Cultura Ragusa

Il lungo sonno del castellano di Ragusa

Giovan Francesco Sedeño, figlio di Cristoforo e di Eleonor Crespo, nipote amatissimo di Isabel D’Aza, nutrice di Anna de Mendoza, nuora del Conte di Modica Luigi I, castellana del castello di Ragusa

Ragusa - Il n. 26 della Rivista trimestrale “Incontri” (anno VII), pubblicata in questo gennaio 2019, riporta tra tanti scritti anche il mio dal titolo “Il lungo sonno del giovane castellano di Ragusa”.
Il saggio è l’affascinante ricostruzione del ramo siciliano della famiglia Sedeño arrivata dalla Castiglia nella Contea di Modica nella prima metà del Cinquecento.
È stata una vera e propria sorpresa imbattermi in questa storia straordinariamente legata alla figura e alla vita di Agostino Grimaldi alias Caser.
Da oggi, grazie a questa mia ricerca, sappiamo finalmente il nome del giovane cavaliere raffigurato sul letto di morte in una lastra tombale asfaltica custodita nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa Ibla (Sicilia).
Si tratta di Giovan Francesco Sedeño, figlio di Cristoforo e di Eleonor Crespo, nipote amatissimo di Isabel D’Aza, nutrice di Anna de Mendoza, nuora del Conte di Modica Luigi I, castellana del castello di Ragusa.
Cristoforo aveva ricevuto dal Conte di Modica Luigi I Enríquez de Cabrera la patente di Castellano di Ragusa il 20 settembre 1552.
Condivideva questo privilegio con la suocera Isabel d’Aza, castellana anche lei di una parte del castello.
Il padre di Cristoforo, Francesco, secondo Carioti, era stato castellano del castello di Scicli fino al 1539, data in cui aveva ceduto la “castellania” a Peri Bellamagna per rientrare ad Arévalo, cittá d’origine della famiglia.
Francesco aveva avuto due figli: Cristoforo e Antonio.
Cristoforo diventerà, come sappiamo, il castellano di Ragusa, mentre Antonio acquistò la “castellania” di Scicli che fece, però, materialmente esercitare dal padre.
Cristoforo purtroppo morì lasciando due figli: Giovan Francesco e Luigi.
La vedova Leonor sarà incoraggiata proprio dalla nuora del conte, Anna de Mendoza, a risposarsi anche per dare un padre ai suoi giovani figli.
Sono anni convulsi per la Contea di Modica. Il vecchio contador Andrea Gilestro muore. Don Francesco de Belvis e Moncada, governatore della Contea, aveva individuato il suo successore in un giovane e brillante avvocato spagnolo di Medina del Campo che aveva conosciuto in un importante studio legale di Palermo: Agostino Grimaldi alias Caser.
Agostino Grimaldi alias Caser arriverà prima a Ragusa e poi a Modica in un giorno di metà Cinquecento per non partire mai più.
Agostino era vedovo per la seconda volta e con due figlie a carico: Bartolomea e Maria.
La vecchia e lungimirante castellana di Ragusa Isabel D’Aza firmò capitoli matrimoniali tra il nipote Giovan Francesco e Bartolomea, la figlia di Agostino, il 31 marzo 1564. Ai capitoli matrimoniali seguirono le nozze.
Luigi, il fratello di Giovan Francesco, morì purtroppo in giovane età lasciando una figlia: Margaritella.
Giovan Francesco ebbe da Bartolomea una bambina che chiamò Luisa e che poi andò sposa a Paolo La Restia.
Il 20 agosto 1565 intanto erano stati firmati capitoli matrimoniali tra Agostino ed Eleonor. Sia Eleonor sia la madre Isabel erano rimaste letteralmente affascinate dal contador!
Il 27 aprile 1570, infine, il Conte di Modica esaudì una pressante richiesta della nutrice della nuora, nominando Giovan Francesco Castellano della città di Ragusa.
Questo lo scenario dentro il quale si muovono i personaggi della storia.
La nomina di Giovan Francesco a castellano faceva presagire un futuro roseo non solo per la famiglia Sedeño ma anche per la famiglia Grimaldi alias Caser.
Purtroppo la sventura si accanì contro il mite e amatissimo ragazzo.
Il 16 settembre 1570 il povero Giovan Francesco dettò, ormai col viso quasi cinereo, le sue ultime volontà al notaio di Ragusa Giovan Filippo de Gaspano. Erano presenti al suo capezzale i notabili della città e cioè Giacomo e Paolo La Restia, i magnifici Gaspare de Villa e Giorgio Arizzi, Luca di Martino, Vincenzo Re, Paolo il messinese, Messer Teodoro de Camit, Giuseppe Puglisi.
Giovan Francesco lasciava la moglie Bartolomea, incinta di una bambina, erede universale delle sue sostanze. Nominava esecutori testamentari proprio il suocero/patrigno Agostino Grimaldi alias Caser e l’adorata nonna Isabel D’Aza.
Il testamento fu redatto in parte in latino e in parte in siciliano.
Dopo la consueta professione di fede e la raccomandazione dell’anima a Dio, alla Vergine Maria, a San Francesco e a tutti i Santi del Paradiso, nell’importante documento Giovan Francesco esprimeva il desiderio di essere sepolto nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa Ibla, dove la famiglia possedeva una cappella.
“et voluit pro eis cadaver sepelliatur in ecclesia divini francisci et in eius capella existente in ipsa ecclesia.”
Destinava, infatti, dieci onze alla Chiesa di San Francesco di cui onza una si sarebbe dovuta applicare alla celebrazione di messe di suffragio.
Desiderava che fosse recuperata in terra di Spagna la quota di eredità del nonno spettante al padre.
Disponeva una serie di legati.
Lasciava elemosine a diverse chiese di Ragusa tra cui San Teodoro, San Giorgio, alla chiesa della Maddalena e alla sua confraternita, e denaro o beni in favore di parecchie persone che durante la vita lo avevano amato e servito.
A Mastro Giacomo Fusaro regalava il suo mantello da visita in tessuto di Maiorca, alla moglie un mantello di raso.
Infine, istituiva due importanti legati di “maritaggio” di onze dieci ciascuno in favore di ragazze povere della città.
Il 22 settembre 1570, dopo il decesso, il notaio De Gaspano redasse l’inventario alla presenza dei magnifici Paolo La Restia e Vincenzo de Jurato per restituire alla moglie Bartolomea la dote come da desiderio espresso dal defunto.
Giovan Francesco non morì di peste.
La peste si diffuse prima a Palermo e poi in parte dell’isola nel 1577.
Se fosse morto di peste, non avrebbe potuto lasciare i suoi vestiti a persone che amava perché necessariamente sarebbero stati bruciati.
Il cartiglio, che si vede scolpito ai suoi piedi nella lastra tombale, nel quale si legge l’anno 1577 indica semplicemente la fine dell’opera, non certo la fine del giovane castellano.
La morte di Giovan Francesco scombussolò non solo equilibri familiari ma anche politici. L’intera città di Ragusa lo pianse sconsolatamente.
Oggi riposa ancora nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa da dove con la mano indica il castello con tre torri di cui un tempo fu castellano. Giovane, di un’apparente età di ventitré anni, vestito alla moda castigliana.
Si è molto fantasticato sulla sua identità. Su tali fantasticherie non mi pronuncio.
Giovan Francesco non fu solo “il castellano” di Ragusa fu soprattutto un vero ragusano che amò profondamente la sua città.
Il suo sonno misterioso, che durava da quasi cinquecento anni, ha suscitato in me tanta curiosità da spingermi a cercare tra le carte della Storia nel desiderio pietoso di conoscere e far conoscere il suo nome.
Agostino Grimaldi alias Caser si conferma, come già altre volte ho potuto constatare anche in questa vicenda, il vero patriarca di una famiglia allargata che inglobò i Sedeño.
L’eredità del nonno Francesco, come disposto per testamento, fu rivendicata proprio da Giuseppe Grimaldi alias Caser, figlio di Agostino ed Eleonor, attraverso la Audiencia (tribunale) di Arévalo, per conto delle nipoti, dal figlio di Antonio Sedeño, Cristoforo.
Ho ricostruito tutti i vari passaggi di questa complessa operazione nel mio testo pubblicato nell’estate del 2018 “Giuseppe Grimaldi cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa”.
Auspico che la Città di Ragusa, alla luce di queste importantissime scoperte, onori la memoria dell’illustre castellano e benefattore con adeguate iniziative che ne perpetuino nel tempo il ricordo.
Ringrazio vivamente Vincenzo Giompaolo per la gentile concessione della foto della lastra tombale di Giovan Francesco nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa Ibla.

CREDITI
Archivo General de Simancas
Archivo Histórico Nacional de Madrid
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Carioti Antonino, Notizie storiche della città di Scicli, a cura di Michele Cataudella, Comune di Scicli, Vol. I, pag. 189, 1994
Fiorilla Salvina, Il cavaliere dormiente di Ispica. Un’opera d’arte quattrocentesca ritrovata, in “Mediaevalsophia 20, Studi e ricerche sui saperi Medievali, Peer-e-Review annuale dell’Officina di Studi Medievali, gennaio-dicembre 2018
Pellegrino Francesco, Giuseppe Grimaldi cavaliere dell’Ordine di Nostra Signora di Montesa, Dead Artists Society, 2018
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