Economia Miracoli siciliani

Marco Sferlazzo: Il mio vino è figlio del vento

Il papà della cantina Porta del Vento si racconta

Siracusa - Ortigia. La saletta del Gutwosky ci accoglie per una intervista in campo neutro. Il dottor Marco Sferlazzo, farmacista, produttore dei vini Porta del Vento, è in città per incontrare alcuni clienti, e mi risparmia la via francigena che da Scicli porta, lungo quattro ore di strada, a Camporeale, provincia di Palermo.
54 anni palermitano, farmacista, Sferlazzo esordisce raccontando un luogo e un'emozione: "C'è un luogo in collina, a Camporeale, a seicento metri d'altezza, di fronte a una gola che fa entrare il vento dal mare. E' esposto a Nord, e dal golfo di Castellammare il vento si infila attraverso quella che io ho immaginato essere una porta e si incanala verso il vigneto. Il vento mantiene asciutta la vigna, allontana l'umidità, accarezza i filari".
Porta del Vento. Nel nome c'è la poesia. "Nulla avviene per caso -prosegue il farmacista vignaiolo- e io faccio il vino per scelta. Tredici anni fa ho scelto di dare una svolta, di cambiare la mia vita, riprendendo il mestiere di mio nonno Antonio, che faceva il contadino nelle campagne di Mazara del Vallo. Io ero un bambino di città, mio padre aveva lasciato Mazara trasferendosi a Palermo, e intraprendendo la professione di chimico. Io e i miei fratelli tornavamo in estate in campagna dal nonno, partecipando al rito della vendemmia, complice l'inizio tardivo della scuola. Mi è rimasto l'imprinting di quell'esperienza, e da piccolo ho sviluppato la passione per l'agricoltura, prima ancora che per il vino. Vedi, quaranta anni fa il vino si faceva ancora a mano, per raccogliere l'uva si usavano le ceste di vimini. Quelle estati col nonno hanno determinato in me un'appartenenza mentale al mondo agricoltura, ho imparato ad amare le emozioni forti, i colori, gli odori, la fatica, il lavoro dell'uomo…
Ho studiato farmacia e ho fatto il farmacista per 25 anni. Tredici anni fa ho capito che dovevo intraprendere una strada diversa. Non avevo un progetto imprenditoriale. Il mio cambiamento di vita era su base emotiva e passionale. Arrivai un po' per caso -ma la vita ne sa più di noi- a Camporeale, un luogo di tremila anime, dove in collina c'erano vecchi vigneti e un casale abbandonato. Io avevo sempre girato cantine e vigne, in Italia, in Europa, e conoscevo l'importanza del terroir. Rimasi colpito dalle caratteristiche geologiche del terreno. Acquistai 10 ettari di vigneto e il magazzino dismesso. Nel 2006 la prima vendemmia. Non c'erano né acqua né luce. Solo il vento, ospite costante del luogo. Intuii che lì potevo fare vini inusuali per la Sicilia. La mia passione diventò man mano progetto di lavoro. Ho iniziato a conoscere le delusioni, ho fatto parecchi errori, ma fortuna vuole che gli errori siano un credito. Andai nelle enoteche di cui ero cliente, proposi il mio vino biodinamico in un tempo in cui nessuno conosceva la filosofia dell'austriaco Rudolf Steiner applicata all'agricoltura. Partecipai ai seminari di biodinamica di Nicholas Jolì, scelsi di non avvalermi di un enologo, di uno specialist. Il vino volevo farlo io, sporcandomi le mani.
Nacquero il Catarratto Porta del Vento 2006 e il Trebbiano Porta del Vento 2006. Riuscii a vendere qualche decina di bottiglie. Entrai nel mondo delle fiere del produttori naturali e nel 2007 un importatore giapponese volle conoscere la cantina. Trovò il vino in fermentazione con macerazione sulle bucce, una tecnica di vinificazione molto antica, che dà origine a vini molto colorati, gli orange wine. Quel giapponese fu il mio primo cliente. Acquistò il mio vino a bancali".

Cosa dicevano i suoi familiari?
"Che ero pazzo".
E i suoi vicini di vigna?
"Che ero un farmacista che aveva soldi da buttare giocando. Negli anni successivi l'azienda iniziò a strutturarsi, introdussi il Perricone, un vitigno antico, un rosso siciliano secondo me suscettibile di successo".
Quando nacque lo spumante Mira e a cosa deve il suo nome?
"Mira nacque nel 2009, ed è dedicato a una donna, a un amore".
Qual è la vostra produzione oggi?
"Mediamente, in un anno, produciamo 60 mila bottiglie, che vendiamo in Sicilia, Italia, Giappone, Stati Uniti (con quattro importatori), Canada, Francia, Russia, Norvegia, Danimarca".
Quali sono i suoi progetti?
"Contribuire alla riscoperta delle uve autoctone, implementare la cantina in modo che possa accogliere gli ospiti, per i quali mi piace cucinare. Mio figlio mi ha detto che vuole continuare questo mestiere. Ciò mi rende felice. La prossima volta ti invito a rivederci in cantina, da me. E' un'esperienza unica. Lì non ci sono rumori e la natura è selvaggia. Si sente solo il vento".

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