Cronaca Pozzallo

Preso lo scafista dei migranti soccorsi dalla Maersk

La polizia ha catturato Abdallha Adam El Tayeb, nato in Sudan, 29 anni

Pozzallo - La polizia ha catturato Abdallha Adam El Tayeb, nato in Sudan, 29 anni, accusato di essere lo scafista della piccola imbarcazione in legno che ha trasportato i migranti soccorsi, poi dall'Alexander Maersk.
Secondo i testimoni è lui che hanno condotto l’imbarcazione partita dalle coste libiche.

La nave cargo “Alexander Maersk” battente bandiera danese procedeva al salvataggio di 113 persone di varie nazionalità (in prevalenza sudanesi) che erano a bordo di un piccolo scafo. Il salvataggio era stato disposto da IMRCC Roma in quanto aveva avuto notizia dell’evento tramite chiamata da un’utenza satellitare Thuraya e confermata da un avvistamento da parte di un velivolo dell’assetto aereo della Marina Militare. La motonave “Alexander Maersk” dopo aver effettuato il soccorso e recupero ha fatto rotta nord e chiedendo ad IMRCC Roma l’assegnazione di un Pos. IMRCC Roma assegnava come porto di approdo quello di Pozzallo dove la motonave giungeva alle ore 23.30 circa del 25 giugno 2018.

Alcuni sudanesi hanno riferito di aver pagato quasi 5.000 dollari per raggiungere l’Europa. Per loro ogni passaggio da un paese all’altro costava denaro. L’imbarco dalla Libia per l’Italia è costato circa 700 euro cadauno ma quelli precedenti per passare le frontiere erano stati molto più cari. Dalle dichiarazioni dello scafista è emerso che quest’ultimo si fosse accordato con i libici per condurre il natante. Lo scafista non era stato nella connection house insieme agli altri migranti, segno di un precedente accordo criminale con gli organizzatori libici. Inoltre nel momento in cui sono saliti a bordo, lo scafista dialogava con dei libici che dopo la partenza restavano in spiaggia mentre loro prendevano il largo.

È stato sempre lo scafista a chiamare i soccorsi una volta allontanatisi dalle coste libiche mediante un telefono satellitare, tanto che dopo poco sono stati raggiunti da un velivolo e poi dalla nave mercantile che li ha soccorsi.
Ad avvalorare le dichiarazioni dei migranti, testimoni della traversata e quindi delle responsabilità dello scafista, anche una foto estrapolata da uno dei cellulari sottoposti a controllo nelle fasi di sbarco.
La foto acquisita ritrae lo scafista con il timone in una mano e il navigatore satellitare nell’altra.

 

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