Cultura Scicli

Gli arcipreti di Scicli, a sorpresa un codice C del Carioti

Guglielmo Scardino, Guglielmo Virderi, Antonino Carioti, hanno lasciato un'impronta indelebile

Scicli - Trovo sempre sorprese graditissime consultando i Libri Parrocchiali della Ven. Chiesa Matrice di San Matteo Apostolo di Scicli.
Già sapevo della grande erudizione degli Arcipreti che si sono succeduti nel tempo. Non avrei comunque immaginato di dover documentare tal erudizione e di doverne fare motivo di approfondito studio.
Soprattutto tre arcipreti, Guglielmo Scardino, Guglielmo Virderi, Antonino Carioti, hanno lasciato un'impronta indelebile e fino a oggi in parte sconosciuta fra le carte dei libri parrocchiali sempre abbondanti di fogli in bianco e sicuri testimoni dei loro più intimi e segreti pensieri.
Scardino ci ha lasciato delle riflessioni interessanti sulla politica della Francia nella seconda metà del Seicento.
In un brano, nascosto tra le pagine del libro dei Battezzati relativo agli anni 1634/1682, lo Scardino appuntò una cronaca dal titolo "Incostanza delli Francesi". In essa traccia una storia della Monarchia francese da "Filippo il bello" a Carlo X di Borbone.
Negli anni in cui il Nostro arciprete scriveva, quest'argomento era quanto mai attuale. Infatti, la rivoluzione di Messina (1674), fomentata dalla Francia, fu il grande risultato della politica mediterranea di Luigi XIV avente come segreto obiettivo la destabilizzazione del potere spagnolo in Sicilia.
Ma non solo di politica scriveva Scardino.
Era un uomo erudito che leggeva correntemente i classici più in voga del suo tempo, appuntando citazioni, massime, informazioni che, presumo, gli valessero per le sue prediche.
Scardino si cimentò pure con la poesia.
Ho trovato un componimento di Scardino "sistemato" da un giovane arciprete Virderi.
La poesia "rifatta" da Virderi porta in calce la nota che la attribuisce al defunto arciprete (Sbozzò l'arciprete Scardino "l'incostante"), tramandandoci pure il nomignolo con cui lo Scardino era soprannominato e conosciuto.
Scardino rimase sepolto sotto le macerie del Duomo, crollato a causa del sisma del 1693.
I libri parrocchiali furono tratti in salvo. Consultati dal suo successore Virderi, fornirono a quest'ultimo l'idea di continuare a utilizzare, come faceva il suo predecessore, le pagine bianche come agenda personale annotandovi appunti, poesie, cronache.
Così ci è pervenuta, infatti, la sua celebre cronaca del terremoto del 1693. Così ho potuto recuperare molte delle sue poesie che in parte ho già pubblicato nel mio libro "Scicli e il suo Duomo, San Matteo e la ricostruzione dopo il terremoto del 1693" edito nel 2017.
A questi componimenti poetici del Virderi già pubblicati, altri da me recentemente scoperti se ne sono aggiunti.
Sono poesie "religiose" composte in un siciliano molto semplice. Furono scritte, sono sicuro, per far parte del patrimonio culturale del popolo.
Non mi stupirebbe se molte preghiere, biascicate dai nostri nonni e di cui oggi non si conosce l'autore, fossero state composte proprio dall'arciprete Scardino oppure dall'arciprete Virderi.
All'arciprete Virderi successe il Carioti.
L'arciprete Carioti lasciò molto scritto di suo. Fu anche il primo scopritore della "Cronaca del terremoto del 1693" lasciataci dal Virderi, come scritto prima.
Ebbe anche il merito di tracciare un identikit storico della città di Scicli che oggi sicuramente desterebbe serie perplessità ma nei suoi anni, inseguendo mode e usi del tempo, si dovette trasformare in un'autentica operazione di marketing sociale.
È noto l'affanno a ricercare nobili discendenze da parte di scrittori locali confezionando una storia che spesso sconfinava nel mito e nella leggenda.
A questa tentazione nessuno degli storici siciliani che precedettero e seguirono il Carioti si sottrasse.
Il Carioti, uomo di mediocre cultura e di pessimo temperamento ma sufficientemente ammanicato con la migliore produzione culturale dell'isola, in effetti, ci ha lasciato un'importante mole d'informazioni nel suo testo sopra citato e in altri capitoli sparsi di opere forse andate perdute.
Grazie alla sua scrittura compulsiva, abbiamo potuto ricostruire così interi periodi del passato di Scicli che il terremoto disgraziatamente aveva seppellito.
Se da una parte bisogna attribuirgli il merito di essere intervenuto spesse volte nelle beghe ecclesiali cittadine, grazie alla lunga durata del suo mandato, dall'altra non si può non rimproverargli la scarsa attenzione da lui prestata a fatti e persone suoi contemporanei.
Aver taciuto anche parecchi scandali provocati da esponenti del Clero locale è stata sicuramente una grossa colpa. Ovviamente il peso e il timore di un'Inquisizione ancora molto vigile e operante avranno moderato e frenato le sue smanie di antico reporter.
Un'ultima osservazione.
Il Carioti lesse la descrizione della visita dell'Almirante di Castiglia a Scicli (contenuta nelle sue "Notizie Storiche") proprio in uno dei fogli in bianco su cui precedentemente la aveva raccontata il cappellano della Matrice Don Bartolomeo Ragusa. Così pure per le diverse processioni della Madonna delle Milizie sulle quali ampiamente ci documenta o per qualche fatto di cronaca locale.
Il Nostro con certezza ha concepito il libro di memorie già dai primissimi anni del suo arcipretato.
La prima annotazione da me scoperta è dell'aprile del 1730 e l'ho trovata in un foglio in bianco del "Libro dei Battezzati" relativo agli anni 1721/1732. Cioè il "libro" dei battesimi da lui amministrati dopo la morte dell'arciprete Virderi.
Questa pagina e altre saranno sempre e costantemente aggiornate nel tempo fino a diventare un vero e proprio "Codice C" (per seguire il criterio usato dall'indimenticabile Prof. Michele Cataudella che nel 1994 curò un'egregia edizione del testo, introduzione e annotazioni del "Notizie Storiche della Città di Scicli").
Le annotazioni si fanno abbastanza fitte intorno al 1732. Per circa dieci anni il Carioti poi dimentica quest'antico canovaccio del suo libro di memorie.
Riprende ad annotare nel 1742 e nel 1743. Passerà di nuovo molto tempo prima di scrivere ancora appunti che, come ho potuto facilmente riscontrare, poi ampiamente svilupperà nel testo sopra citato.
Bisognerà arrivare al 1772 per ritrovare un ultimo cenno. Invecchiando la sua scrittura si faceva sempre più spigolosa e irta, quasi nervosa per un irrefrenabile tremolio della mano.
Il 13 dicembre del 1780, dopo cinquantanove anni di arcipretato, otto mesi e sei giorni, il Nostro storico rese l'anima a Dio. Così si legge nel suo Atto di morte.
Il Carioti non ci ha lasciato grandi eredità se non il "nostro" passato da lui raccontato con gli strumenti e i mezzi a sua disposizione in quel tempo.
Per questa memoria merita il mio ricordo.
Riproduco qui di seguito il primo resoconto della visita dell'Almirante steso dal Cappellano Don Bartolomeo Ragusa, le poesie del Virderi e le notizie sempre nascoste nei fogli del volume dei Battezzati, costituenti, a mio parere, il nucleo primitivo e originario del suo "Notizie storiche".

Resoconto della visita dell'Almirante:
Nota come a 28 di Ottobre 12ª In. 1643 venni per Sicli il s/r Almirante di Castiglia conte di Modica, posentao nelli casi del d/r Giloramo Ribera, e fù lo mercordi la sera e lo Giovedi matino vinni alla matrice chiesa con la s/ra Viceregina, e vista messa, vios[se]ro le s/te Reliquie delli quali ni fu data parte a detto s/re a detta Viceregina, et alla figlia, e lo Vennerdì ad hore 21 si partie per modica.
(nota apposta da D. Bartolomeo Ragusa, cappellano)
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Nuove Poesie inedite dell'Arciprete Don Guglielmo Virderi

L'Immacolata Concezione di Maria

Lu summu Diu l'eternu su tesoru
l'ha collocatu in vui Virgini eletta
Maria chi nell'utimu Consistoriu
siti la Creatura chiui perfetta.
Aviti una patenti a littri d'oru
chi siti esenti di la massa infetta
e comu tali goditi lu foru
d'essiri senza macula Concetta.

sbozzò l'Arciprete Scardino l'incostante.
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Su l'Immacolata Signora
(Corretta)
Iddiu di li soi gratij lu tesoru
ha collocatu in vui Regina eletta
Virgini e matri in summu Consistoru
siti la Criatura chiui perfetta.
Haviti una patenti a littri d'oru
chi vi fa immuni da la massa infetta
Maria chi sempri goditi lu foru
d'essiri senza macula Concetta.
L'Arciprete (Don Guglielmo Virderi)
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Santa Maria dilla Pietati

Sutta qualunque titulu si honura
la Gran Matri di Diu tutta buntati
e s'ama se vui riverisci e adura
dalli devoti soi dalli soi frati.
Pero la meghiu laudi a sta signura
chi si puo dari a supra li beati
e (è) diri sempri cu la menti pura
Viva Santa Maria di la pietati.
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Senza titolo (o forse un'aggiunta alla precedente)
Tutti li vostri devoti Maria
sutta lu vostru mantu collocati
nun timinu travaghia o traveczia
perchi su da tempesti riparati
e zuccu chi la genti circhiria
darvi laudi supra li beati
e la Maggiuri grandi ranni sia
chi siti matri di la pietati.

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Predestinacione
Quannu Diu lu decretu so efficaci
voli esecutu da li creaturi
ognuna le obedisci servi e taci
a locu a tempu cria momenti ad huri
dunca di l'homu fa comu ci piaci
salva la libertà d'odiu o d'amuri
lu modu comu ci tira a la paci
sulu sta in menti di lu Redenturi.
L'Arciprete
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Amare Dio

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In Cristu speru et amu ad'un signuri
chi pisa li pinzieri a pisu d'oru
e duna cosa di meghiu valuri
quand'apri di li gratij lu Tesoru.
Hora na servi e porta ad autru amuri
e perdi di la stima lu decoru
lu mundu e carni ti su tradituri
lu demoniu e tirannu chiu d'un moru.
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CODICE "C" DEL CARIOTI
s.f.

Avendo accaduta la solennità del nostro Patrono S. Guglielmo a 16 Aprile 1730 domenica in Albis furono così frequenti e sì copiose le pioggie quanto ci proibirono di uscire la Processione dalla Matrice ove restò servato il Santo deposito doppo la Messa sollenne.
Arciprete D. Antonino Carioti

Si fece a 17 di detto mese la Processione in giorno di Lunedì.
E da notarsi che nè meno nel dì dell'Ottava che accadde a 23 di Aprile di detto anno potè farsi la Processione detta della Testuccia a causa delle pioggie.
Arciprete Carioti

A 2 Maggio 1730 passò da questa Vita Mons. fra D. Tomaso Marini Vescovo di Siracusa dominicano.

A dì 23 Aprile 1732 stante la notabile scarsezza d'acqua si uscì la Madonna della Croce con gran concorso e perché accadde su l'ore 23 e mezza si portò nella Chiesa de`P. P. Capuccini e l'indimani 24 si portò con maggior concorso di popolo penitente nella Chiesa Matrice ove si sollennizzava l'Ottava di S. Guglielmo e vi stiede sino alli 27 Mattino ed indi si portò nel Convento del 3º Ordine la detta Statua la quale si edificò ex Mixturis Locorum Hyerusalem et Montis Sion come per un atto si legge sotto li 27 Aprile 1517 e seguì nella Chiesa allora della Confraternita di Sª. Agrippina ove al presente sono li P.P. Capuccini.

E si nota come sotto li 9 Aprile 1732 giorno di Mercoledì Santo si espose S. Guglielmo nella Matrice e doppopranzo con grandissimo concorso di popolo si portò nella Sª. Croce, Cappella vicino al Convento de' P.P. Capuccini e si tornò nella Matrice per la stessa mancanza d'acqua.

Da Febbraio 1732 sino a 18 9bre non piovè mai e né in detto 18 9bre pure[,] dall'11 Gennaio 1733 sino a 19 8bre di detto anno non piovette. Si raccolse sempre uva dictà di Dio perché il raccolto non tanto abbundante ne le vigne ancora.

Oggi primo Marzo 1742 stante il mal tempo non potè uscire la Processione di S. Guglielmo ed è la 2/da volta in tempo del mio Arcipretato.

20 Aprile 1743 sospesa la Calvaccata di S. Guglielmo solita farsi sin dalla Beatificazione del Santo sin l'anno 1742 per l'Omicidio a caso successo in persona del miserando B.ne Cafisi in Spaccaforno e tutto per una diocesana di Mons. Vescovo di Siracusa[,] si cantò Vespero nella Vigilia del Santo con molta sollennità e in occasione d'aversi costruito il nuovo organo nella mia Chiesa Madre a mie spese e si espose il Santo sull'Altare Maggiore senza il bacio delle Reliquie cosa che molti anni sono accadde una sola volta.
Arciprete D. Antonino Carioti

1772 16 Aprile per Ordine Reale in Napoli fu proibita la processione di San Guglielmo nella Domenica in Albis la 2ª volta, seguì la prima del Viceré stando Vescovo di Siragusa Mons. D. Asdrubale Termini prima del 1720 e piu in detto anno 1772 l'altra dell'Ecclesia di S. Guglielmo pelli precunti di S. Maria la Nova e S. Bartolomeo[.] mi signao erogate centinaia d'uncie E scripto non andare nel mezzo la Madrice ed ora nell'Arcipretato di me.
Arciprete D. Antonino Carioti
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Atto di morte dell'Arciprete Antonino Carioti

Die decimo tertio Decembris Millesimo Septincentesimo octuagesimo 1780
Reverendissimus Sacre Doctor Theologie D. Antoninus Carioti Archipresbiter post quam per annos quinquagnta novem menses octo et dies sex hanc Parochiam eiusque Ecclesiam cum zelo redisse gratijs sue annorum nonaginta octo …….. refertus Sanctis Sacramentis animam Deo redditi, sepultus est in eadem Venerable Collegiata Matrice Ecclesia Sancti Matthei Apostolj et Evangeliste per referendum Sacerdotem D. Joseph Cammarata Cappellanum.

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