Giudiziaria Lecce

Papà del Ministro Lezzi cade da cavallo e muore. Il risarcimento

Il padre del Ministro cade da cavallo e muore dopo lenta agonia per le gravi lesioni procurategli dalla furia dell'animale imbizzarrito. Unipolsai condannata a mezzo milione

Lecce - La notizia è trapelata solo dopo la pubblicazione di una importantissima sentenza della Corte di Appello di Lecce (la n. 860/2018 pubbl. il 06/09/2018).
La vicenda trae origine da un grave sinistro avvenuto nel 2009 al padre dell’attuale Ministro del Governo Conte, Barbara Lezzi.
Carmelo Lezzi, questo il nome del fantino, si recava con l’amico di sempre a fare una cavalcata in un parco vicino Lecce. Senonchè i due decidono di scambiarsi i destrieri.
Frida, questo il nome del cavallo, però evidentemente affezionata ed abituata al suo padrone, non gradiva che a montarla fosse un altro fantino e quindi quasi subito, in preda ad impulso selvaggio, cominciava a scalciare, lo disarcionava, lo calpestava, schiacciandolo con tutta la sua mole. “Trauma toracico chiuso con contusione polmonare. Trauma vertebromidollare, distacco e lacerazione della retina oculare con lesione coroide e del corpo vitreo che hanno oggi comportato totale cecità dell’occhio destro; lesioni interne diffuse in vari distretti".

Queste le lesioni diagnosticate a Carmelo (si legge nella sentenza) e che, nonostante il suo carattere combattivo, tenace e vitale, lo conducevano inesorabilmente alla morte dopo sei lunghi anni trascorsi su una sedia a rotelle.
La questione finiva inevitabilmente in Tribunale. Nel 2014, in primo grado, il giudice del Tribunale rifiutava il risarcimento domandato da Carmelo pronunciandosi a favore della compagnia che assicurava il cavallo Frida per danni a terzi.
Poi, con il patrocinio dell’avv. Francesco Toto, il legale della famiglia Lezzi, la Corte di Appello di Lecce ribaltava tutto. Disponeva la riforma totale di quanto aveva disposto il giudice di prime cure capovolgendo il dispositivo e condannando UNIPOLSAI a pagare a Carmelo poco meno di mezzo milione di euro.
Sarebbe stato un ottimo risultato se non fosse che purtroppo la vittima era nel frattempo deceduta poco prima della sentenza esitata dal processo di appello.

“Sotto il profilo tecnico giuridico- ha commentato l’Avvocato Francesco Toto interpellato da Ragusanews.com- la Corte di Appello innova la disciplina dell’art. 2052 c.c. assumendo pure che, ai fini del giusto ristoro del danno cagionato dall’animale tenuto in custodia, è da valutare l’eventuale concorso di responsabilità del terzo danneggiato il quale non deve avere interferito minimamente con l’evolversi della dinamica dell’evento lesivo, se non per difendersi dalla furia imprevedibile della bestia”.