Economia Sicilia

L'economia siciliana in lieve crescita, Ragusa la provincia più virtuosa

Report Sicilia di Diste Consulting per Fondazione Curella

Per la prima volta nell’ultimo decennio, nel 2019, l’evoluzione dell’economia siciliana potrebbe risultare più favorevole rispetto alla dinamica nazionale. Il «sorpasso» potrebbe arrivare in una fase di rallentamento dell’economia italiana e, secondo l’analisi del Report Sicilia di Diste Consulting per Fondazione Curella, sarebbe favorito più che altro dalla particolare struttura produttiva della Sicilia, molto sbilanciata a favore dell’agricoltura e del terziario pubblico e privato, settori che avvertono meno gli effetti delle tensioni congiunturali.

Paradossalmente, al sorpasso contribuirebbe lo scarso peso delle esportazioni sui mercati esteri, previsti in fibrillazione per la probabile intensificazione delle misure protezionistiche. Le proiezioni indicano una crescita del PIL in volume dell’1,2% a fronte di un +1% su scala nazionale. Persisteranno le difficoltà esistenti sul mercato del lavoro: l’occupazione crescerà dello 0,6%, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe conservare l'elevato livello del 2018 (21,3%). Al sostegno fornito dagli investimenti (+2,9%) si dovrebbe associare una discreta ripresa dei consumi (+1,1%), che beneficeranno dell’espansione del turismo. Sul fronte della produzione, si prevedono sviluppi estesi sia ai settori che producono beni sia a quelli che erogano servizi.

Secondo il Report Sicilia, l'analisi sull'economia dell’isola di Diste Consulting per Fondazione Curella, nel secondo semestre di quest’anno si prefigura una ulteriore, seppur lieve, accelerazione della domanda e della produzione. L’aumento del PIL è stimato pari allo 0,9%. Dall’analisi emerge il debole recupero dell’occupazione del 2017 (+1,1%) rallenterà allo 0,7%, con la creazione di appena 9.000 posti di lavoro, mentre il tasso di la disoccupazione si stabilizzerà al 21,3%. Resteranno modesti i consumi, rianimati peraltro dai non residenti, grazie agli eventi collegati a Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

Ancora in crescita gli investimenti di sostituzione di macchinari e attrezzature (+3,6% dal +3,1% del 2017); per quelli nelle costruzioni incremento del 2,1% (+0,6% nel 2017). Si manterrà abbastanza depresso il segmento dei lavori pubblici a causa della vischiosità nell’utilizzo dei fondi europei e della farraginosità dei meccanismi di spesa. Aumenti sul versante della produzione: nell’industria + 2,2%, in lieve regresso rispetto alla dinamica del 2017 (+2,6%); per l’agricoltura, silvicoltura e pesca crescita del 3,2% che recupera una parte del calo precedente (-4,2%).

La debolezza e la discontinuità dell’economia siciliana nel biennio 2015/2017, secondo l’analisi del Report Sicilia di Diste Consulting per Fondazione Curella, è la risultante di andamenti molto discordanti a livello delle singole province: alcune aree sono contraddistinte da tassi di crescita prossimi alla media nazionale e altre da cedimenti significativi. La provincia più virtuosa si è confermata Ragusa, con una crescita tra il 2015 e il 2017 del 2,8% in termini reali, a fronte di un +0,4% dell’intero sistema economico siciliano e di un +2,2% dell’economia nazionale. A seguire, Caltanissetta con un incremento del 2%, al terzo posto la provincia di Agrigento con un +1,9%. Catania si colloca al quarto posto (+1,7%) e Enna al quinto (+1,5%).

Nelle altre province, la situazione è connotata da flessioni del valore aggiunto che passano dal -0,3% di Siracusa a un -0,5% di Palermo, fino a declinare a -1,4% a Messina e a -1,9% a Trapani. La performance positiva delle prime tre province coincide con un minore tasso di disoccupazione: a Ragusa l’indicatore è sceso dal 19,5% del 2015 al 18,8% nel 2017, a Caltanissetta dal 22,2 al 17,7% e ad Agrigento dal 26,2% al 23%. Delle restanti province solo due hanno registrato miglioramenti: Siracusa (dal 25,7% al 22%) e Palermo (23,9% nel 2015 e 21,3% due anni dopo). Per contro, il tasso di disoccupazione è peggiorato a Catania (dal 16,2 al 18,8%), a Enna (dal 21,5 al 24,7), a Messina (22,5% nel 2015 e 24,8% nel 2017) e a Trapani (da 16,7 a 24,4%).