Giudiziaria Rosolini

Estorsione all'ex deputato regionale Gennuso, condannato Vernengo

La vicenda ruota attorno ad un bar e ad una sala bingo rilevati dall'ex parlamentare e dal figlio e per il quale vennero chiesti 50 mila euro (6 mila dei quali versati)

Palermo - La Quarta sezione del Tribunale di Palermo ha condannato a nove anni di reclusione il boss di Santa Maria di Gesù Cosimo Vernengo e a cinque anni Paola Durante, che gestiva il bar di una sala bingo del quartiere di Villagrazia, a Palermo, la cui titolarità era stata acquistata dal deputato regionale siciliano dell’Udc Giuseppe Gennuso e dal figlio Riccardo. Lo scrivono il Giornale di Sicilia e la Gazzetta del Sud sull'inchiesta sull'acquisto di un bar al centro di un ricatto da 50 mila euro, 6 mila dei quali versati, a cui furono costretti a sottostare i Gennuso, dopo avere rilevato la struttura.

A denunciare l’estorsione da parte di Vernengo era stato Giuseppe Gennuso, dopo che l’inviato delle «Iene» Ismaele La Vardera aveva svolto degli accertamenti sulle pressioni che Vernengo (processato per la strage di via D’Amelio e poi assolto dalle accuse del falso pentito Scarantino), titolare di fatto del bar della struttura, aveva esercitato sui titolari. Per legge, infatti, il bar non può avere una licenza a parte e una gestione separata da quella del titolare del bingo: e invece Vernengo, con la durante che gli avrebbe fatto da prestanome e da sponda, avrebbe preteso somme di denaro per «uscire» da lì.

Nei giorni scorsi Gennuso, che col figlio Riccardo aveva deposto in aula e sostenuto anche un confronto con un altro teste, aveva subito un attentato dinamitardo, senza conseguenze per le persone, in una sua villa di Noto. Episodio da lui messo in relazione con le deposizioni rese al processo di Palermo.

Gennuso, che nel processo non si è costituito parte civile, è indagato a Palermo per estorsione nei confronti dei dipendenti, e a Catania per voto di scambio politico-mafioso. Per quest’ultima inchiesta la misura cautelare emessa nei suoi confronti fu però annullata dal Tribunale del riesame per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.