Cultura Trasformazioni

Francesco De Gregori. Principe, 'guarda che non sei più tu'

Fenomenologia di un personaggio che ha sconfessato se stesso

Prima di iniziare a scrivere voglio partire da un punto fermo, che prescinde da qualsivoglia 'critica' all'uomo: l'immenso talento di questo artista non si discute. Il genio creativo di Francesco De Gregori autore, compositore, musicista, cantante è patrimonio prezioso per chiunque di noi abbia avuto la fortuna di comprendere la profondità dei suoi brani, godere delle sue esibizioni live, afferrare la sua intrinseca personalità e la magia che la sua voce sa sprigionare. Però non basta. Le canzoni possono non esser sufficienti. Perché se sei un artista non puoi trascurare il legame con il tuo pubblico. E Francesco De Gregori di ciò non si è poi curato tanto nell'arco della sua brillante ed immensa carriera. È giusto che un artista faccia sul palco ciò che sente, anzitutto per accontentare se stesso, le proprie esigenze ed emozioni. Contano però anche quelle di chi ti ha reso tale, di chi ti ama e ti segue da oltre 40 anni, di chi dunque ha anche il diritto di criticare ciò che fai se lo ritiene opportuno. Con il Principe dei cantautori è sempre 'prendere o lasciare': lui fa, cambia, disfa, si contraddice. Se a noi fruitori del suo prodotto va bene, ok. Se invece non apprezziamo, va bene comunque. Per lui.
Legittimo è il diritto di cambiare, certo; ricordiamo però che l'accezione del termine 'cambiamento' non è sempre e solo positiva. Si può infatti cambiare anche in peggio, cambiare dunque non è garanzia di alcunché. Per chi come la sottoscritta da una vita segue questo artista, è impossibile non prendere atto della radicale trasformazione del modus agendi del Principe. Le prime concrete avvisaglie che qualcosa in lui stava mutando irreversibilmente potrei collocarle cronologicamente al 22 settembre 2015, quando all'Arena di Verona è andata in scena una festa di compleanno per i 40 anni Rimmel a dir poco sorprendente. Illogica. Chi infatti si aspettava (tanti) di assistere ad un indimenticabile concerto in cui trovare sul palco se non solo il Principe (Claudio Baglioni docet) a far rivivere le emozioni di quel disco cult, almeno i grandi artisti che con lui avevano condiviso un pezzo di percorso artistico come Ron, Antonello Venditti, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, si sbagliava di grosso. Ad esibirsi con lui altri colleghi (lungi da me screditare il loro valore), che lì mai ci saremmo aspettati per svariate ragioni che in tale sede affrontare sarebbe inopportuno. Ma Francesco - lo sappiamo - ama stupire, spiazzare, dilettarsi in stravaganze quindi, volenti o nolenti, abbiamo mandato giù il boccone. Amaro.
Tuttavia non credevo ai miei occhi e orecchi quando su quel palco De Gregori ha duettato Viva l'Italia con il rapper Fedez, visibilmente impacciato e comprensibilmente incredulo, al quale è stato concesso di modificare il testo di quel brano-gioiello. "Come è possibile?!", mi sono chiesta allibita senza ad oggi avere ancora trovato risposta. Una scelta artistica che stride con una spiacevole vicenda rimasta scolpita nella mia memoria, accaduta poi non molto tempo fa (1986), quando proprio Francesco De Gregori intraprese una serie di provvedimenti giudiziari contro Gianni Morandi (sì, proprio lui) perché 'reo' di avere inserito in un suo album dal vivo la 'sua' Buonanotte Fiorellino in versione ridotta rispetto all'originale. Da un estremo all'altro, insomma. Sebbene noi che amiamo De Gregori e lo seguiamo da una vita siamo stati abituati a simili bizzarrie, sfumature della personalità che hanno contribuito a renderlo 'Francesco De Gregori', appunto, non riusciamo a non manifestare perplessità dinnanzi alle sue recenti scelte artistiche.

Sobrietà portata all'eccesso, intransigenza, riservatezza, disdegno per il divismo, essenzialità. Solo la sua immensa arte messa in cattedra sul palco, scevra da orpelli, spot pubblicitari, slogan, atteggiamenti compiacenti e compiaciuti. De Gregori è stato sempre questo per chi lo ama e ne conosce lo stile inconfondibile. Lo abbiamo amato anche per questo. Quell'uomo ermetico, a tratti imperscrutabile, schivo, riservato, quasi stizzito nel rilasciare interviste a qualsivoglia giornalista, oggi non esiste più. Se infatti durante tutta la sua vita artistica ha rigorosamente separato la vita privata da quella pubblica, ultimamente agisce in maniera antitetica a ciò. Sappiamo tutti che le domande sulla vita privata sono state sempre un tabù per lui. Argomento assolutamente vietato per chiunque si cimentasse nell'ardua impresa di intervistarlo, tant'è che nessuno di noi ha mai saputo niente del De Gregori privato, della sua famiglia etc. E questo ci piaceva, faceva parte del fascino che lo ha sempre contraddistinto. Quell'aura di mistero che tanto ci ha fatto fantasticare mentre ascoltavamo le sue canzoni. Quel De Gregori è diventato altro. Oggi quando ti aspetti il Principe sul palco dell'evento dedicato al suo amico e collega Lucio Dalla lui non c'è. Poi magari te le ritrovi negli studi di Amici di Maria De Filippi a cantare Questi posti davanti al mare ad un pubblico di ragazzini che sconosce l'autore di quel meraviglioso brano, Ivano Fossati, e che al pronunciar del suo nome quasi nemmeno applaude. E non puoi non domandarti 'perché?' È a quel pubblico che De Gregori vuol davvero rivolgersi? A chi è agli antipodi rispetto al suo mondo, alla sua essenza? Così parrebbe. La metamorfosi di questo artista è ancora in atto. Circa un anno fa, improvvisamente, di punto in bianco, De Gregori ha deciso di esibirsi in pubblico con la moglie cantando un classico della canzone napoletana, Anema e Core. Sulla qualità dell'esibizione e performance preferisco passare oltre e invitare chi legge a farsi una propria idea ascoltando l'esecuzione live del brano:

  

 
Non solo nel recente tour europeo ma anche in quello estivo appena concluso è andato in scena il succitato duetto. Ignari tutti, noi, quando abbiamo acquistato il biglietto del concerto, solo a posteriori abbiamo appreso che 'il Capo' aveva deciso di renderci edotti del fatto che ha una moglie, e che s'è improvvisata cantante. Così, dipanandosi lungo l'estate il tour, abbiamo constatato che la famiglia De Gregori al gran completo - anche i due figli con inaspettate velleità artistiche - ce la saremmo trovata a bazzicare non solo dietro le quinte dei suoi palchi. Un duetto, quello con la moglie, propinatoci fino allo sfinimento e che (forse) avrebbe avuto un senso, un valore 'romantico', se eseguito in una sola occasione speciale, ma che invece sciorinato per mesi sui palchi d'Italia ha probabilmente compiaciuto più gli autori dello stesso che il pubblico pagante, solleticato l'ego di 'Ciccio' e 'Chicca' anziché inebriare le platee. Ma di questo il Principe non s'è probabilmente curato …
Sono lontanissimi gli anni in cui un altero De Gregori si infastidiva per qualunque domanda rivoltagli che toccasse anche lontanamente la sfera del suo privato. Come dimenticare l'intervista del 1997 che Red Ronnie fece a Francesco al tempo del Roxy Bar. "Stai distaccando quella che è una canzone - il De Gregori 'pubblico' - da quello che è invece il De Gregori essere umano …". Poi rivolto al pubblico: "Chi di voi sa cosa fa De Gregori quando non è De Gregori?", "Sta a casa con i figli" risponde a quel punto una giovane Anna Pettinelli presente in studio. "Non è né uno scoop né una cosa molto interessante … penso che molti stiano a casa con i figli e non faccio solo questo, attenzione" - replica lui visibilmente infastidito - "Non vorrei che questa gente pensasse che quando non sto qui dentro sto sempre con i miei figli, sarebbero dei 'poveracci' se fossi sempre con loro…" (risate in studio e imbarazzo di Red Ronnie). Non pago, il conduttore gli chiede: "Vai d'accordo con i tuoi figli? Sei un buon papà?". "Io non credo che sia interessante parlare di questo". "La mia vita di cantante, di artista è normalmente distinta da quella privata. Non vedo perché debbano essere 'mischiate'. Non è reticenza: non ho nulla da nascondere, è che non ho nulla da esibire". Eppure oggi Francesco De Gregori i figli te li propina sul palco, uno ha fatto il chitarrista per lui nell'ultima data del concerto estivo (preludio di un altro progetto 'artistico' a conduzione familiare?), e la sua famiglia la esibisce eccome. Ma il Principe, lui che può tutto, ha fatto anche di più: continuando a cavalcare l'onda inarrestabile della autoreferenzialità che sembra averlo pervaso, per dare oltremodo lustro alla sua "sposa" (ipse dixit) ha avuto un'altra sorprendente idea. Di quelle che all'inizio nemmeno puoi credere possano appartenergli: incidere quel duetto (solo quello) di "Anema e Core" in un vinile a tiratura limitata (solo 99 copie), una "preziosa xilografia" realizzata dall'artista e amico Mimmo Paladino. Altro dettaglio di non poco conto: il disco "opera d'arte" ha un prezzo 'scontato' di 1000 Euro anziché 1200.
Un autocompiacimento alquanto stucchevole, che ho come l'impressione non sia finito qui. Refrattario ad ogni etichetta, Francesco De Gregori ha da sempre allontanato da sé qualunque appartenenza (politica in primis) respingendo anche l'appellativo di 'Poeta' datogli da tanti, che nel farlo pensavano - poveri illusi - di fargli un complimento. 'Per brevità chiamato artista' (brano contenuto nell'omonimo album del 2008) è la canzone autobiografica che lo spiega: "Doppio come un doppio gioco, se fosse oggi intendeva domani. Lo zoppo che cammina, il pittore senza mani …" scriveva di sé il Principe. Ma oggi, a distanza di dieci anni da quel brano, siamo ben oltre il fisiologico e legittimo diritto di cambiare che è di tutti. Di rimettersi sempre in discussione sapendosi reinventare. Non mi riferisco certo all'arrangiamento più o meno riuscito di una canzone, né alla scelta di una scaletta per un tour piuttosto che un'altra. No, qui è in ballo l'essenza stessa di un artista che è stato molto più di un cantante per intere generazioni. Essenza, quella del Principe, che s'è persa Sulla strada, lasciando spazio ad un cambiamento-appiattimento sempre più evidente, e che credo avrà altro da 'esibire' … Francesco De Gregori, Guarda che non sei più tu!

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