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Tiramisù nel tubetto? Non fa impazzire i veneti e i friulani

L'invenzione di Pasquale Caliri.

L'idea di un tiramisù da viaggio in formato tubetto non è piaciuta proprio a tutti. A maggior ragione, non è piaciuta nella patria del Tiramisù, ovvero il Friuli e il Veneto (la disputa sulla paternità è ancora aperta). Il tiramisù portatile, nome ufficiale “Tiramipiùsu“, è stato presentato l’altro giorno a Taormina, invenzione, non priva di qualche ingegno, dello chef Pasquale Caliri, di stanza al ristorante Marina del Nettuno di Messina. Nonostante il riconoscimento allo chef, l'invenzione a dire il vero ha suscitato qualche perplessità anche a chi non abita nel nord-est. Con tutto il rispetto, ovviamente, per lo chef.

Come si diceva, la paternità del tiramisù è ancora contesa tra Treviso e Tolmezzo che da tempo stanno combattendo una lunga (e un po’ tediosa) guerra di posizione sulla paternità del celebre dolce al cucchiaio, fatto con crema di mascarpone, caffè e cacao amaro.
Adesso, arriva anche un terzo pretendente al trono. Il Tiramipiusu è  una confezione che contiene una scatoletta sigillata e un tubetto. Aprendo la prima scatoletta spuntano dei mini savoiardi, oltre a un cucchiaino fatto di cioccolato, spremendo il tubetto si ottiene la crema caffè. E' proprio un dolce sfizioso, pensato per i golosi senza ritegno, che non rinuncerebbero mai al tiramisù neanche sul treno.

Presto, il kit sarà venduto in molte pasticcerie siciliane.
In Veneto i puristi sostengono che è un dolce che deve riposare e va gustato in assoluta comodità. Il sindaco di Tolmezzo, Francesco Bollo, prende le distanze dalla versionte portatile e definisce il tiramisù di Caliri una "interpretazione molto libera".
Diciamo che forse i nostri fratelli veneti e friulani non hanno tutti i torti. Ma per una volta, constatiamo, sono d'accordo nel bocciare l'iniziativa.