Giudiziaria Catania

La DDA sequestra 150 milioni di euro a Mario Ciancio

I carabinieri, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia, hanno messo i sigilli ad alcuni dei suoi beni

Catania - Il Tribunale di Catania ha emesso un decreto di sequestro e confisca, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, di una serie di beni nei confronti dell'editore e direttore del quotidiano La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo (86 anni). Il valore dei beni, in corso di quantificazione, è di almeno 150 milioni. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania.

Il provvedimento, richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia, riguarda 31 società e le quote di partecipazione in altre sette ditte, ma anche conti correnti, polizze assicurative e beni immobili.

Sigilli anche alle tv Antenna Sicilia e Telecolor, e soprattutto al quotidiano La Sicilia

A essere sequestrato è La Sicilia, il quotidiano di Catania, e poi le quote della Gazzetta del Mezzogiorno, il principale quotidiano di Bari. Sigilli anche alle tv Antenna Sicilia e Telecolor. Sequestrati anche la Simeto Docks, che è proprietaria di tanti impianti pubblicitari 6x3, e la PkSud, concessionaria di pubblicità dei giornali di Ciancio. 

“Il sequestro del quotidiano La Sicilia nei confronti di Mario Ciancio deve diventare l’occasione per ribaltare la storia opaca di quel giornale e della sua direzione. Se vi sarà confisca, si affidi la testata ai giornalisti siciliani che in questi anni hanno cercato e raccontato le verità sulle collusioni e le protezioni del potere mafioso al prezzo della propria emarginazione professionale, del rischio, della solitudine”, commenta Claudio Fava, presidente della commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. “Togliere oggi – aggiunge – non basta: occorre restituire ai siciliani il diritto a un’informazione libera, autonoma, coraggiosa. Lo pretende anche il rispetto dovuto agli otto colleghi uccisi dalla mafia e dai suoi innominabili protettori per aver difeso quel diritto contro ogni conformismo”.

Il provvedimento nei confronti di Ciancio, attualmente sotto processo per concorso esterno all'associazione mafiosa, è stato richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia locale, che ha anche nominato dei commissari giudiziari per garantire la continuazione dell'attività del gruppo editoriale siciliano.

La difesa di Ciancio: «Il mio patrimonio frutto solo del mio lavoro, lo dimostrerò»

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«Nell'ambito del procedimento di prevenzione a mio carico - dice Mario Ciancio Sanfilippo - ritenevo di avere dimostrato, attraverso i miei tecnici e i miei avvocati, che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con ambienti mafiosi e che il mio patrimonio è frutto soltanto del lavoro di chi mi ha preceduto e di chi ha collaborato con me. Ritengo che le motivazioni addotte dal Tribunale siano facilmente superabili da argomenti importanti di segno diametralmente opposto, di cui il collegio non ha tenuto conto».

Ciancio Sanfilippo aggiunge: «I miei avvocati sono già al lavoro per predisporre l’impugnazione in Corte di Appello».
«Sono certo - spiega - che questa vicenda per me tristissima si concluderà con la dovuta affermazione della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati, come dimostra la mia storia personale, la mia pazienza e la mia ormai lunga vita nella città di Catania».