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Ogni euro in cultura ne genera 1,8

Studi economici dimostrano che con la cultura si mangia

Ogni euro speso in cultura genera un euro virgola 80 centesimi di ritorno. Lo spiega Gian Antonio Stella (nella foto, nel 2012, a Ragusa), sul Corriere della Sera, a proposito del libro «Con la cultura non si mangia» (Falso!), di Paola Dubini, docente alla Bocconi di Economia delle istituzioni culturali. 

Sono passati trentaquattro anni da quando l’allora ministro del turismo, il socialista Lelio Lagorio, in visita a una fiera di Verona, disse: «I veri “giacimenti” dell’Italia sono quelli della cultura e del turismo, superiori a quelli di petrolio». Fu il primo, per quanto se ne sa. Da allora, a partire dalle ripetute invocazioni di Gianni De Michelis ai «giacimenti culturali», esplicito richiamo ai «giacimenti di greggio», la metafora è stata utilizzata mille volte. 
A sproposito, sostiene Dubini: «Se i monumenti, le opere d’arte (per stare al patrimonio culturale materiale) fossero risorse come il petrolio, sarebbero innanzitutto non rinnovabili e destinate a esaurirsi. E invece è esattamente il contrario: per il solo effetto dello scorrere del tempo, la consistenza fisica del patrimonio cresce». Di più: «Se fossero risorsa materiale potrebbero essere trasferiti e scambiati; mentre invece il patrimonio culturale è sottratto al mercato e la sua commercializzazione è soggetta a limitazioni fortissime, in Italia, come all’estero. E' difficilissimo estrarre valore da qualcosa che non vale nulla per il mercato. Pensiamoci: l’espressione “di inestimabile valore” che spesso si associa alle opere d’arte e al patrimonio va interpretata nel suo significato letterale: non si può stimare il valore del patrimonio, perchè la stima sfugge alle regole di mercato, in quanto non c’è mercato».

Scrive l’economista «la cultura “è un diesel”: può operare processi di trasformazione sistematica quando da esercizio estetico diventa pratica, esercizio di benessere personale e collettivo, come camminare, lavarsi e salutarsi per strada: pratica etica e politica per tutti, secondo gusto, sensibilità, curiosità intellettuale e capacità di ascolto. Non è un investimento di per se' costoso, purchè sia sostenuto con continuità».

Una ricerca svolta nel 2012 sul contributo del Teatro alla Scala all’economia di Milano ha rilevato che ogni euro di contributo pubblico genera 2,7 euro di ricchezza per la città, pari a 200 milioni di euro; un’analoga ricerca sull’Arena di Verona del 2013 mostra un contributo di 450 milioni e uno studio sul Teatro la Fenice del 2014 dichiara una ricaduta di 50 milioni. La ricerca più recente riguarda il contributo del Museo Egizio di Torino all’economia della città, stimato in 187 milioni di euro. 

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