Sport Mondiali di Russia

Se l'Italia giocava vinceva i Mondiali

Non basteranno trent’anni di felicità per superare il dramma che sta vivendo il popolo italiano

Le partite potevano finire ai supplementari e poi anche ai rigori, fatto sta che oggi saremmo già ai quarti e poi dritti in finale. Senza metterci tanta gente nel mezzo, l’Italia poteva vincere i mondiali.
Ma le avete viste le nazionali che si stanno giocando la coppa? Son tutte formazioni con due, al massimo tre individualità forti, essenzialmente forti, e tutto il resto, paradigmatica noia.
Se lo spettatore aveva iniziato a tifare anche per il Giappone di Holly & Benjie, solo per restituire un po’ di gusto a questa salsa insipida che i Mondiali 2018 stanno servendo ai tavoli a ogni santo pasto, un motivo ci sarà. Manca lo spettacolo. Manca l’imprevedibilità. Manca il gioco. Mancano i veri fuoriclasse. E soprattutto manca l’Italia che avrebbe fatto la faccia a mo’ di pallone a tutti, nessuno escluso. È vero, mancano quei nostri signori dei miracoli, Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Oriali, Scirea, Tardelli, Conte, Pirlo, Gattuso, Cannavaro, giganti con il cuore di un povero. Gente che aveva fame. Fame di rivalsa, fame di vincere. Fame e basta. E la fame, si sa, è una subdola belva che fa vibrare lo stomaco e ti dà la carica per sopravvivere. E ti fa portare a casa pure la coppa del Mondo, non quella del nonno!
Ecco, la fame.
Ma gente come Ronaldo e Messi che fame di gloria avrebbero mai potuto avere se sono andati in ritiro pre Mondiale, per quel poco che è durato, accompagnati da estestisti, parrucchieri e rispettivi maggiordomi?
Giusto per dare l’idea della fame: lo avete visto giocare il Senegal?
Sembrava il Milan di Arrigo Sacchi. Una difesa piazzata a centrocampo, 5 uomini di attacco che in ogni partita tiravano in porta, collegialità, pressing asfissiante, passaggi corti e tutti di prima; bel calcio, insomma. Bene, il vero spettacolo lo hanno dato loro. Gli ultimi, gli affamati. Da quel popolo africano che, non scordiamolo, dispone di una quota di PIL pro capite pari a un decimo di quello assegnato dall’Istat agli italiani (e non aggiungiamo altro), è arrivata la risposta ai fotomodelli del calcio globale, messi in campo dalle rispettive nazionali come belle signorine con i capelli piastrati e l’eyeliner agli occhi, giusto per qualche selfies d’ordinanza sul rettangolo di gioco. Il Senegal, no. E l’ha pure dimostrato. Uscendo a testa alta dal torneo per i conti assurdi della matematica disciplinare, quella riconducibile al Fair Play e ai cartellini gialli, per intenderci. Il Senegal ha vinto in campo, non sulle copertine dei giornali per soli uomini.
Non basteranno trent’anni di felicità per superare il dramma che sta vivendo il popolo italiano in questi giorni, almeno fino al 15 luglio, quando tutto, poi, sarà finito. Ma voi ce lo vedete un italiano costretto a vedere le partite delle altre nazioni e a tifare per Giappone, Uruguay, Svizzera e Colombia solo perché qualcuno ha deciso di far gestire lo spareggio per le qualificazioni alle fasi finali del torneo a un maestro d’asilo? Sia mai la Federcalcio metteva un allenatore di pallone. Come era giusto. E l’Italia avrebbe vinto i Mondiali. Nonostante la Russia, con la difesa a cinque come la nazionale di Bearzot in Spagna nel 1982.

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