità

La risposta al sindaco Gurrieri dell'associazione

Chiaramonte Gulfi - Non accenna a placarsi la vicenda del Piccolo Principe di Chiaramonte Gulfi. Il sindaco Gurrieri non intende fare un passo indietro circa la sua decisione: nei primi di maggio, l’associazione dovrà lasciare i locali comunali perché dovrà far spazio ad un’altra associazione, di cui ancora non si conosce il nome. Nonostante la presenza di 12 bambini disabili, il sindaco non ha dato altre opportunità al Piccolo Principe: dovranno lasciare i locali comunali. E basta. Arrivederci e grazie.  Naturalmente, una simile decisione perentoria ha scatenato un vespaio di polemiche. A Chiaramonte, infatti, non si capisce il senso di una simile presa di posizione contro un’associazione di bambini disabili apolitica e apartitica, quando invece sarebbe solo auspicabile la presenza di altre mille associazioni che possano aiutare chi è in difficoltà. La domanda, logica, che ci si pone è questa: ma per quale motivo si deve cacciare un’associazione per farne entrare un’altra? Non possono coesistere nello stesso territorio? Siamo pieni di locali comunali: certo, devono essere adeguatamente sistemati, ma così come è stato fatto per il Piccolo Principe, sette anni fa, non potrebbe accadere anche per gli altri? La buona volontà e la generosità dei chiaramontani non è mai venuta meno e siamo certi che anche in questo caso se c’è da rimboccarsi le maniche non ci si tirerà indietro.

In ogni caso, neanche l’associazione Piccolo Principe ha intenzione di farsi cacciare così, senza neanche ribattere alle accuse lanciate dal sindaco, accuse che l’associazione non solo rigetta al mittente ma che smentisce categoricamente, una per una.
Ieri pomeriggio ci siamo recati nei locali di Santa Teresa: da queste parti, nonostante il clamore di questi giorni, si continua a lavorare con i bambini, come sempre. Ad aspettarci c’è Linda Guccione, la fondatrice del Piccolo Principe di Chiaramonte: grazie a lei, sette anni fa, è nata questa realtà diventata punto di riferimento per tantissimi bambini, anche non chiaramontani, che ogni giorno fanno terapia con un operatore personalizzato. Insieme a Linda, infatti, ci sono anche altre due mamme: una signora di Acate e una di Comiso, entrambe genitori di bambini disabili. Aspettano pazientemente che i loro bambini finiscano la terapia per poter rientrare a casa. La vicenda, inutile dirlo, ha lasciato incredule anche loro.

Ciò che più offende queste persone è il sospetto insinuato sulla buona fede e l’attività, come se il Piccolo Principe fosse un’associazione che specula sulle disabilità o che ricavasse chissà quali utili dall’attività svolta: “Il contributo di 6.50 l’ora dato dalle famiglie per la terapia dei bambini non serve altro che al recupero delle spese dell’associazione. Noi non dividiamo utili alla fine dell’anno. Il Piccolo Principe vive di donazioni. Io sfido chiunque a trovare un’altra associazione che offre una terapia personalizzata e individuale a quella cifra”, ci spiega Linda. Ma sono tante le accuse a cui vuole rispondere. Nell’ultima rettifica inviata dal sindaco, infatti, viene nominata un’altra associazione chiaramontana, la Liberi di Crescere Onlus.

Su questo argomento, Linda Guccione precisa: “Il sindaco confonde due eventi distinti e separati. Con Liberi di Crescere ci siamo incontrati poco prima di Natale 2017. E’ stato fatto un sopralluogo e abbiamo parlato della possibilità di dividere i locali. Abbiamo spiegato che non era fattibile, sempre per lo stesso motivo: Piccolo Principe svolge attività terapeutica e non ludico-ricreativa. In ogni caso, è stato un incontro cordiale e ci siamo dati appuntamento con il sindaco per il 3 gennaio. In quell’occasione ci siamo visti in comune solo con il  sindaco che ci chiese di organizzare un convegno per il 13 marzo. Noi ci siamo detti disponibili. Sempre in quell’occasione ci disse di voler fare un censimento dei disabili di Chiaramonte e ci chiede di “dargli una terapista”. Noi abbiamo detto che gli avremmo fatto avere una risposta, è stato un incontro molto informale e sereno.

Dopo aver parlato con il presidente Melania Firrito abbiamo chiesto un altro appuntamento per dargli una risposta e la sua segretaria ci ha risposto che era periodo di elezioni nazionali e quindi il sindaco era impegnato e dovevamo aspettare. La scorsa settimana la segretaria ci ha richiamati e ci ha chiesto se eravamo ancora interessati ad un incontro e noi abbiamo detto di si. Giovedì scorso, è arrivata la PEC”. L’associazione, infatti, dichiara che la decisione del sindaco è arrivata improvvisa, inaspettata e non, come invece sostenuto dal primo cittadino, meditata da tanti mesi. Inoltre Linda Guccione precisa: “Nella sua risposta il sindaco fa intendere alle persone che leggono che Liberi di Crescere, in seguito a quell’incontro che abbiamo avuto, sia stata costretta ad affittare i locali di via Molè dove svolgono attività. Questo non è assolutamente vero: Liberi di Crescere svolge attività in via Molè da sei anni e non è lì da prima di Natale. Non sono stati costretti da noi ad andare in altri locali, questa è una bugia e tutto il mondo lo sa. Noi non abbiamo costretto proprio nessuno a fare alcunché. Abbiamo due bambini chiaramontani e 10 che vengono da fuori, è vero: ma se qui arrivano famiglie di Chiaramonte che vogliono portare i bambini, noi non chiudiamo la porta in faccia a nessuno. Questo intendiamo. E ribadiamo: Piccolo Pricipe fa terapia, non attività ludica”.

Una signora di Comiso, mamma di un bambino, spiega: “Noi ci teniamo a ribadire che non paghiamo il Piccolo Principe: diamo un contributo all’associazione, per la sua stessa sopravvivenza. 6.50 euro è veramente un prezzo minimo. E con quei soldi non si paga nessun terapista”. Linda Guccione, inoltre, dichiara: “Al Piccolo Principe di Chiaramonte ci sono anche bambini non chiaramontani: ma le operatrici sono tutte di Chiaramonte. A questo il sindaco ci ha pensato?”. Infine, aggiunge: “Nella sua risposta si legge che sono stati stanziati 30 mila euro per questa nuova associazione. Dunque, anche loro saranno pagati. Forse in un primo tempo non faranno pagare le famiglie, ma dopo? Infine, ricordo che già il 3 agosto, evento da lui citato, ribadì su un palcoscenico che a Chiaramonte non esisteva nessuna realtà associativa che si occupava di disabili. Ebbene, questa è stata la cosa che più ci ha offesi perché siamo qui da sette anni e siamo stati, che piaccia o no, sempre presenti sul territorio con tantissime iniziative e progetti. Forse il sindaco non li ha visti”.

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