Giudiziaria Modica

Delitto Partenza, lettera aperta del cognato della vittima

Contrario alla Messa alla Prova chiesta per i minori accusati del crimine

Modica - Il fatto delittuoso è ben noto a tutti. Quasi due anni or sono a Modica, nella centralissima piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria di Betlemme, veniva massacrato a botte (cioè a pugni) Angelo Partenza, di 64 anni, da tutti conosciuto come persona mite e buona. Dopo qualche giorno, a seguito delle botte ricevute da parte di un ragazzetto, il sig. Angelo Partenza, di 64 anni, è morto.

Nell’udienza tenutasi il 5 dicembre 2018 al Tribunale dei minorenni di Catania, per il ragazzo e il coetaneo che era con lui (e il terzo?) la proposta “proposta” in aula è stata quella della MAP.

Devo ammettere che finora non avevo avuto notizia di questa sigla, fra le tantissime in uso ormai, nell’era digitale. Che significa? Significa Messa alla prova! MAP. Accontentatevi. Una sigla tira l’altra.

Abbiamo sentito dire che si mette alla prova un motore, per verificare se funziona bene, dopo una revisione. Si mette alla prova un cavallo, per vedere se è adatto alla corsa o al galoppo. Si mette alla prova un apprendista… per vedere se è “tagliato” per fare quel mestiere. Ma finora non avevamo sentito parlare di messa alla prova per provare se dei minorenni sono ancora “adatti” a delinquere o meno.

Ma crediamo, almeno noi, che per un ragazzo che per un suo gesto, spropositato e violento, si rende autore responsabile diretto della morte di una persona - per altro nelle condizioni di non potersi difendere e parare i colpi, pugni sferrati selvaggiamente dal ragazzetto che si vorrebbe mettere, ora alla prova (dopo due anni di attesa…) - la MAP non sia il castigo, la punizione da proporre.

Nella sua denuncia resa al maresciallo presso la stazione dei Carabinieri di Modica, Angelo Partenza dice: “Sembrava una mitragliatrice!”, alludendo all’autore della violenta aggressione. Così si espresse ripetutamente la vittima, riferendo di persona, con sue parole, le circostanze di fatto al maresciallo che raccolse la denuncia e risultanti, anche, nel verbale.

Ma la prova l’ha già data! ci pare. E anche di una inaudita violenza, se consideriamo essere stata “opera” di un ragazzo di appena diciassette anni.

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I ragazzi responsabili del fatto delittuoso - ne siamo certi - si aspettano (hanno anch’essi una coscienza) che sia loro inflitta, dal Tribunale dei minorenni di Catania, un’esemplare punizione, anche se, evidentemente, non desiderata e auspicata da loro stessi, non voluta dai loro genitori nonché dai loro legali. Ma la punizione deve essere inflitta, deve essere data, per giustizia. Deve essere impartita non per vendetta o malintesa soddisfazione (di chi?), ma per giustizia da rendere alla vittima e alla pubblica opinione. Sì, anche alla pubblica opinione, cioè a noi cittadini, alla gente offesa dal fatto delittuoso, che si aspetta una punizione esemplare. Diversamente né si rieduca né si educa nessuno. Al delitto (perché di delitto si tratta), ci pare che debba seguire il castigo. Poi viene/verrà il momento della rieducazione, ma solo dopo.

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