Economia Verona

Il viaggio del vino della Sicilia al Vinitaly di Verona

Un connubio inscindibile tra vino e archeologia
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Verona - Il padiglione 2 al Vinitaly è stato quello dedicato alla Sicilia, esattamente di fronte al Veneto, padrone di casa della celeberrima manifestazione che chiama a raccolta da 52 anni gli addetti ai lavori e gli appassionati di vino da tutta Italia, che hanno risposto alacremente all’invito di quello che è meritatamente considerato l’appuntamento più importante del settore. Clienti fidelizzati quelli delle cantine ma fidelizzate anche le cantine stesse che ogni anno non mancano all’evento per presentare nuovi vini e chiaramente ultime annate.

A fronteggiare i due leoni veneziani all’ingresso del Veneto, la Sicilia ha posto altrettanto anzi ancora più antichi emblemi: ai simboli cristiani dell’evangelista Marco la regione più a sud d’Italia ha rivendicato le sue radici greche che si materializzano in quelle che sono le tracce più evidenti degli scambi tra le colonie e la madrepatria. Le anfore quindi, i celebri vasi dalla forma allungata usati per trasportare vini e olii, prodotti non a caso protagonisti al Vinitaly. Il cuore del padiglione Sicilia, l’area conferenze dedicata alle degustazioni, evoca e ricorda suggestivamente il simposio su un pannello esposte all’ingresso: “Il grano di Demetra, l’olivo di Atena e la vite di Dioniso costituiscono <<la grande trinità benefattrice>> dell’agricoltura antica della Sicilia”.

Anfore dipinte quindi a decorare esternamente il padiglione nonché reperti esposti all’ingresso: scelte che sembrano riecheggiare coerentemente quella di Palazzo dei Normanni, dove è appena stato nominato all’Assessorato ai Beni culturali, il Sovrintendente del mare Sebastiano Tusa.

A giustificare e spiegare questa scelta felice al Vinitaly i numerosi riferimenti sia nell’allestimento dell’enorme padiglione, con citazioni e reperti, sia un’agile quanto interessante sintetica guida tascabile bilingue distribuita all’ingresso, intitolata “Il viaggio del vino” a cura della Regione Siciliana, della Soprintendenza del mare e della Fondazione Giuseppe Whitaker (quest’ultima ha anche prestato alcuni reperti in mostra tra gli stand). Da Omero, che ci racconta come gli dei si nutrissero di nettare e ambrosia ma gli eroi di carne arrostita e vino, a motti divenuti celebri come “in vino veritas”, ai Fenici, alle tecniche di impermeabilizzazione delle anfore, ai banchetti romani come quelli di Cesare, alla vinificazione siciliana per la quale si usavano anche l’acqua di mare o il miele, ai Micenei e alla loro talassocrazia che proprio sul commercio del vino si fondava, ai carichi dei relitti, agli “empori” e alle grandi aziende commerciali, fino alle ultime scoperte dell’archeologia subacquea come quella delle Isole Egadi o scoperte meno recenti ma non meno interessanti come anfore normanne o quattrocentesche ancora tappate a preservare il prezioso liquido. La piccola guida conclude ricordando come “il commercio del vino ha contribuito non poco alla genesi di quel formidabile <<accatastamento>> culturale che fece del Mediterraneo non un mare ma tanti mari, non una storia, ma tante storie”.

Un connubio inscindibile quello tra vino e archeologia, sembra dirci la Regione, che se unito al terzo tema, quello del viaggio appunto, delle rotte via mare, non può che evocare un invito al turismo.

D’altro canto i privati, le cantine rispondono in coro, seppur con assoli più o meno decisi, alla voce del pubblico, consapevoli come sono di quanto il Vinitaly si ponga ogni anno come un’ottima piattaforma per intrecciare rapporti e invitare a visitare le cantine. Molte negli ultimi anni si stanno d’altro canto confermando leader anche nella ricettività, concentrando le energie anche sull’ospitalità con strutture di lusso in cui soggiornare, inebriati dagli aromi dei vini, i profumi dei vigneti, le brezze marine, il buon cibo e le maggiori città d’arte a pochi chilometri. Un invito, quello a visitare l’isola, il cui mittente siciliano sembra sia pubblico e privato.

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