Cronaca Pozzallo

Sbarcati a Pozzallo, neonata di 15 giorni e donne in fuga da torture

Donne violentate

Pozzallo - Proseguono gli sbarchi in Sicilia. Ultimo, in ordine di tempo, quello avvenuto la scorsa notte a Pozzallo: 264 persone partite da Misurata, in Libia, e giunte in Sicilia dopo tre giorni di navigazione. Immagini drammatiche quelle che i soccorritori si sono trovate davanti: sull'imbarcazione c'era gente denutrita, e anche una bimba di 15 giorni partorita in Libia, con ancora tracce di sangue sul corpicino e i segni del cordone ombelicale al collo.

La madre, che ha raccontato di essere stata violentata durante la permanenza in un campo di detenzione libico, ha solo 19 anni e ha partorito da sola. Scene drammatiche, appunto, come sottolineano i volontari della Misercordia di Modica, intervenuti a Pozzallo per lo sbarco: " Oggi questi visi sofferti di donne ci ricordano di restare dalla parte delle donne vittime di violenza, qualunque sia il colore della loro pelle", dicono.

Unchr Italia, su Twitter, sottolinea che tra le persone sbarcate nella notte ci sono anche 233 eritrei che "per 1-2 anni" sono stati tenuti "nelle prigioni dei trafficanti", sono "sopravvissuti a torture, abusi, malnutrizione" con un "riscatto pagato più volte". "Loro sono miracolosamente vivi a #Pozzallo - sottolinea Unchr Italia -. Altri invece, scomparsi in queste stesse ore. Il soccorso in mare è fondamentale, assieme a un meccanismo sicuro e prevedibile di approdo".
Ma sullo sbarco, avvenuto in emergenza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, sottolinea alcune "criticità nel sistema di accoglienza e una non ottimale organizzazione della nuova società che gestisce l'hotspot di Pozzallo".
"Criticità sulle quali bisognerà tornare - sottolinea Ammatuna - per riportare il sistema di accoglienza ai livelli di eccellenza del recente passato".

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