Appuntamenti Catania

Spettacolo a Catania, si apre la cantoria delle Benedettine

Visite possibili al camminamento sopra Porta Uzeda e le cucine e le dispense dell’antico monastero di San Nicolò L’Arena

Catania - Ogni nobile famiglia aveva la sua monaca: spesso la fanciulla prendeva il velo per lasciare integra l’eredità di casa per il primogenito o la sorella maggiore. La cerimonia che la voleva «sposa in Cristo» era molto commovente e da quel momento iniziava per la giovane, una vita da reclusa. Uno dei pochissimi svaghi delle religiose era seguire la festa di Sant'Agata. Le monache benedettine di San Giuliano salivano sul loggiato che abbracciava la cupola e si affacciava su via Crociferi e da lassù aspettavano la processione che procedeva da via Sangiuliano. Domenica 28 ottobre e quella successiva, soltanto dalle 10 alle 13 (turni di 20 visitatori ogni mezz'ora, solo su prenotazione www.leviedeitesori.it), sarà possibile a Catania salire all'inaccessibile cantoria della chiesa di San Giuliano e da lassù, sulla cupola, seguendo l’antico percorso delle religiose. E sarà soltanto uno dei viaggi narrati de Le Vie dei Tesori, che - dopo il successo dello scorso weekend catanese con 3.500 visitatori - ritorna questo fine settimana ad aprire 32 luoghi della città etnea.

Chi invece vuole percorrere il camminamento sopra Porta Uzeda, può farlo sia questo sabato che il prossimo dalle 9,30 alle 13. E non tralasciate il Museo Diocesano che racconta la storia della Chiesa etnea, tra argenti, paramenti, pitture, sculture e preziosi documenti, pezzi intarsiati e cesellati, gli ex voto per Sant'Agata, ma anche oggetti assolutamente laici, come lo spadaccino trovato nel sarcofago di Ludovico II d’Aragona. Sin dal 26 ottobre sarà invece possibile entrare nelle cucine e nelle dispense dell’antico monastero di San Nicolò L’Arena, gestito da Officine Culturali, un complesso dell’Ordine tra i più grandi d’Europa, oggi riconosciuto Patrimonio dell’Umanità.

Infine, il 26 e 27 l’Università di Catania offre la possibilità di vedere i «falsi d’autore» collezionati nel proprio museo e le carte geografiche del geologo tedesco Woflgang Sartorius.