Cultura Film

Amadeus, Milos Forman e la leggenda di Mozart e Salieri

Un film del 1985 che merita di essere rivalutato. Vinse 8 premi oscar

La morte del regista di origini ceche Milos Forman, avvenuta qualche giorno fa, ha spinto tantissime persone a rivedere alcuni dei suoi capolavori. Ha segnato la storia del cinema, Milos Forman, grazie e soprattutto a quello che è considerato il suo capolavoro “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, con uno straordinario Jack Nicholson. Un film che per la prima volta tratta in maniera innovativa un argomento molto delicato come il disagio presente negli ospedali psichiatrici, denunciando il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell'aggressività che caratterizza in qualche caso la malattia mentale. Noi, oggi, non ricorderemo Milos Forman per questo film, ma per un altro suo capolavoro, forse meno conosciuto al grande pubblico ma che resta, a parere di chi scrive, uno dei suoi lavori migliori. Vincitore di 8 premi oscar nel 1985, tra cui miglior regia e miglior attore protagonista assegnato a F. Murray Abraham, Amadeus è uno di quei rari film in cui colonna sonora, storia e finzione letteraria si mescolano talmente bene da dare vita ad un’opera unica.

Intendiamoci: lo spettatore che ha una certa infarinatura di storia della musica sa perfettamente che quello che sta guardando è basato su un aneddoto letterario. Eppure, l’interpretazione dei protagonisti e lo sviluppo della trama rende questo aneddoto quasi plausibile.
Amadeus è la trasposizione cinematografica della vita di quel genio assoluto che fu Wolfgang Amadeus Mozart, il più grande genio della storia della musica. Il film si basa sull’opera teatrale di Peter Shaffer, che parte dal presupposto (prettamente letterario, nella realtà quasi certamente del tutto infondato) di un acceso antagonismo tra il giovane musicista salisburghese e il compositore veronese Antonio Salieri, presente alla corte dell'impero asburgico nello stesso periodo, sotto l’impero di Giuseppe II (passato alla storia come l’imperatore della musica). All’inizio del film vediamo Salieri ricoverato in un manicomio che tenta il suicidio: è accusato, infatti, di essere stato lui l’artefice della morte di Mozart (una diffusa leggenda, infatti, parlava di un avvelenamento). Un aneddoto letterario facilmente spiegabile, col senno di poi: Mozart è morto all’età di 35 anni in circostanze mai del tutto chiarite (si pensa alla sifilide o ad una malattia che ha coinvolto i reni) e il suo corpo è stato gettato in una fossa comune, a Vienna. Il compositore salisburghese, infatti, scialacquatore di denari come pochi, viveva praticamente in miseria. Pochi, a quell’epoca, compresero il suo genio e l’innovazione assoluta della sua musica. Sta di fatto che il suo corpo, quando iniziarono a cercarlo, non fu mai ritrovato. Nemmeno in luogo della sepoltura è stato mai individuato con precisione. Queste circostanze misteriose alimentarono la teoria, in epoca romantica, di un avvelenamento di Mozart da parte del “rivale” in musica, il musicista di corte Antonio Salieri.

Il film è una lunga confessione ad un prete di Antonio Salieri (interpretato dallo straordinario F. Murray Abraham) in cui, appunto, viene ripresa questa leggenda. Antonio Salieri, musicista di corte, è grato a Dio per il suo talento e la sua vita. Conosciuto Mozart, si accorge di quanto, in realtà, la sua musica sia mediocre. Eppure, comprende quanto sia innovativa e stupenda la musica di questo giovane salisburghese irriverente, arrogante e ridanciano, dedito ai piaceri della vita, all’alcool e alle donne. Salieri si rende conto che la sua musica, nonostante sia apprezzata dai contemporanei e vincitrice di diversi riconoscimenti, è destinata all’oblio, mentre quella di Mozart resterà immortale. Salieri, riconosce in Mozart lo strumento di Dio, una sua incarnazione in terra e pur continuando ad ammirare la sua arte, si chiede: “Perché Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno quale suo strumento?

A lui, invece, ha concesso solo poco talento, sufficiente però a capire appieno il genio altrui. Spinto da un odio sordo contro il rivale, decide di farsi commissionare in incognito una messa da requiem che poi si sarebbe attribuito e di provare, nello stesso tempo, la morte di Mozart. Eppure, non riuscirà del tutto nel suo intento: Mozart, infatti, morirà  prima di completare e consegnare a l'opera e Salieri. Non è stato dunque lui a ucciderlo. Al prete, dichiarerà che è stato Dio a uccidere Mozart, piuttosto che lasciare che un uomo mediocre offuscasse una minuscola particella della sua gloria.
Inutile dire che ogni scena è sottolineata magistralmente dalla musica di Mozart e ciò rende questo film unico nel suo genere. Mozart (interpretato da Tom Hulce) è descritto come un uomo pieno di difetti (e ciò è confermato anche dalla storiografia), dedito alla bella vita. Soprattutto, è volgare e scialacquatore di denari.

Al di la dell’aspetto umano, però, il film mette in risalto una caratteristica importante: l’arte rivoluzionaria di Mozart, soprattutto considerando i tempi. Per la prima volta, Mozart sdogana il concetto secondo cui si dovevano scrivere opere solo in italiano (all’epoca lingua della cultura europea) e che trattassero solo di argomenti elevati, come dei e leggende. Mozart, grazie ad alcune opere passate alla storia della musica come Don Giovanni, Le nozze di Figaro o il Ratto dal Serraglio, ha portato su un palcoscenico per la prima volta storia che raccontavano di persone comuni che parlavano spesso nella loro lingua natale, ovvero il tedesco. Un film da vedere, piacevolmente irriverente e dolorosamente cupo, soprattutto nelle scene finali quando purtroppo Mozart, incompreso genio troppo precoce per la sua epoca, viene gettato in una fossa comune, senza bara, accompagnato solo da tre o quattro persone.