Giudiziaria Panorama siciliano

Le querele contro i giornalisti finiscono con l'assoluzione

I tribunali siciliani condannano mediamente 16 dei 437 querelati per diffamazione a mezzo stampa

Ogni anno, i tribunali siciliani condannano mediamente 16 dei 437 querelati per diffamazione a mezzo stampa (prevalentemente giornalisti) a pene detentive per l'ammontare complessivo di 10 anni e sei mesi. Altri 22 sono condannati a pagare una multa. Tutti gli altri vengono prosciolti dopo processi che durano da due a sei anni.
I dati citati sono quelli ufficiali sull'esito dei processi forniti dal ministero della Giustizia all’osservatorio «Ossigeno per l’Informazione». Riguardano tutti i distretti giudiziari della Sicilia. Sono stati resi noti oggi a Palermo durante il convegno dal titolo «Art. 21, la libertà di stampa e la mappa dei giornalisti minacciati in italia», promosso congiuntamente dall’Ordine regionale dei Giornalisti, da Ossigeno per l'informazione e dal Centro Studi Pio La Torre, e ospitato dalla Fondazione Banco di Sicilia a Villa Zito.
In Sicilia la percentuale dei procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa che si conclude con il proscioglimento degli imputati (prevalentemente giornalisti) è altissima: l’87% ma è inferiore alla media nazionale che raggiunge il 92%. Anche l’applicazione della pena detentiva è più alta della media nazionale.

Questi dati confermano, da un lato, quanto sia frequente, anche in Sicilia, il ricorso alle querele pretestuose e infondate, il più delle volte a scopo intimidatorio verso i giornalisti che pubblicano notizie sgradite; dall’altro lato, dicono che la pena del carcere per questo reato continua a essere applicata copiosamente nonostante sia riconosciuto a livello internazionale che essa sia sproporzionata, produca un chilling effect sulla libertà di stampa e il Parlamento italiano, condividendo questo giudizio, stia discutendo da anni dei progetti di legge per abolirla, lasciando quale unica pena la multa.

Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione ha sottolineato come sia «inspiegabile che il Parlamento continui a rinviare l’abolizione del carcere per diffamazione e le più elementari norme necessarie per impedire che le querele pretestuose e infondate siano usate come un bavaglio. È inspiegabile che non accada nulla dopo che Ossigeno ha documentato con dati ufficiali inoppugnabili lo scandalo di chi usa impunemente la giustizia a scopo intimidatorio. Per Vito lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, «la libertà di stampa oggi subisce un doppio attacco: da parte del potere e da coloro, giornalisti stessi, che venduti ad altri interessi, alimentano le fake news»