Lettere in redazione Chiaramonte Gulfi

Liberi di crescere: non occuperemo noi quei locali, la cosa non ci riguarda

Riceviamo e pubblichiamo

Chiaramonte Gulfi - Chi come noi, bazzica sui social, avrà notato da qualche giorno uno strano fenomeno: sembrerebbe infatti che si sia manifestata una rinnovata sensibilità nei confronti di una tematica tanto importante quanto delicata: la disabilità.
Per chi la vive da vicino, di sicuro non c’è niente di più bello: il fatto stesso che se ne parli, ti fa sentire meno solo/a.
Ma, proprio perché noi familiari di persone con disabilità la viviamo costantemente, vi diciamo che parlarne ha senso solo se lo si fa con consapevolezza e non cavalcando l’onda emotiva del misfatto quotidiano.
    La nostra associazione nasce nel 2012, dall’impegno di famiglie con bambini e ragazzi affetti da disabilità, per cercare di migliorarne la qualità di vita, garantendone giorno dopo giorno i diritti e coinvolgendo altresì la comunità, le principali istituzioni scolastiche e parrocchiali attraverso iniziative finalizzate alla sensibilizzazione sulla tematica.
Già da allora ci siamo appoggiati ad una piccola casa con una stanza di proprietà di un genitore pur non essendo adeguata alla scopo.

Essendo una ONLUS senza scopo di lucro, viviamo esclusivamente di donazioni volontarie e dalle somme derivanti dal 5x1000.
Questi fondi sono stati utilizzati per finanziare progetti rivolti ai nostri ragazzi riuscendo a non gravare sulle tasche delle famiglie, se non per casi eccezionali e per importi decisamente esigui. Questo ha permesso anche a famiglie in difficoltà economica di potere usufruire in maniera del tutto gratuita dei servizi forniti dall’associazione.
Come tutte le associazioni, siamo andati a bussare alle porte delle istituzioni per chiedere qualunque tipo di aiuto per portare avanti il nostro progetto associativo, ma non sempre alle nostre richieste sono seguite adeguate risposte.
Sappiamo che lo stato di Onlus non da diritto ad avere gratuitamente locali o quant’altro, tutto dipende dalla sensibilità  (o dall’opportunità) di un’amministrazione. È normale che se si concede qualcosa ad un’associazione anche le altre avrebbero pari diritto.

La nuova amministrazione insediatasi in seguito alla vittoria dell’elezioni del giugno scorso, facendo seguito agli impegni precedentemente assunti con la comunità, ha sondato le esigenze delle associazioni per cercare di dare risposte concrete. Nel nostro caso, l’esigenza primaria era quella di avere una sede adeguata dove poter svolgere le attività con serenità e in sicurezza.
Dopo una serie di incontri, siamo stati invitati a visionare dei locali di proprietà del comune affidati a titolo gratuito ad un’altra associazione perché all’interno vi erano delle stanze non utilizzate, tra l’altro accessibili da un’altra entrata. Cosa che non avrebbe quindi interferito con l’attività dell’associazione occupante.
Tuttavia la proposta di condividere con noi gli spazi non utilizzati, non è stata accolta.
Per noi la questione è finita qui. La scelta dell’amministrazione di revocare il comodato d’uso all’associazione è cosa che non ci riguarda direttamente anche perché non saremo noi ad occupare i locali in questione.

Da genitori di figli disabili comprendiamo la rabbia e lo sfogo di un altro genitore che chiede ad una comunità così “sensibile ed empatica", semplicemente di tacere e non possiamo nascondere di provare un certo disagio nel vedere come un argomento così delicato venga strumentalizzato da coloro che a destra e a manca si professano cultori della divina ars politica, a fini che poco e niente hanno a che vedere con lo spirito di solidarietà.Ora, per rispondere alla domanda con la quale abbiamo aperto questo post: “cosa succederà dopo?” Rispondiamo: “succederà che “molti di voi torneranno alle proprie vite e si indigneranno per il prossimo caso del giorno e chi vive la disabilità continuerà a viverla tutti i giorni!”