Attualità Nucleare

La Chernobyl siciliana del 1960, di cui nessuno parla

Nel 1960 il test nucleare voluto da Charles De Gaulle, la nube contaminata di Cesio 137 e Iodio 131 dall'Algeria sospinta dal vento raggiunse anche la Sicilia Occidentale

Una Chernobyl siciliana contaminò la Sicilia Occidentale. Una verità che sbuca fuori dai documenti oggi desecretati dal ministero della Difesa di Parigi nell’ambito di un processo per i risarcimenti richiesti dal personale dell’esercito che ha lavorato nei siti nucleari francesi.

Tra il 1960 e il 1966 la Francia condusse 17 test nucleari nel Sahara algerino e del primo – quello del 13 febbraio del 1960 – sappiamo ora con certezza che la nube radioattiva – il cosiddetto fallout – arrivò, dopo tredici giorni, anche in Sicilia, contaminando tutta la Sicilia Occidentale.

Il documento desecretato dal ministero della difesa francese riguarda la prima esplosione nucleare nel Sahara algerino, il cosiddetto Gerboise Bleue, perché i francesi amavano denominare i test con il nome di un roditore del deserto e con un colore. La bomba Gerboise Bleue aveva una potenza di circa 70 kilotoni e cioè quattro volte quella che rase al suolo Hiroshima il 6 agosto del 1945 ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Fu fatta esplodere nel poligono di Reggane, in un’area del deserto algerino comunque abitata da migliaia di persone e attraversata da carovane di nomadi. Negli anni successivi in quelle aree vi fu un’impennata di casi di tumore e di malformazioni. Ma la nube radioattiva sospinta dai venti si spinse fin sulle coste spagnole e in tutta la Sicilia Occidentale, tra le province di Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Palermo.

Nel 1960, in pieno conflitto franco algerino, la Francia ha mentito sulle conseguenze di quel test. La nube radioattiva, secondo i documenti del ministero della difesa francese, sarebbe arrivata in Sicilia e nella Spagna meridionale, dopo tredici giorni dall’esplosione. Gli esperimenti atomici furono condotti infatti a meno di duemila chilometri dalla Sicilia.

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