Cultura Firenze

Firenze, Marina Abramovic fa pulizia del passato

A Palazzo Strozzi

Firenze - Per dodici giorni, una giovane performer finlandese, Tiina Pauliina Lehtimaki, ha vissuto nell’opera di Marina Abramovic, installata a Palazzo Strozzi a Firenze, nell’ambito della sua personale (fino al 20 gennaio), The Cleaner. Il pubblico la «guardava vivere» durante il giorno scrutando ogni singola azione.

I gesti insignificanti del quotidiano hanno coinvolto il pubblico che ha percepito in silenzio il tempo lento della performer. I movimenti erano condizionati da enormi restrizioni, perchè secondo Abramovic «occorre stabilire delle regole per essere liberi». Per tutta la permanenza nella casa con vista sull’oceano era proibito mangiare, parlare, scrivere. Bisognava fare la doccia tre volte al giorno, si poteva bere, fare pipì, magari cantare, e dormire solo sette ore a notte, i cellulari erano banditi. La performance ha richiesto una forte resistenza psicofisica da parte della performer. 

«Il pubblico è lì a guardare qualcosa che è fatto di niente. La ragione per la quale le persone sostano a lungo è che abbiamo bisogno di fermarci e fare qualcosa che sia la vita stessa», afferma Abramovic, che progettò la performance con l’obiettivo di purificarsi e creare un campo di energia che contagiasse l’ambiente e aumentasse la consapevolezza delle persone.

«Le afflizioni e le preoccupazioni del quotidiano in questa dimensione cadono. Si entra in contatto con se' stessi e ci si rende conto che il presente è l’unica realtà che abbiamo». Ancora una volta l’artista dimostra come più che con la retina l’arte si propaghi attraverso uno scambio di energia, attraverso il rapporto tra persone che diventano parte dell’opera in un’interrelazione consapevole che necessita della presenza sensoriale di tutti.

Abramovic, mettendo in scena l’invisibile, rieduca il pubblico alla visione. Sottrae l’immagine, produce silenzio e induce le persone a guardare dentro se stesse perchè «più vai in fondo più diventi universale». Un’opera politica? «No, la politica cambia velocemente. Il mio lavoro è frutto di varie componenti spirituali, disturbanti, estetiche, sociali e anche politiche, ma non solo».