Economia Credito

Anatocismo, condannate banche che fanno pagare interessi su interessi

Una nuova sentenza condanna le banche a rimborsare i clienti che hanno pagato di più

Milano - Una sentenza arrivata di pochi giorni fa del tribunale di Milano ha accolto le domande del Movimento consumatori accertando che il mantenimento e l’uso – dal 1° gennaio 2014 e fino al 14 aprile 2016- delle clausole di capitalizzazione inserite nelle condizioni generali di alcuni contratti di Banca Ubi e nelle condizioni generali di contratto del conto corrente della Banca Widiba (del gruppo Montepaschi) costituiscono un comportamento scorretto nei confronti dei consumatori. Il tribunale ha, quindi, inibito alle due banche di dar corso a qualsiasi ulteriore forma di capitalizzazione degli interessi passivi nei contratti a partire dal 1° gennaio 2014 fino al 14 aprile 2016 incluso.

Il tribunale ha riconosciuto il diritto dei clienti al ricalcolo del saldo di conto corrente, eliminando ogni addebito per gli interessi anatocistici pagati. Le due banche dovranno, quindi, comunicare ai correntisti di aver violato i loro diritti consentendogli di richiedere indietro i soldi. La sentenza dimostra come tutto il sistema bancario italiano abbia deciso per oltre 2 anni di non rispettare le regole che vietavano l’anatocismo, incassando in poco piu? di 2 anni oltre 2 miliardi di euro.  

Correva l'anno 1999

Nel 1999 la Corte costituzionale ha segnato lo spartiacque di questa pratica sancendone l’illegittimita? con due sentenze, subito dopo che il governo D’Alema l’ha inserita nel Testo unico bancario. 

La norma del 2014

Le banche hanno sfruttato le interpretazioni giurisprudenziali dell’articolo 1.283 del Codice Civile che disciplina il conteggio degli interessi quando si va in rosso, sia che si tratti di un conto corrente, di prestiti o fido. Fino al 2014 sono riuscite a tartassare i clienti conteggiando gli interessi ogni tre mesi. Quattro anni fa grazie a una norma infilata nella legge di Stabilità, si è fatta un po’ di chiarezza almeno su un punto: stabilire un limite oltre il quale ritenere gli interessi usurai. Ma le banche nei fatti hanno continuato ad applicare l’anatocismo anche dopo il 2014 accampando una scusa: era prevista una delibera attuativa del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr), che ha sede al ministero dell’Economia.

La svolta del 2016

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Nel 2016, grazie a un emendamento al decreto sulla Riforma del Credito Cooperativo, è arrivata l’ultima modifica alla norma che ha confermato il divieto di produrre altri interessi su interessi debitori maturati “salvo quelli di mora”, quelli applicati ai correntisti in rosso sui quali agisce l’anatocismo. Da allora le banche devono necessariamente adeguarsi al disposto del decreto n. 343 del 3 agosto 2016 del ministro dell’Economia che attua l’articolo 120 del Testo unico bancario che, a sua volta, contiene i principi direttivi per la disciplina dell’anatocismo bancario: al 31 dicembre di ogni anno conteggiare gli interessi passivi maturati su un prestito o un mutuo su base annua. Mentre il debitore ha due alternative: impegnarsi a corrispondere quegli interessi entro 60 giorni, oppure autorizzare l’addebito sul proprio conto corrente.

In tal caso gli interessi si aggiungeranno al capitale e scattera? appunto l’anatocismo: a partire dal primo marzo successivo (ovvero alla scadenza del termine massimo di 60 giorni), cominceranno poi a maturare gli interessi sugli interessi.

L'intervento dell'Antitrust nel 2017

Nel novembre 2017 l’Antitrust ha inflitto 11 milioni di multa a Unicredit, Bnl e Intesa Sanpaolo, perchè hanno messo in atto pratiche commerciali scorrette. Mentre il quadro normativo cambiava – ha spiegato l’Authority – il cliente con il conto in rosso veniva spinto ad accettare di trasformare il debito in capitale su cui calcolare gli interessi (e dunque nel tempo gli interessi sugli interessi) invece che saldare l’ammanco.

Due anni di “buco” durante i quali le banche hanno continuato a ad applicare gli interessi anatocistici. 

La nuova regola
Oggi il consumatore deve esprimere il consenso all’addebito in modo esplicito. Ogni tre mesi la Banca d’Italia pubblica il tetto massimo consentito su finanziamenti, prestiti, cessione del quinto, mutui e carte di credito. 8,5% è il tasso soglia che si applica ai conti correnti oltre 5mila euro senza che diventi usuraio.