Cultura Musica d'autore

La prima versione, censurata, de La Canzone di Marinella

E De Gregori lo prendeva in giro, riscrivendo La Guerra di Piero

In pochi sanno che Fabrizio De Andrè tenne per anni "La Canzone di Marinella" nel cassetto, sapendo che mai avrebbe potuta pubblicarla, per via del suo testo spinto e degno di censura. La prima stesura della canzone è del 1962. 

De Andrè cantò la versione originale di quel brano solo molti anni dopo la sua pubblicazione ufficiale, in occasione del famoso concerto a "La Bussola" di Viareggio (18 marzo 1975). A raccontare qualche retroscena è l'amico e collega Francesco De Gregori. 

Un giovanissimo Francesco (aveva 18 anni) si divertiva a parodiare un suo mito, Fabrizio De Andrè, cantando "La cacca di Piero". Peccato che una sera, al Folkstudio, si sia presentato Fabrizio De Andrè. De Andrè era in compagnia dell'amico Luigi De Gregori (in arte Luigi Grechi), fratello di Francesco, e sfidò Francesco: "Dai, belìn, faccela sentire". 

"Mio fratello conobbe De André in un bar di Roma, fecero amicizia, bevvero insieme e qualche giorno dopo mio fratello lo porto al Folkstudio dove io suonavo insieme a Venditti e altri, tutti assolutamente sconosciuti. E questo disgraziato di mio fratello dice a De André che io avevo fatto questa ignobile cosa! E De André, che era luciferino, insistette perché la facessi: io non avrei mai osato farlo. Sarebbe stata veramente una cosa da idioti. E invece lui: 'Dai belin, fai sentire questa canzone!'. De André si divertì molto e da lì nacque il nostro rapporto, diventammo amici, tanto che tempo dopo mi invitò persino da lui in Sardegna a lavorare insieme".

Francesco De Gregori racconta: "Lo stesso De Andrè aveva scritto una versione non pubblicabile de La canzone di Marinella". 

Furono gli amici a spiegare a De Andrè che quel testo meritava di essere pubblicato, dopo una revisione dei versi più crudi e volgari.

Ecco il testo: 

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Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta

bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue l’aquilone

e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi

prima fu una carezza ed un bacino
poi si passò decisi sul pompino
e sotto la minaccia del rasoio
fosti costretta al biascico e all’ingoio

dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

La prima versione cruda e volgare della canzone è databile, come abbiamo scritto, al 1962. De Andrè disse: “È nata in una versione quasi pornografica, molto spinta. Poi una persona che allora mi era particolarmente vicina mi ha fatto capire che quella canzone poteva diventare un grosso successo, quindi ne è venuta fuori una canzone a cui ci si poteva avvicinare tranquillamente, senza il pericolo di offendere la morale o il buon costume”. 

Fu Mina, nel 1967, a cantare la versione censurata e pudica, che fece diventare universalmente noto il suo schivo e dissacrante autore.