Cronaca Tragedie e media

Thailandia, la verità vi dico sul salvataggio dei piccoli cinghiali

La verità arriva oggi da un video, poi prontamente rimosso e sostituito, dal profilo Facebook dei Navy Seals Thay.

Quel che importa adesso è che sono tutti e 13 belli e sorridenti in ospedale a ricevere cure e coccole. Ma hanno tenuto col fiato sospeso tutta l’umanità per venti lunghi giorni.
Tredici piccoli cinghiali intrappolati in un labirinto di grotte invase dall’acqua dei Monsoni a 400 metri di profondità: come tirarli fuori?
Con intelligenza medica e strategia militare.
Zero informazioni alla stampa, zero televisioni, zero dirette non stop: messaggi distribuiti all’opinione pubblica col contagocce dal tizio col cappellino che scopriamo poi essere il Governatore di quella regione thailandese.
I ragazzini, trovati su una spiaggetta di fango e roccia da due sub professionisti (non thailandesi), non sapevano nuotare, erano fortemente debilitati dalla mancanza di acqua, cibo e notti passate senza dormire.
E via al trenino delle fantasie da parte dei media di tutto il mondo.
Prima: i ragazzi staranno all’inferno per almeno 4 mesi.
Giusto per allentare la morsa dei media.
Poi.
I ragazzini avrebbero dovuto imparare a nuotare e seguire sott’acqua e per sentieri rocciosi, stretti, angusti e impraticabilissimi i loro salvatori.
Le simulazioni in infografiche animate e non ci facevano sognare e allo stesso tempo toccare la speranza di salvezza con le mani: i giovani calciatori e il loro allenatore avrebbero dovuto immergersi come provetti scuba e seguire passo passo i sommozzatori professionisti che intanto erano giunti in quel posto da ogni parte del Mondo a dare man forte alle operazioni di recupero.
Fantasia, letteratura dell’angoscia, i piani mostrati dai media erano buoni solo per la scenografia di un film d’orrore. Non per un salvataggio vero, nelle bocche dell’inferno thailandese.
E allora, come sono stati salvati?
La verità arriva oggi da un video, poi prontamente rimosso e sostituito, dal profilo Facebook dei Navy Seals Thay.
Dal giorno stesso del ritrovamento, il gruppo dei 13 è stato non solo guardato a vista, ma anche curato, confortato e coccolato. da 5 specialisti militari del governo Thailandese. Tra di loro anche un medico. Al gruppo s’aggregava solo 5 giorni fa anche il dottor Harris, 53 anni, anestesista di Adelaide, in Australia, impiegato per il servizio di evacuazione aero-medica del SA Ambulance Service. Il dottor Harris si è aggiunto al team di salvataggio dopo la chiamata di alcuni sommozzatori britannici, che conoscevano da tempo le sue straordinarie capacità.
E in effetti è stato lui che ha deciso la strategia medica d’uscita e ha dato il via alle operazioni di recupero. I bambini non avevano mai nuotato in vita loro, troppo deboli fisicamente, troppi spazi claustrofobici da attraversare. Il pericolo dei nubifragi monsonici era sempre in agguato.
I militari abbassano con macchinari giunti dalla Cina il livello d’acqua, pompando fuori dalle grotte qualcosa come 300 milioni di metri cubi di fanghiglia. In soli tre giorni il percorso che hanno seguito per il salvataggio è stato quasi tutto in terra emersa. Le grotte sono state attrezzate di luci e funi con un’operazione logistica, impegnando più di 1.000 uomini, mai vista prima.
Tutto pronto?
Harris procede a sedare i ragazzi, che vengono messi in sicurezza in speciali barelle (italiane) con tute termiche e maschere a tutta faccia che pompano aria “medicalizzata”. Altro che Nitrox e miscele di gas sopraffini. Una vera e propria anestesia dosata per il tempo necessario alle operazioni di salvataggio: non fare svegliare i “cinghiali” sott’acqua e nei passaggi stretti e angoscianti, spettacolo, si fa per dire, solo per i professionisti di speleologia e che solo le viscere di una grotta infernale può offrire.
I bambini hanno dormito tutto il tempo necessario per portarli in un luogo sicuro, la famosa Area 3 dove è stato piazzato un vero e proprio centro medico, dove poi venivano svegliati e accompagnati piano piano all’uscita.
Ecco svelato il motivo delle 11 ore utili alle squadre di salvataggio per portare a buon fine l’impresa. Anche lì una fesseria buona sola a fare stare col fiato sospeso la stampa e il Mondo.
I ragazzini sono stati portati in salvo uno dietro l’altro, messi in sicurezza nell’area medica attrezzata, rianimati, curati in primo soccorso e poi portati in ospedale. Se ci pensate il tutto è avvenuto in 48 ore.
Il video rimosso dalla pagina dei Navy Seal Thay, quello che solo in pochi hanno potuto vedere dopo la pubblicazione durata forse meno di 1 ora, ma che qualcuno ha anche salvato e che qui vi riproponiamo, ha svelato la magia. Il barbatrucco degli strateghi militari Thay e dei medici senza frontiere che hanno riportato in vita e restituito al Mondo, ed è il caso di dirlo, tredici piccoli cinghiali.

Lo stesso video è stato poi ri postato con la censura proprio nella parte in cui i ragazzi arrivavano all’area attrezzata piena zeppa di personale medico che interveniva per la rianimazione.
Ecco l’operazione militare perfetta: la forza e il coraggio degli uomini che hanno lavorato senza alcun risparmio di energie e d’amore resterà per sempre impressa nei nostri cuori, assieme alla compostezza, alla dignità, alla resilienza di tutto il popolo Thailandese per i bambini intrappolati millemila leghe sotto terra.