Sport Scicli

Le 72 estati di Peppino. Il tamburello e il gesto atletico

Peppino Ottaviano a Cava d'Aliga

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Cava d'Aliga, Scicli - Confesso che era dall’estate del 1998 che non mettevo piede sulla spiaggia di Cava D’Aliga. Quell’anno ricorreva il 30entesimo anniversario del prestigioso Torneo di Tamburelli di Cava D’Aliga. Ebbene, ieri ho deciso di fare un giro in bici sul lungomare cavadalgese. Saranno state le ore 15,00. Volgendo il mio sguardo verso la battigia, a quell’ora poco affollata, ho subito riconosciuto, le sagome di due vecchi amici. Confesso che speravo molto in quella “visione”... conoscendo certe loro abitudini non potevo che desiderarlo.

I due in questione non stavano palleggiando a tamburelli. Uno in particolare sembrava danzasse... mi sembrava di vedere Rudol'f Nureev all’opera, e badate bene che avevo appena bevuto un caffè. L’artista in questione si chiama Peppino Ottaviano, classe 1946, e l’altro giocatore di tamburelli, di fronte a lui, era Giovanni Nobile, suo nipote quarantenne. Colto dall’emozione, ho legato la bici a un palo e sono sceso in spiaggia. Per cinque minuti ancora ho ammirato, defilato, la danza di Peppino, fotografandolo. Subito dopo ci siamo salutati con un abbraccio. Di seguito lui ha ripreso a giocare, con la potenza e l’eleganza di sempre. Il tempo per lui sembra essersi fermato.

Peppino, appena finito di giocare con Giovanni, con amore e dedizione, ha iniziato a palleggiare con una bambina di sei-sette anni, forse la figlia di un’amica, desiderosa di giocare con lui. Ciò mi ha fatto tornare in mente quelle giornate d’agosto in cui Peppino Ottaviano, uno dei più grandi campioni di sempre di palla tamburello sulla sabbia, si metteva a palleggiare con il padre ottantenne. Correvano gli anni ‘80 e ‘90. La prima volta che conobbi e ammirai quel campione era l’estate del 1978. Tre estati dopo avrei vinto l’under 14 del citato torneo.

Non scrivo questa nota per esibire medaglie, ma semplicemente per affermare che vivevo e respiravo da vicino le gesta che era facile ammirare sui due campi segnati sulla spiaggia. Peppino in quegli anni era il dominatore assoluto del singolo maschile e, in coppia con il fratello Totò, l’alfiere della coppia più forte e longeva del torneo. Dire fratelli Ottaviano era come nominare i campioni per eccellenza. Quei due fratelli che nell’agosto del 1968, assieme a un gruppo di amici di Cava D’Aliga, decisero di piantare due pali in spiaggia e di stendere una rete da tennis tra gli stessi. Nacque così, in contemporanea ai famosi movimenti del ‘68, il Torneo di Tamburelli di Cava D’Aliga. Un gioco simile sembra venisse praticato sulle spiagge californiane. Il fatto certo è che da quel momento le estati dell’intero litorale ibleo sono state segnate da un gruppo di ragazzi. Scrivere in questa sede del torneo cavadalgese sarebbe impossibile. Gioco, partite, sfide, amicizie, amori, bronci... un’altra cosa certa è che quest’anno si sta svolgendo il 50esimo torneo di tamburelli. È dedicato alla memoria del caro Emiliano Ottaviano, figlio di Totò, che è volato in cielo troppo presto, nel 2008. Anche lui, come tutti gli Ottaviano, è stato un campione nelle varie specialità, specialmente nel doppio maschile in coppia con il cugino Emanuele, figlio di Peppino. Anche il grande Totò, un anno fa, ha raggiunto in cielo suo figlio Emiliano. Di certo staranno guardando dall’alto la spiaggia e le partite di questi giorni. Forse avranno qualche rimpianto ma sono certo che vedere in campo figli e nipoti li renda felici.

Peppino Ottaviano invece, dopo cinquant’anni, è sempre qui con la sua eleganza, grazia e disponibilità, anche per ragazzi e bambini. Qualche giovanissimo lo sfiora e forse non sa nemmeno chi è. Io e la mia generazione, credo anche le altre, gli diciamo grazie, Peppino.

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