Cultura Madrid

Antonio Frasca, un notaio di Scicli alla corte di Filippo II di Spagna

Nel 1561 Madrid era stata creata dal sovrano come baricentrica capitale di un impero molto frammentato e diviso

Madrid - Antonio Frasca è stata una incredibile ed entusiasmante sorpresa dell’ultima estate 2017.
Nell’ambito di un mio più vasto studio sistematico della Contea di Modica e degli Almiranti di Castiglia, conti di Modica, m’imbattei quasi per caso in questo strano personaggio.
M’incuriosiva la numerosa presenza di siciliani alla Corte di Filippo II, re di Spagna.
Nel 1561, infatti, Madrid era stata creata dal sovrano come baricentrica capitale di un impero molto frammentato e diviso: un modesto avamposto di Toledo era stato trasformato improvvisamente nella sede stabile della sua Corte.
In questo scenario estremamente mobile piombò come fulmine a ciel sereno il notaio Antonio Frasca.
Veniva dalla Sicilia, esattamente dalla Contea di Modica. Aprì uno studio in Calle Mayor, molto vicino a Piazza Puerta del Sol, l’1 gennaio del 1580. Doveva, comunque, trovarsi in città già dal 1577. Esercitò come notaio nella capitale spagnola per ben trent’anni.
La sua prima qualifica di “notaio apostolico” non lo avrà reso particolarmente gradito al popolo e all’esercito di “escrivanos Reales” presente sulla piazza, se aveva richiesto e ottenuto anche la qualifica di “escrivano del Rey”.
Con queste due autorizzazioni si distinse nella Città Corte per la sua correttezza personale, l’impeccabilità dello stile e la scienza giuridica di cui i suoi atti erano traboccanti, qualità che lo fecero diventare subito famoso e ricercato soprattutto dalle élite borghesi e dalla nobiltà, oltre a essere il notaio di fiducia dell’Almirante di Castiglia e Conte di Modica a Madrid.
Antonio Frasca fu considerato - e non a torto - dai suoi contemporanei e dagli storici moderni che hanno studiato il periodo nel quale operò e visse il caposcuola del notariato madrileno.
Importanti protagonisti del Rinascimento italiano, richiamati in terra di Spagna dal gusto e dall’amore per l’arte manifestati da Filippo II, come Leone Leoni, Jacomo da Trezzo (Giacomo Nizzola), Sofonisba Anguissola furono suoi affezionati clienti.
Del Leoni e del Trezzo si possono ancora ammirare le importanti tracce lasciate da questi straordinari artisti italiani ne El Escorial.
Di Sofonisba Anguissola rimane il celebre ritratto del monarca, forse il più intenso e informale, oggi custodito nel Museo del Prado di Madrid.
Per questo ritratto, la pittrice, una donna emancipata ante litteram, percepì una pensione vitalizia che Filippo II le concesse come regalo di nozze quando sposò il suo primo marito, il nobile siciliano Fabrizio Moncada.
Non solo personaggi dell’arte frequentarono lo studio notarile di Frasca, ma anche uomini di santa vita come Jacopo de Gratij, più universalmente conosciuto come il “Caballero de Gracia”, per il quale è in via di definizione la causa di canonizzazione che presto lo eleverà alla gloria degli altari.
Non potevano mancare – è ovvio - i concittadini, gli esponenti dell’illustre famiglia sciclitana dei Miccichè, in quel tempo stabilmente domiciliati nella Corte spagnola.
Antonio Frasca morì il 16 febbraio 1612 a Madrid. Cinque giorni prima aveva dettato il suo testamento nel quale confessava di essere nato a Zicle, contea di Modica.
Lasciò una moglie, Maria de Lomas, e quattro figli: Anna, avuta da una precedente relazione fuori del matrimonio, Guglielmo, Antonio e Antonina.
Voglio pensare che al primogenito abbia imposto il nome Guglielmo in virtù di una sua devozione particolare al Patrono di Scicli, San Guglielmo, per un incancellabile ricordo della Patria lontana.
Fu sepolto nella Chiesa non più esistente di San Filippo El Real (pantheon preferito dalla nobiltà madrilena), a due passi da Piazza Puerta del Sol, alla presenza della moglie, dopo aver ricevuto i Sacramenti.
Frasca non fu solo un uomo di legge, fu anche un attento cronista. I suoi regesti contengono informazioni particolareggiate e preziose su vari accadimenti del suo tempo. Amava impreziosire gli atti più importanti con magnifici arabeschi e iniziali abilmente miniate.
Dopo aver rinvenuto il suo testamento, ho potuto scrivere, proprio io un suo conterraneo, la parola “fine” su un’affannosa ricerca che da diverse decadi vedeva impegnate schiere di ricercatori spagnoli.
Purtroppo l’arciprete Carioti lo ignora nel suo libro di memorie Notizie storiche della città di Scicli e in tutta sincerità non riesco a capire le ragioni di questo silenzio.
Spero che l’Amministrazione della Città di Scicli e il Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Ragusa e di Modica vogliano almeno ricordarlo. È un appello accorato il mio, affinché la sua memoria, ormai riesumata, possa ritornare a vivere come testimonianza per le generazioni sciclitane di oggi e quelle che verranno.
Per chi è interessato e vuole approfondire la conoscenza di questo illustre sciclitano, può leggere il mio saggio integrale apparso di recente sul n. 23 (aprile-giugno 2018) del trimestrale di cultura siciliana “Incontri. La Sicilia e l’altrove”, disponibile presso la Libreria San Paolo, via Nazionale, Scicli.
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