Cronaca Pozzallo

Gli scafisti e la tecnica del peschereccio madre

Una barca più grande traina un barchino

Pozzallo - Un’imbarcazione che parte dalla Libia e traina una barca carica di migranti, fino a 50-40 miglia dalle coste siciliane, e poi libera il suo carico che prosegue verso l’Italia, mentre lei rientra nel porto di partenza: è la tecnica del peschereccio madre usata dai trafficanti di esseri umani nel mar Mediterraneo.

L’hanno adoperata sei egiziani, componenti l’equipaggio di un peschereccio libico salpato dal porto di Zuwara, individuato prima da un velivolo del dispositivo di Frontex e poi da un elicottero della marina militare italiana imbarcato su nave Carabiniere, a 50 miglia a Sud di Lampedusa, il 2 novembre scorso, mentre trainava quella che apparentemente era una barca in legno del tipo utilizzata per stendere le reti in mare. Un successivo controllo ha permesso di evidenziare che il peschereccio stava facendo rientro verso il Nord Africa e la barca, invece, stava facendo rotta verso Lampedusa.

Sono stati attivati i sistemi di intervento, coordinati dal comando operativo della guardia di finanza, con un dispositivo navale del reparto aereonavale delle Fiamme gialle di Palermo e mezzi e uomini della Capitaneria di porto e della marina militare. Nave Carabiniere ha inseguito il peschereccio e, una volta raggiunto, gli ha impedito l’ingresso nelle acque territoriali libiche, mentre la barca, con a bordo 68 migranti, di origine bengalese, egiziana e marocchina, entrava in acque italiane e veniva agganciata dal pattugliatore Monte Cimone della guardia finanza e trainata fino al porto di Lampedusa. Avviate le indagini da parte della polizia, coordinate dal Procuratore Luigi Patronaggio, è stato accertato che il peschereccio libico bloccato era l’imbarcazione madre ed è stato abbordato da un guardiacoste delle Fiamme gialle, con la protezione di fucilieri della brigata San Marco imbarcati su nave Carabiniere.

Trainato a Lampedusa, dopo ulteriori indagini, i sei egiziani dell’equipaggio, di età compresa tra i 23 e 38, sono stati fermati dalla squadra mobile della Questura di Agrigento. Il procuratore Patronaggio ha sottolineato che si stanno «approfondendo le indagini perché riteniamo che non ci troviamo di fronte ad un caso isolato, ma bene organizzato e ben orchestrato». E seppure i dati degli sbarchi nell’Agrigentino «nel biennio sono in calo del 78%» gli «arrivi sono sempre consistenti» e per «combattere i trafficanti di esseri umani occorrono una profonda conoscenza, uno stabile quadro normativo e regolamentare, regole di ingaggio e prassi operative chiare e condivise, sinergie fra le varie forze che stanno in campo».

«La Procura di Agrigento si occupa di questo fenomeno da decenni - ha ricordato Patronaggio - lo ha governato pur nella pochezza dei mezzi e lo ha gestito con accortezza, particolare attenzione per la sicurezza pubblica e per le vite umane».
E sempre in tema di scafisti, cinque fermi sono stati eseguiti dalla squadra mobile della Questura di Ragusa: sono egiziani accusati di essere l’equipaggio del barcone, con 264 migranti a bordo, approdato il 24 novembre a Pozzallo.

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