Giudiziaria Ispica

Diplomi comprati a Ispica, 110 indagati, truffa da 2 milioni di euro

Diplomi venduti in quattro scuole paritarie. "Diplomi venduti in quattro scuole paritarie","Lezioni mai svolte, compiti falsificati e prove di esame consegnate prima"“ Potrebbe interessarti: http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/diplomi-venduti-110-in

Agrigento - Tutto nasce da un centro di istruzione non riconosciuto che aveva sede a Ispica, gestita dai coniugi Giovanni Puccia e Loredana Russo. Ma l'indagine, avviata dalla Procura di Ragusa, si è allargata a macchia d'olio. 

Centodieci indagati, quattro scuole paritarie che "vendevano" diplomi e 300mila euro in contanti, all'interno di una scatola di scarpe, trovati e sequestrati nell'abitazione dell'ex deputato regionale Gaetano Cani, dirigente scolastico, principale indagato dell'inchiesta "Diplomat".

I dettagli dell'operazione, che ha portato al sequestro complessivo di circa 400 mila euro oltre che di 22 diplomi "taroccati", sono stati illustrati oggi dal procuratore Luigi Patronaggio. L'inchiesta è partita dalla procura iblea per il coinvolgimento di un istituto di Ispica che risultava collegato ad altri della provincia di Agrigento.

"Siamo in presenza di una vera e propria organizzazione a delinquere - ha spiegato Luigi Patronaggio - dove ognuno aveva un ruolo preciso nella vendita dei diplomi. Gli alunni e i loro genitori, al momento, non sono indagati. Nella lista dei 110, a cui stiamo notificando l'avviso di chiusura dell'inchiesta, ci sono pubblici ufficiali in servizio nelle scuole. Si tratta di insegnanti, dirigenti scolastici e personale di cancelleria".

Quattro gli istituti coinvolti. Sono l'istituto Pirandello di Licata, l'istituto Pirandello di Canicattì, la scuola "Alessandro Volta" di Canicattì e l'istituto San Marco di Acireale.

"Nell'inchiesta - ha precisato Patronaggio - non risultano indagati, al momento, gli alunni e i loro genitori che sono stati interrogati come persone informate dei fatti ma è chiaro che sapevano di avere beneficiato di lezioni false, di esami truccati e altro. Quindi la loro posizione è al vaglio".

"L'attività scolastica - ha spiegato il comandante della Guardia di Finanza di Ragusa - era del tutto fittizia. Niente lezioni e niente interrogazioni. Risultava solo sulla carta perchè gli studenti pagavano consistenti quote di iscrizione. Quando si doveva fare i conti con le commissioni di esami esterne si faceva in modo di risolvere la questione comunicando prima le domande e dando in anticipo i temi delle prove scritte. Tutto avveniva con grande sfrontatezza".

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I reati contestati sono l'associazione per delinquere, il falso commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico, la rivelazione del segreto di ufficio e l'abuso di ufficio.

Il procuratore Patronaggio ha aggiunto: "Non spetta a noi annullare i diplomi, abbiamo ritenuto di intervenire con il sequestro perche' cinque studenti si stavano iscrivendo all'universita'. Investiremo della questione le autorita' scolastiche, spettera' a loro avviare un procedimento amministrativo ed eventualmente invalidare il titolo di studio. 

L'avvio delle indagini

Le indagini, iniziate nel 2014, sono ruotate intorno ad un centro di istruzione privato, gestito da due coniugi, con sede a Ispica e a Rosolini. Gli stessi, marito e moglie, entrambi dipendenti pubblici, per occuparsi del centro di istruzione si sarebbero spesso assentati dal posto di lavoro grazie alla compiacenza di medici che hanno firmato certificati per patologie inesistenti. Intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, e servizi di appostamento, pedinamento e osservazione, hanno svelato che gli studenti coinvolti sono stati solo formalmente iscritti negli istituti paritari di Acireale in provincia di Catania, e di Licata e Canicattì in provincia di Agrigento, e si sono recati a scuola solo per la simulazione delle prove didattiche.

Agli esami di maturità si sono presentati circa 100 studenti all’anno e, grazie a docenti compiacenti, sono stati più che agevolati nel superamento degli esami sia scritti che orali, tramite la concessione, tra l’altro, dell’uso del telefono cellulare e delle classiche “cartucciere”. Addirittura, nel corso dell’esame scritto di italiano, i titoli dei temi sono stati sviluppati da un pool di professori, opportunamente organizzato per la circostanza. E poi i temi sono stati distribuiti agli studenti con una e-mail oppure dai docenti interni. E per le prove scritte delle altre materie, gli studenti hanno ricevuto in sede di esame fogli con le soluzioni già indicate. È stato inoltre accertato che nessuno degli alunni ha mai sostenuto interrogazioni orali, contrariamente a quanto risulta dai registri scolastici. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati carteggi scolastici falsi, documenti extracontabili sugli incassi, denaro contante e titoli di credito per 511.000 euro, ritenuti essere il provento delle attività delittuose. La presunta associazione a delinquere, a lavoro sin dal 2007, avrebbe conseguito nel corso degli anni circa 2.100.000 euro di introiti illeciti eludendo fiscalmente le imposte dirette per 1.400.000 euro, l’iva, l’imposta sul valore aggiunto, per 215.000 euro, e l’irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, per 1.120.000 euro. Complessivamente sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 80 persone di cui, oltre agli organizzatori, una settantina tra presidi, professori e personale di segreteria operanti tra Ispica, Rosolini, Licata, Canicattì e Acireale, per reati di truffa, falso, abuso di ufficio e rivelazione di segreti di ufficio. L’inchiesta “Diplomat” è stata trasferita successivamente alla Procura della Repubblica di Agrigento per competenza territoriale. E l’ufficio inquirente diretto da Luigi Patronaggio ha sequestrato ingenti somme di denaro a fine probatorio e 22 diplomi di scuola media superiore irregolarmente conseguiti nell’anno scolastico 2014/2015 da altrettanti soggetti.

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