Cronaca Vittoria

Maltrattati e abbandonati, chiusa casa di riposo a Vittoria. VIDEO

Per favore venite ad aiutarci, si sentono grida strazianti provenire da una casa di riposo.

Vittoria - E' stato arrestato dalla polizia Arturo Felisati, vittoriese, 40 anni, accusato dei gravissimi reati di sequestro di persona, maltrattamenti, abbandono di incapaci e lesioni personali. La polizia ha ricevuto una segnalazione di notte, intorno alle 2.30: “per favore venite ad aiutarci, si sentono grida strazianti provenire da una casa di riposo”.
In Via Milano, dove vi è la struttura, i poliziotti apprendono dal vicino che la donna urlava da ore.
D'apprima hanno provato a citofonare e a chiamare ai numeri impressi sulla targa pubblicitaria apposta accanto alla porta d’ingresso senza ricevere alcuna risposta.

Insieme ai Vigili del Fuoco che in pochi istanti, considerata la gravità, giungevano con una scala che permetteva l’accesso da una finestra rompendo un vetro. Dentro, c’erano 6 anziani (5 donne ed 1 uomo) soli dentro la struttura su due livelli.
Gli anziani erano tutti a letto ad eccezione di una donna che non avendo ricevuto aiuto si era alzata per andare in bagno da sola e cadendo si procurava lesioni guaribili in 30 giorni.

Gli ospiti della struttura erano molto impauriti perché da ore sentivano le urla della loro compagna di stanza e non sapevano cosa fare, la incoraggiavano ad alzarsi ma quest’ultima non vi riusciva, mentre le donne con lei non erano in grado di aiutarla. Gli ospiti sono tutti sofferenti di gravi patologie e non avevano neanche modo di utilizzare un telefono per chiamare i soccorsi.
La donna ferita era stata chiusa dentro la stanza insieme ad altre due ospiti perché, a dire della badante poi giunta la mattina ed ascoltata come testimone, temevano potesse farsi del male uscendo da sola, quindi la chiudevano dentro.
Il 118 prendeva in cura la donna ferita portandola in ospedale dove le diagnosticavano alcune fratture guaribili in 30 giorni.
Per 5 ore i poliziotti restavano ad assistere gli anziani ospiti fino a quando gli investigatori non rintracciavano i parenti ed il titolare poi arrestato.

I familiari ascoltati come testimoni, riferivano di pagare una retta mensile per dare assistenza ai loro cari h24 e di non essere a conoscenza di periodi in cui restavano soli, stante la loro incapacità di badare a se stessi per le diverse patologie.
Le attività investigative permettevano di ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto: il responsabile della casa di riposo, registrata al comune di Vittoria come associazione di volontariato, aveva licenziato (o meglio interrotto un rapporto di lavoro in nero) da circa 10 giorni una dipendente che si prendeva cura degli anziani durante la notte; era rimasta un’altra donna, anche lei mai assunta regolarmente, che prestava le proprie cure dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 20; dalle testimonianze raccolte, il titolare andava quotidianamente in struttura ma per pochi minuti in quanto effettuava altri lavori all’esterno; quando andava via la donna impiegata (seppure in nero) gli anziani erano totalmente in balia di se stessi; l’anziana, considerata l’assenza di assistenza notturna, si era alzata per andare in bagno e cadendo si procurava le lesioni; 3 ospiti erano stati chiusi in stanza e questo avveniva tutte le volte in cui restavano da soli per evitare che uscendo potessero farsi male; nei carrellini per la somministrazione di farmaci, sono stati rinvenuti e sequestrati medicinali scaduti.
Gli investigatori hanno fatto intervenire anche personale dell’ASP per accertare le condizioni igienico sanitarie della casa di riposo. La struttura è regolarmente iscritta nei registri comunali e gode delle prescritte autorizzazioni. Le condizioni igienico sanitarie erano buone, pertanto i medici dell’ASP non hanno contestato alcuna infrazione salvo aver rinvenuto dei medicinali scaduti che la Polizia di Stato ha sequestrato.

Dalla visione delle immagini registrate, è stato possibile appurare che i testimoni avessero riferito la verità. Sono stati annotati tutti gli orari di ingresso ed uscita del titolare e della signora che prestava assistenza. Effettivamente il titolare dava disposizioni alla dipendente di lasciare soli gli anziani, così come quando c’era l’altra donna che si prendeva cura degli ospiti la notte.
In pratica il titolare dopo il licenziamento della donna che prestava la propria opera la notte, non ha sostituito l’addetta abbandonando gli anziani e privandoli della libertà la notte e di giorno quando non c’era nessuno. Di questa mancanza di assistenza non era stato avvisato alcun familiare degli ospiti che avrebbe potuto presenziare.
Dalle immagini di videosorveglianza si appurava che un’anziana veniva condotta in uno stanzino adiacente ad un bagno. Dall’escussione della badante, testimone principale, si constatava che la accompagnava la sera e l’indomani mattina la faceva uscire, sempre chiudendo la porta a chiave. L’assistente ha riferito che la donna faceva i bisogni in giro, quindi il titolare le aveva detto di chiuderla in quello stanzino dove c’era un bagno così poteva usufruire di quel servizio. Siccome la donna faceva lo stesso i bisogni per terra, il giorno successivo è stata ricondotta insieme alle altre ospiti nella stanza dove dormiva prima.

Il titolare tratto in arresto, dapprima cercava di sviare le indagini riferendo ai poliziotti di aver dormito nella struttura, così come altre inesattezze e successivamente, grazie anche all’intervento del suo legale, ammetteva le proprie responsabilità e la sua “leggerezza” nell’aver lasciato soli gli ospiti dopo aver licenziato l’altra dipendente.
I poliziotti, dopo aver raccolto diverse fonti di prova, hanno arrestato il titolare per abbandono di persone incapaci (gli anziani erano tutti non autosufficienti), sequestro di persona (gli ospiti erano stati privati della libertà, per quanto con il fine fosse quello di evitare che si allontanassero), lesioni personali (la donna anziana caduta a terra perché priva di assistenza) e maltrattamenti (gli anziani quando soli, sono stati costretti a condizioni di vita degradanti).
Dopo le attività investigative, l’arrestato è stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ha disposto, in prima fase, gli arresti domiciliari.
 

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