Attualità Città del Vaticano

Papa Francesco: il ragusano Giovanni Iacono potrebbe diventare santo

Amico di Papa Giovanni XXIII

Città del Vaticano - Sua Santità Papa Francesco ha autorizzato il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Jacono, Arcivescovo titolare di Mocisso, già Vescovo di Caltanissetta. 

Nella cattedrale di Caltanissetta il 13 gennaio 2008, è stata introdotta la causa di beatificazione del ragusano mons. Giovanni Iacono, vescovo della diocesi nissena dal 1921 al 1956. 

Dieci anni fa si insediò il tribunale che istruì la causa di beatificazione. L'incarico di postulatore fu affidato al ragusano prof. Carmelo Mezzasalma, che vive ed insegna a Firenze.

Mons. Iacono nacque a Ragusa nel 1873 da una famiglia povera; conclusa la scuola elementare, il padre, non disponendo di mezzi finanziari per fargli proseguire gli studi, lo avviò al mestiere di muratore. Fu proprio durante il lavoro di manovale che il suo maestro delle elementari lo rivide e, avendo avuto modo di apprezzarne l'intelligenza e le capacità, non volle rassegnarsi alla decisione del padre. Lo aiutò a presentare una domanda di sussidio al Comune ed ottenne un contributo di lire due per l'acquisto dei libri; così il ragazzo poté proseguire gli studi.

Da ragazzo nutriva l'ideale del sacerdozio, ma il seminario di Siracusa (a quei tempi Ragusa faceva parte di quella diocesi) per ben due volte gli negò l'accesso perché la sua famiglia non poteva pagare la retta. Rientrato dal servizio militare si presentò a Catania ad un concorso per una borsa di studio per conseguire il diploma di maestro. Rimase deluso quando dovette costatare che il suo nome non compariva fra gli ammessi agli esami orali. La vocazione al sacerdozio lo spinse a bussare al seminario di Catania ed il cardinale Francica Nava, resosi conto della grande fede e della intelligenza del giovane, lo ammise gratuitamente ed amorevolmente nel suo seminario.
Appena varcata la soglia del seminario apprese che il segretario del concorso lo cercava perché, pur essendo risultato il primo in graduatoria, il suo nome, per un’involontaria omissione, non era stato incluso nell’elenco degli ammessi affisso in bacheca. Ma Giovanni ormai aveva realizzato il sogno di entrare in seminario e non volle presentarsi agli esami che gli avrebbero consentito di diventare maestro elementare. 

Il giovane Iacono doveva diventare “sacerdote e qualcosa di più”, così aveva precedentemente profetizzato la beata Suor Maria Schininà, alla quale in precedenza il giovane Iacono si era confidato, chiedendo una preghiera perché il Signore gli spalancasse le porte del seminario. Avendo conseguito ottimi risultati la pagella degli esami finali del corso filosofico riportava il massimo voto in tutte le materie - ed essendo divenuto “ladro di borse di studio”, come ebbe a definirlo il cardinale Francica Nava - da Catania fu inviato a proseguire i suoi studi al Collegio Apollinare di Roma, dove ebbe come compagno di studi Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII ed oggi Beato.

Entrambi rimasero in contatto epistolare e mons. Angelo Roncalli nel 1923 venne a trovarlo nella sua sede vescovile di Caltanissetta.
Papa Giovanni XXIII, ricevendo in udienza privata foto articoloun alto prelato di Caltanissetta, ricordandosi del suo compagno ormai deceduto, ebbe a dire: «io lo ammiravo molto e pregavo il Signore perché mi facesse diventare buono come Giovanni Iacono».

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Conseguita la laurea in teologia, rientrò a Catania e fu ordinato sacerdote. Nel 1918, alla notizia che era stato nominato Vescovo, rimase incredulo e riluttante ad accettare l'episcopato perché se ne considerava indegno. Si precipitò a Roma in Vaticano e, adducendo fra l'altro anche motivi di salute, supplicò perché fosse revocata la designazione a Vescovo, ma dovette chinare il capo ed accettò per obbedienza.
Dopo qualche giorno dalla sua consacrazione a Vescovo, telegrafò ai suoi familiari a Ragusa perché lo attendessero alla stazione ferroviaria, ma qui non trovò nessuno perché imperversava la «spagnola» e tutti stavano tappati nelle proprie case. Affidò il suo bagaglio alla carrozzella che prelevava la posta e, percorrendo a piedi le strade deserte, e nell'ultimo tratto con la valigia in mano, si diresse verso casa. Bussò più volte e finalmente venne ad aprirgli il vecchio padre che aveva riconosciuto la sua voce; tutti i suoi familiari erano a letto colpiti dalla spagnola. Invece di festeggiare dovette fare da infermiere per assistere i suoi familiari. Questo fu il suo primo ingresso a Ragusa da Vescovo.
Dopo tre anni di permanenza nella diocesi di Molfetta, nel 1921 fu assegnato a quella di Caltanissetta e qui rimase per ben trentacinque anni. 

Spesso e nascostamente si spogliò anche di indumenti personali nuovi per soccorrere chi era nell'indigenza e, negli ultimi anni del servizio pastorale a Caltanissetta, si disse che gli avevano rubato la croce pettorale, ma in verità l'aveva venduta per aiutare i poveri. 

Monsignor Giovanni Iacono è sepolto nella Cattedrale di Ragusa, nel transetto di sinistra. Si chiude in questo modo la prima fase del processo di canonizzazione. Quello successivo e? la beatificazione. 

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