Cultura Scicli

Il patrimonio violato nel "Ritiro" di Scicli

Scrive Paolo Militello, professore associato di Storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università degli Studi di Catania

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Scicli - Domenica scorsa ho finalmente visitato il Collegio del Ritiro di Scicli, un edificio settecentesco che racchiude al suo interno un palazzo del Quattro-Cinquecento. È stata una visita interessante, resa possibile dalla bellissima iniziativa "Le Vie dei Tesori" (e dalla disponibilità dei nuovi proprietari) e risultata ancora più piacevole grazie alla gentilezza delle giovanissime volontarie (e in particolare di Monica, la nostra guida).
Era da tempo che desideravo visitare questo palazzo, dal momento che nel marzo del 2015 su questo sito ne avevo scritto un articolo dal titolo Tracce di storia a Palazzo Ribera. Allora non mi era stato possibile entrare nell'edificio e per questo mi ero dovuto accontentare di osservare da lontano, tra la fuga di archi che si affacciano sull'antica "Via Mastra di San Giuseppe", la superba facciata con gli antichi stemmi (come viso di donna - scrivevo - dietro le grate di una "gelosia"). In quell'articolo ipotizzavo che il palazzo fosse appartenuto ai Ribera, potente famiglia della Scicli del Cinque-Seicento, giunta in città nella seconda metà del '500 con Matias de Ribera, soldato di ventura spagnolo che aveva già servito il Re di Spagna in Lombardia e che, dopo aver partecipato alla difesa di Malta dal Grande Assedio turco del 1565, si era trasferito a Scicli come Sergente Maggiore, cioè come comandante militare della "piazza" sciclitana e delle truppe della Sicilia sud-orientale. Questa ipotesi prendeva spunto dagli scritti dello storico sciclitano Mario Pluchinotta che, nella prima metà del secolo scorso, scriveva: "L'antico palazzo Ribera era sotto il quartiere di Altobello, e la sua facciata tutta di pietra da taglio con finestre a sesto acuto cariche di stemmi è ora chiusa dal muro di cinta che chiude l'antico Ritiro. Questo palazzo infatti, che resistette al terremoto del 1693, era stato abbandonato dal Barone Ribera sin dal Seicento ed era stato unito a quello della famiglia Pistone, dove fu fondato il Ritiro, che ha il prospetto su via Castellana. Gli ultimi Ribera abitavano accanto alla chiesa di San Michele…".

Tracce e testimonianze
Ho, quindi, visitato il palazzo, e ho osservato più da vicino i tre stemmi incastonati in ognuna delle tre finestre, sperando di trovare tracce che confermassero questa attribuzione.
Per quanto riguarda gli stemmi, l'affermazione di Pluchinotta sembrerebbe confermata. Malgrado il cattivo stato di conservazione, è possibile infatti individuare in questi tre scudi di pietra alcuni elementi chiave. Senza entrare troppo nel dettaglio (non è questa la sede) tutti e tre gli stemmi presentano tre fasce, elemento principale del blasone dei Ribera. Il primo stemma a sinistra, poi, presenta due croci, che sembrerebbero un chiaro riferimento ai Cavalieri di Malta. Oltre a ricevere la "Croce" di Malta, infatti, Matias de Ribera riuscì a far diventare Cavalieri due dei suoi figli. Di difficile interpretazione sono invece, nello stemma centrale, quelli che sembrerebbero due cinghiali (o due ricci, o porcospini) intagliati in maniera approssimativa e sovrapposti, uno nel secondo riquadro e l'altro nel quarto. Al di là del dubbio sull'interpretazione iconografica, resta il fatto che questo animale non sembra esser presente tra i blasoni sciclitani del Cinque-Seicento, tranne che in quello della famiglia Arezzo (che però di ricci ne ha quattro, e non due soltanto, e che a quanto ci risulta non ebbe palazzi ad Altobello). Probabilmente, allora, si tratta di un blasone, oggi a noi ignoto, di una delle spose dei Ribera. Oppure di un'aggiunta per ricordare le imprese del capostipite: il cinghiale, infatti, rappresenta "il coraggio superante le più ardue imprese" (come, appunto, quella sostenuta da Matias de Ribera durante l'assedio di Malta, e poi passata negli annali dei Cavalieri). Nell'attesa che nuove fonti confermino, o smentiscano, questa attribuzione, lasciamo agli studiosi di araldica l'ardua sentenza!
L'antico nucleo del nostro edificio sembrerebbe, quindi, essere Palazzo Ribera, mentre non sembra plausibile (ma lo spiegherò in altra sede) la sua identificazione con palazzo Riera-Ascenzo, come dimostrerebbe la veduta di Scicli di metà Settecento, nella quale quest'ultimo palazzo viene disegnato più verso la chiesa di San Bartolomeo e dietro Palazzo Fava, e non - come Palazzo Ribera - dietro Palazzo Grimaldi e la chiesa della Concezione.

Il patrimonio deturpato: Palazzo Ribera e Palazzo Terranova-Cannariati
Per quanto riguarda, invece, le nuove tracce e le nuove testimonianze… Beh! Qui il discorso si fa sgradevole, e giustifica l'aggettivo "violato" inserito nel titolo. Abbiamo ricordato che l'antico palazzo Ribera subì delle modifiche nel Seicento, quando venne unito a quello di Pistone, e nel Settecento, quando venne inglobato nel collegio del Ritiro. Ma queste modifiche sono nulla rispetto allo scempio fatto negli anni Ottanta del secolo scorso, durante i lavori di una pseudo-ristrutturazione. Nulla si è salvato da quest'ultimo devastante intervento che ha modificato, con il cemento armato, quasi tutta la struttura. Mentre camminavo tra le stanze deturpate, mi chiedevo come si è potuto permettere lo stupro di uno dei pochissimi monumenti sciclitani sopravvissuti al sisma del 1693. Ciò che non poté il terremoto, riuscì agli uomini, nell'indifferenza degli organi preposti alla salvaguardia dei beni culturali.
Sono veramente benvenuti, allora, questi nuovi proprietari che, concedendo l'ingresso al palazzo, hanno già dimostrato sensibilità nei confronti del nostro (e loro) patrimonio. Ma - e qui mi rivolgo agli Sciclitani - ricordiamo che nell'attuale quartiere di San Giuseppe un altro edificio si è salvato dal terremoto del 1693: il Palazzo Terranova-Cannariati, con una facciata simile a quella del Ritiro, sulla quale sono incastonati uno scudo di pietra del '400 e una lapide '600. Dopo che mio padre lo segnalò nel "Giornale di Scicli" del 2002, il Movimento "Brancati" sollecitò con una lettera la Soprintendenza che, nel 2006, avviò la procedura di vincolo. Anche allora né mio padre né io riuscimmo ad entrare nel palazzo per vedere, tra l'altro, una superba scala del '500 (che alcuni abitanti della zona ci confidarono essere ancora visibile). Che fine ha fatto, dopo più di quindici anni, la procedura di vincolo? Riusciremo mai ad entrare in uno dei rarissimi esempi di architettura pre-terremoto della nostra Scicli?
"Vita brevis, ars longa" si dice per la scienza medica (ma vale anche per quella storica). Mio padre è venuto a mancare, e quindi non potrà più avere questo piacere; ma io non dispero di vivere tanto a lungo da potere, un giorno, entrare a visitare anche Palazzo Terranova-Cannariati.
In occasione - chissà - di una nuova bella edizione de "Le Vie dei Tesori".

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