Cultura Venezia

Willem, Memmo, Dafoe. Lo sciclitano diventato Van Gogh

Van Gogh - At eternity's Gate, di Julian Schnabel

Venezia - "Scicli-mmemma", dicono gli abitanti dei comuni confinanti. Scicli-Guglielma, a indicare che Guglielmo è -o forse era- il nome più diffuso, in onore al patrono, San Guglielmo Cuffitella. E un Guglielmo di Scicli è al momento alla settantacinquesima mostra del Cinema di Venezia. Si chiama Willem Dafoe, e interpreta Van Gogh. 

L'americano Willem Dafoe sembra nato per incarnare Van Gogh: ha il suo volto scavato, la luce negli occhi e nella parola che gli immaginiamo. Meglio del suo Pasolini, meglio del suo Gesù de "L'ultima tentazione di Cristo". Perfino le sue pennellate, nel film, sono autentiche.  Per entrare nel personaggio, Willem Dafoe ha raccontato: "Ho dovuto imparare a dipingere, era davvero necessario. In questo ovviamente mi ha aiutato il regista Julian Schnabel e solo allora ho capito meglio quello che avrei dovuto fare".

Grazie all'amicizia con Franco Battiato, Willem ha trascorso diverse estati a Scicli (nella foto con il fotografo Luigi Nifosì al convento della Croce, nell'estate 2013). 

A interessare Schnabel, nel film, è l’intensità febbrile del gesto artistico, il tratto nervoso e tendente all’astratto della pennellata la visione del mondo e della realtà che è inevibilmente soggettiva, trasfigurante, personale. E il suo è un tentativo di restituire, col cinema, qualcosa che, in qualche modo, ci si avvicinasse: per imitazione o per analogia.

Willem, o se volete Memmo, lo sciclitano, concorre a Venezia. Chissà che non vinca.