Attualità Chiaramonte Gulfi

Dacia Maraini, la signora con gli occhi bordati d'azzurro. VIDEO

Video intervista di Irene Savasta

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Chiaramonte Gulfi – Lei è una delle ultime signore della letteratura italiana e all’attivo ha romanzi di grande successo, anche internazionale, pièce teatrali e saggi. Il suo nome è legato soprattutto al romanzo che nel 1990 vinse il premio Campiello e da cui è stato tratto anche un film di grande successo: La lunga vita di Marianna Ucrìa. Dacia Maraini è (e lo sarà sempre), la signora con gli occhi bordati d’azzurro, un tratto distintivo che la caratterizza, proprio come l’eyeliner nero di Oriana Fallaci, ed è uno dei volti della letteratura del ‘900. Oggi pomeriggio, Dacia Maraini è stata ospite del circolo di conversazione di Chiaramonte, presieduto da Luisa Fontanella, dove ha presentato il suo ultimo lavoro dal titolo “Tre donne” edito da Rizzoli. Più che una presentazione, la sua è stata una chiacchierata empatica con il pubblico.

Dacia Maraini ha raccontato le sue origini: una nonna cilena, uno siciliano e l’altro svizzero, l’altra nonna inglese, il padre antropologo, la madre ultima erede degli Alliata. Le origini della sua famiglia sono ampiamente narrate nel suo romanzo autobiografico, Bagheria, dedicato al ricordo della città d’origine di suo nonno. Dacia Maraini ha vissuto un lungo periodo di tempo in Giappone, dove il padre risiedeva per motivi lavorativi. Qui, durante la seconda guerra mondiale, la famiglia Maraini è stata anche internata in un campo di concentramento per prigionieri italiani, in quanto antifascista. Poi, il ritorno in Italia e il soggiorno siciliano che ha sicuramente influenzato tantissima sua produzione letteraria. Dacia Maraini ha conosciuto quasi tutti gli intellettuali protagonisti del ‘900: da Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia, passando per Maria Callas.

Di loro, ricorda: “Mi hanno insegnato l’onestà intellettuale, la coerenza con le proprie idee, anche quando si rischia qualcosa”. Dacia Maraini ha raccontato nei suoi libri, principalmente, di donne: nel suo ultimo romanzo, le protagoniste sono tre, ovvero una nonna, una madre e una nipote, unite dal legame di sangue e forse da qualcos’altro: “L’amore è tutto. Se volete che l’amore cresca lo dovete pensare come una pianta, lo dovete curare. Oggi, invece, nella cultura del consumo e del mercato, anche i sentimenti sono diventati usa e getta”. Nel suo nuovo romanzo le tre protagoniste sono, apparentemente, diversissime fra di loro.

La nonna è la più spregiudicata, la figlia è l’intellettuale e la nipote è in polemica con la madre. Un uomo, però, entrerà nelle loro vite per stravolgerle. Sente ancora mancanza della Sicilia? Dacia Maraini risponde: “Mi mancano certe luci, certi odori, certi profumi. Ho piantato il gelsomino di Bagheria a Roma, ma non ha lo stesso profumo”. E cosa manca, invece, alla Sicilia? “Un maggiore amore per sé stessi e più senso della collettività. E’ come se su quest’Isola ognuno fosse per conto proprio”. Infine, la domanda delle domande: qual è il ruolo della letteratura oggi? “Non credo che la letteratura può cambiare il mondo. Ma può creare consapevolezza”. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Demea Cultura.

La video intervista di Irene Savasta.

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